Io lo so come si chiama la moto d’acqua!
Si chiama: motoscafo!
Declinare le proprie passioni
Lo ha scritto Sergio il 30 giugno 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commentiPadre Nostro…
Lo ha scritto Stefania il 22 giugno 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commenti…che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo LEGNO, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in TENDA…
Anche Marx è stato bambino
Lo ha scritto Sergio il 23 maggio 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commentiUn caldo sabato (tardo) pomeriggio di fine maggio. Mamma e figlio decidono di andare a fare un tuffo in piscina per rinfrescarsi. Una volta arrivati a destinazione scoprono che la piscina estiva non è ancora aperta e quella al coperto è chiusa per gare.
– Mamma, andiamo a toccare l’acqua?
– Tesoro, purtroppo oggi non si può, ci sono delle gare.
– (oltremodo indignato) Ma è di tutti!
Approccio naturale
Lo ha scritto Sergio il 19 maggio 2009 in Sguardi di bimbi ● 1 commento«VAI VIA ZANZARA, HAI CAPITO? NOOO, NON DEVI ENTRARE ZANZARA! NOOOO, FERMA, TORNA INDIETRO! NON PUOI ENTRARE CHE POI CI PUNGI, FERMA, TORNA INDIETRO, HAI CAPITO? capito? zanzara…? Papà, è entrata…».
2 anni, 8 mesi, 3 settimane
Lo ha scritto Sergio il 28 aprile 2009 in Cuore di papà ● 2 commentiLa prima volta che hai detto, consapevolmente, le parole «quando ero giovane». Così, nel caso un giorno te lo chiedessi.
Il dono della sintesi
Lo ha scritto Sergio il 11 aprile 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commenti«Bidibi bò, bù.»
«Fra’ Martino, suona le campane, din don dan.»
«Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino si mangiò il topo.»
Al battesimo dei cuginetti
Lo ha scritto Sergio il 30 marzo 2009 in Sguardi di bimbi ● 1 commento- (Il sacerdote) … e parteciperanno alla mensa del suo sacrificio…
– Del suo dentifricio, mamma?
Dei capricci e delle pene
Lo ha scritto Sergio il 25 marzo 2009 in Cuore di papà ● 3 commentiGiorgio è testardo. Come tutti i bimbi di due anni e mezzo, probabilmente. Di suo aggiunge una propensione alla mediazione particolarmente scarsa: è difficilissimo spingere i suoi no verso un forse, è quasi impossibile contrattare un sì. Dopo mezzora capace che lo convinci senza problemi, ma se in quel momento ha deciso che è no, è no, costi quel che costi, anche quando sa benissimo che il prezzo della sua ostinazione potrebbe diventare alto. In realtà coi bambini di questa età esiste sempre un modo per girare la situazione a tuo favore (e le tate hanno buoni consigli in proposito), ma non sempre hai la lucidità, la presenza e la creatività per indovinare il guizzo giusto. Così a volte si arriva agli scontri frontali: il bimbo si rifugia nel capriccio plateale e molesto, i genitori sono costretti a mantenere la posizione e a non cedere, fino ai limiti dell’esasperazione. Può andare avanti per mezzore, rincarando. Non conosci davvero i tuoi limiti – di resistenza, di pazienza, di autocontrollo – finché non hai un figlio, credo. Finisce che a un certo punto devi avere polso e chiudere la situazione, per evitare di superarli quei limiti: un gesto energico, un’urlata particolarmente sostenuta, una sberlotta dimostrativa. Anche più di una, perché lui a quel punto s’impunta ancora di più, difende il suo orgoglio. È un gioco al rialzo perdente in partenza: gli stai insegnando che il più forte vince, che la violenza (fisica, psicologica) ha la meglio. È tutto il contrario di quello in cui credi, ma a volte capita. E forse a volte serve anche. Però ci stai male.
Ci stai male perché non appena in casa torna il silenzio ti senti stupido per esserti arrabbiato tanto. Ci stai male perché non sei riuscito a fare del tuo meglio, a persuaderlo prima che la situazione degenerasse, a imporre la tua autorità in modo convincente e rassicurante. Ci stai male perché a un certo punto il capriccio finisce, e tu distingui chiaramente il momento: è quando il suo pianto, prima fasullo e isterico, cede il passo a una disperazione profonda e inconsolabile. In quel momento vedi negli occhi il suo piccolo mondo che gli crolla addosso. Non è solo la consapevolezza di aver perso una battaglia sbagliata, che lui per qualche motivo si era intestardito a voler vincere, è molto di più. Lo sai perché sei stato bimbo anche tu. C’è angoscia, terrore, solitudine, frustrazione, in quegli occhi. Ma soprattutto la sensazione – che dura un attimo, ma un attimo che ricordi per sempre – di essere perduto.
Ecco, in quel momento a me si rompe qualcosa dentro, ogni volta. In quel momento senti impetuoso l’istinto naturale di proteggerlo e consolarlo, di abbracciarlo e chiedegli scusa per averlo spaventato così tanto, di rassicurarlo perché in fondo non è successo nulla di grave. Giocavamo a papà e figlio, dai, ricominciamo? Invece tu sei ancora nel pieno di un gioco di schieramenti che non concede cedimenti fino al rinsavimento completo e salutare del pupo. Ne va del suo bene, ti dici, deve conoscere le sue sconfitte per accumulare esperienza e diventare più saggio e più forte; ma sono giustificazioni che suonano fesse in quel momento.
Lui nel giro di qualche minuto torna come nuovo: docile, giudizioso, attento, perfino più affettuoso del solito. Non è solo opportunismo, a quell’età sono ancora animati dalla sincerità dell’istinto e delle emozioni. Scorgi quasi una punta di riconoscenza nel suo sguardo rasserenato, come un grazie appena accennato. Grazie di aver combattuto per me, papà. A papà no, a papà ci vuole molto di più per riprendersi. E ogni volta è un po’ più faticoso della volta prima.
Nemmeno la calzamaglia
Lo ha scritto Sergio il 17 febbraio 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commenti- Questo Robin Hood era un signore coraggioso che rubava ai ricchi per dare ai poveri e poi si nascondeva nella foresta di Sherwood, in Inghilterra. Dopo che hai fatto il riposino, se vuoi, ti faccio vedere il film animato.
– Mi fai vedere la storia del signore nudo?
Mary Poppins la sapeva lunga
Lo ha scritto Sergio il 16 febbraio 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commentiIn aereo, in avvicinamento a Venezia.
– Guaaaaadda, il mare!
(Ci pensa su un attimo.)
– Il mare non è buono. Ma poi la mamma ci mette lo zucchero e io lo bevo.
Ne avrei di cose da raccontare…
Lo ha scritto Giorgio il 15 febbraio 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commentiE non ha ancora visto l’Ikea
Lo ha scritto Sergio il 15 febbraio 2009 in Sguardi di bimbi ● 0 commenti- Dai, che è pronta la cena, ora smontiamo la casetta e mettiamo via le costruzioni.
– Va bene, papà.
– Bravo.
– Ma alla sera smontano anche l’asilo mio?
Frasi sparse, tanto per provare
Lo ha scritto Stefania il 15 gennaio 2009 in Sguardi di bimbi ● 3 commentiNella categoria passato prossimo: “Ho toGLIAto via il cappello”; “Ho leGGIUto un libro”; “Ho pianGIUto”; “Hai apRIto la luce?”, “Ieri ho Gomitato”…
Per la categoria imperfetto: “Ho vitto la nonna che puliSCIAva”…
E anche il presente non è tanto certo: “Lo TIENO io, mamma!”…
Poi ci sono i nomi buffi (il tamburo è “il Camburo”, ovvio) e le frasi tenere: “Sei tanto tritte, mamma?” “Ti dò un bacino e ti passa IL TRITTE!”.

