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Inconvenienti

Lo ha scritto Sergio il 9 febbraio 2006 in Cuore di papà1 commento

Ieri un piccolo spaventino. Niente di tale, sembra già tutto risolto, ma tanto è bastato per farci provare (almeno a me, mentre Stefania pareva molto tranquilla) l’altro lato dell’attesa. L’ansia, la paura che qualcosa vada storto, la presa d’atto dei possibili inconvenienti. Non che non fossi preparato agli inconvenienti, figurarsi, semplicemente per ora è andato tutto talmente bene e in tranquillità che ci eravamo quasi abituati a questo stato di cose.

Ieri pomeriggio, nella sala d’aspetto del policlinico, pensavo a quante esperienze come la nostra si interrompono bruscamente prima del dovuto e a quante gioie e aspettative si portano dietro. Mi rendo conto che non ho mai ragionato davvero sul vuoto che lasciano e di come, dal di fuori, l’ho sempre sottostimato. Tendiamo a essere terribilmente superficiali sulle emozioni che non viviamo in prima persona.

Ad ogni modo, il pomeriggio si è concluso con una visita di controllo in cui, oltre a una breve ecografia al nostro centimetrino (che sta benone e non mi stupirebbe se avesse fatto le boccacce agli ennesimi ultrasuoni), abbiamo potuto seguire in tempo quasi reale la cronaca di un cesareo alla 42.a settimana da cui è uscito un bimbo da Guinnes: 5,2 chilogrammi. E poi dicevano che io, dall’alto dei miei 4,3 chili ero già un bel campioncino, tsé. Infine, complice un errore di digitazione nel computer, in molti si sono complimentati con Stefania per l’ottima salute del suo utero da arzilla ottantenne.

Pomeriggio bizzarro, insomma.

Le manine

Lo ha scritto Sergio il 7 febbraio 2006 in Cuore di papà1 commento

Oggi altra foto inaspettata, di cui purtroppo non abbiamo nessuna stampa da mostrare. Per la prima volta l’abbiamo visto bene, ormai ben sviluppato e riconoscibile nei tratti umani. La testa, le manine, le braccia che si muovevano, le gambe incrociate («fa yoga come la sua mamma», scherzava il dottore). Roba da sciogliersi sul momento per l’emozione.

Quello di oggi è il secondo ginecologo che proviamo. Stiamo cercando di capire chi ci può garantire un percorso il più naturale possibile per formazione, staff di ostetriche e abitudini della struttura. Dobbiamo scegliere tra l’organizzato ospedale del capoluogo e la clinica convenzionata dietro casa. Ognuno ha pro e contro da valutare, ma mi pare di capire che la clinica dietro casa oggi abbia guadagnato molti punti. La scelta del resto è urgente: se continuiamo così finisce che il centrimetrino si becca il doppio degli ultrasuoni possibili, proprio mentre noi ci convinciamo dell’idea di limitare le ecografie al minimo indispensabile.

La prossima settimana, del resto, ci attende una nuova fotografia, l’ecografia ufficiale del secondo trimestre.

In tre tempi (reloaded)

Lo ha scritto Sergio il 1 febbraio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Dice: ma l’avete prenotata la morfologica? Dico: scusi, ma non viene dopo la seconda ecografia, quella che faremo non prima di quindici giorni? Dice: sì, ma dovevate già prenotarla settimane fa, ora è già tardi, non troverete più posto, ecco una lista dei centri ecografici del Triveneto, buona fortuna. Allora capisci, ancora una volta, che tutto va fatto prima ancora di aver coscienza di ciò che stai per chiedere all’infermiere addetto alle prenotazioni. Poi ti viene il colpo di genio: senta, ma per il parto è forse il caso di pensare… Dice: no, mi sembra alquanto prematuro.

Fa le capriole

Lo ha scritto Sergio il 30 gennaio 2006 in Cuore di papà1 commento

Un fotogramma dall'ecografia

Centimetrino, questo pomeriggio, faceva le capriole dentro la pancia della mamma. Così, quando il dottore ha provato a scattargli una foto, è venuta tutta mossa. Ma è lì, per un attimo lo abbiamo visto bene: cresce in fretta e il suo cuore dà il ritmo che è un piacere.

Giorni più uguali degli altri

Lo ha scritto Sergio il 28 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Oggi centimetrino compie tre mesi.
Oggi, otto mesi fa, Stefania e io ci sposavamo.
Fra qualche ora, quattro anni fa, noi si prendeva decisioni importanti.

L’utile schemino

Lo ha scritto Sergio il 24 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

4 settimane + 3 giorni corrispondono alla fine del 1 mese
8 settimane + 5 giorni corrispondono alla fine del 2 mese
13 settimane + 1 giorno corrispondono alla fine del 3 mese
17 settimane + 4 giorni corrispondono alla fine del 4 mese
21 settimane + 6 giorni corrispondono alla fine del 5 mese
26 settimane + 2 giorni corrispondono alla fine del 6 mese
30 settimane + 4 giorni corrispondono alla fine del 7 mese
35 settimane + 0 giorni corrispondono alla fine dell’8 mese
40 settimane + 0 giorni corrispondono alla fine del 9 mese

Si procede

Lo ha scritto Sergio il 23 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Se i miei calcoli sono giusti, siamo nel pieno della 12.a settimana. Il centimetrino, ormai, di centimetri ne dovrebbe misurarne più o meno 6.

Compagni di viaggio

Lo ha scritto Sergio il 19 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Non so spiegare perché, ma fin dall’inizio di questo viaggio curioso sono stato convinto che avremmo fatto una parte di strada in compagnia di Sara e Gaetano.

Quando glielo abbiamo detto noi, poco prima di Natale, avevo questa forte e inspiegabile sensazione che ci avrebbero dato a loro volta la stessa notizia. Del tipo, «sapete, dobbiamo raccontarvi una novità», «toh, ma guarda, anche noi abbiamo una notizia da darvi». Così non è stato, in effetti. Ma è bastato nemmeno un mesetto perché l’intuizione si avverasse: di fatto pure il loro centimetrino, quella sera, era già a tavola con noi. Sono così contento per loro, e mi immagino bene le sensazioni che stanno vivendo ora: la scoperta, la gioia, raccontarlo ai parenti e agli amici, la prima ecografia e via via tutto il resto.

Sono felice, tra l’altro, che anche quest’anno ci avvicineranno esperienze molto simili, come già nel 2005 il matrimonio. Il fatto che sia Sara, tra tante persone a cui voglio bene indistintamente, ha un significato importante per me. In lei, più di ogni altro forse, identifico la determinazione della vita che si fa largo a qualunque costo, superando ogni ostacolo si possa trovare davanti e prendendo il meglio da ogni esperienza. Sono convinto che la sua ironia, così spiccata anche in questa occasione, sarà una preziosa compagna di viaggio.

Scelte, ovvero la ricerca dell’essenziale

Lo ha scritto Sergio il 18 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Ieri sera a cena con Massimo, Massimo e Greta si parlava di ansia. Greta ammirava la facilità con cui Stefania e io siamo passati dal desiderio all’attesa, notando come invece sia difficile conciliare una vita frenetica, un lavoro che genera stress, una casa da costruire e il via e vai di soldi con la voglia, seppure intensa, di avere un bambino. Le rispondevo che, pur non avendo ricette e pur ritenendo la nostra una felice combinazione di momenti e di coincidenze (come poi è sempre una gravidanza), secondo me tutto è riconducibile a una questione di scelte. Ogni scelta incide a cascata su tutte le successive, mentre noi siamo impegnati a scaricare all’esterno le responsabilità delle nostre tensioni. In realtà sono convinto che possiamo scegliere il carico di preoccupazioni che siamo costretti a portarci dietro giorno per giorno: è un incastro di priorità, e – notavo ancora una volta – le mie sono profondamente cambiate in questi ultimi mesi.

Il mio bagaglio di cose materiali si sta enormemente alleggerendo. Il matrimonio, Bali, la visione della vita che Stefania condivide con me hanno profondamente ridefinito il mio atteggiamento. E, sebbene in questi giorni il lavoro invada di nuovo spazi che non gli competono, sono pronto a rifiutare qualunque incarico mi impedisca di vivere qui e ora ciò che ritengo importante. Certo sono fortunato, faccio un mestiere che è molto compatibile con la mia visione del mondo, ho ampi margini per considerarla un’espressione di me prima che un modo per procurarmi quanto mi serve per vivere. Inoltre posso adeguarla con facilità ad altri impegni. È parte della mia vita, non ostacolo alla mia vita.

Ho fatto in modo che fosse così: ho fatto scelte, ho corso rischi, sapendo che comunque tutto quanto era necessario lo avevo già, e per il resto non sarebbe mancata una soluzione. Quella che due anni fa era solo un’intuizione spaventata, oggi è una realtà in cui vivo con soddisfazione: fa più timore quando devi invertire la rotta, poi ti accorgi che tutto assume un senso, tutto è funzionale, tutto è molto più semplice di come te l’eri immaginato. È un percorso di sottrazione, in cui nulla è davvero necessario. Nemmeno una casa di proprietà, tutto sommato: benché abbia sempre pensato che mi piacerebbe da matti costruirla con le mie mani, motivo per cui oggi invidio Greta, in questo momento la vivrei come un passo più lungo della mia gamba, una scelta che mi costringerebbe in un tunnel di altre scelte e da cui per mesi e mesi potrebbero scaturire solo preoccupazioni e stress. Preoccupazioni e stress non sono adatti a questo periodo. Lo saranno forse più avanti, ma allora probabilmente non li chiameremo né preoccupazioni né stress.

Ora è il tempo all’accoglienza del nuovo membro della nostra famiglia. E nulla che non sia funzionale a questo è davvero importante.

Settimane in tre tempi

Lo ha scritto Sergio il 11 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

In gravidanza esistono tre tempi paralleli. C’è il tempo del bimbo che cresce. C’è il tempo scandito dagli esami medici. E poi c’è il tempo dei futuri genitori. L’ultimo è sempre in ritardo: non fa tempo ad abituarsi a uno stato di cose che già avrebbe dovuto mettersi in un altro ordine di idee. La prima gravidanza è un inseguimento continuo: quando lo capisci è comunque tardi. Se il primo tempo, quello che sta nella pancia, è l’unica cosa certa, già il secondo, per esempio, varia da medico a medico, da ospedale e ospedale.

Ecco, le nostre prime settimane di attesa passano così (lavoro a parte). Tra capire quello che bisogna fare e i rimbrotti di infermieri, medici e impiegati perché quello che stiamo facendo avremmo dovuto farlo giorni prima. I tempi degli esami sono un calcolo complicato: devi combinare il periodo esatto per il feto con il periodo giusto secondo il reparto a cui ti rivolgi, e mediarlo con la lista d’attesa. La lista d’attesa in gravidanza è come il carro attrezzi per l’automobile: mica lo puoi ordinare per tempo, ma di fatto dovresti.

Il cortocircuito col sistema sanitario è preventivo. Hai bisogno del medico per qualunque carta, e fin qui nulla di nuovo. Ma l’esenzione parziale pensata per agevolarti complica ulteriormente le cose: ti serve una carta provvisoria per prenotare un esame, ma poi devi presentarne una seconda aggiornata per presentarti alla visita. File duplicate, attese infinite e dottori che, come marinai, possono accompagnarti solo per il tratto di navigazione di loro competenza.

Manca sempre la visione d’insieme, il collegamento tra tutte le componenti resta un implicito atto di fede. Per fortuna che c’è Internet, ancora una volta. Scopri interi forum di persone che hanno il tuo stesso problema: hanno domande e cercano risposte. Chi c’è già passato aiuta. Che è una bella cosa, se vogliamo, anche perché ti spinge a controllare le fonti, a cercare conferme dei dati, dunque a documentarti e a essere più autosufficiente.

Eppure, ci viene spesso da pensare, basterebbe tanto poco per semplificare la vita a tutti. E sincronizzare quei tre benedetti orologi.

Eccolo, il 2006

Lo ha scritto Sergio il 1 gennaio 2006 in Cuore di papà0 commenti

Quante novità ci aspettano nell’anno nuovo. Che impressione se ci penso. E che anno straordinario potrebbe essere anche per te. Te lo chiederanno fino alla nausea, sarà parte della tua identità. «Anno di nascita?», e tu, come se fosse la cosa più scontata del mondo, risponderai «2006!». Vagli a spiegare che è solo un dettaglio. Vagli a spiegare che dentro quel duemilasei c’è dentro un po’ di duemilacinque, di duemiladue, di millenovecentonovantuno, di millenovecentosettantadue e tutti gli altri anni in cui i destini tuo e dei tuoi genitori si sono incrociati. Vagli a spiegare, tu che forse per un po’ conserverai un ciuffo di consapevolezza, che sono solo coordinate convenzionali di uno spazio così ampio che noi nemmeno riusciamo a immaginare.

Verso questa data proverai orgoglio: ti farà appartenere a una classe, sarà il primo modo non istintivo per rapportarti ai tuoi simili, il riferimento rispetto a cui conterai il passare dei giorni. Prima sarà una ricorrenza sempre troppo vicina, e ti sembrerà di giustificare il fatto che non sei affatto piccolo come pensano gli altri. Poi comincerai a vedere quelli più piccoli di te passare le fasi della vita che tu hai già superato, e proverai un misto di tenerezza e di nostalgia. Infine, quella data ti farà pensare a quanto tempo sia passato, a come quei numeri suonino così diversi dai primi anni della tua vita.

Tutto quello che riguarderà il 2006 ti farà scattare un campanello in testa e destare l’attenzione più di quanto potranno mai fare altre date. Sentirai dire che nel 2006 si sono tenute delle Olimpiadi, proprio nella tua nazione. Forse penserai: peccato che me le sono perse, accidenti, una volta tanto che erano così comode da seguire. Leggerai che nel 2006 saranno accaduti fatti, belli e brutti, che avranno fatto prendere al mondo una strada diversa dalle tante che avrebbero potuto essere. Dirai: proprio nell’anno in cui sono nato io, e ti sforzerai inutilmente di ritrovare nelle pieghe della tua memoria una sensazione, una parola, un’immagine. Nel 2006 sarà certamente morto qualche importante personaggio. Magari ti capiterà di pensare se per caso l’hai incrociato in quel misterioso via vai di anime che in una qualche dimensione a noi ignota gestisce il traffico della vita in questa parte di universo.

Benvenuto, 2006. 

Gli scrupoli vengono di notte

Lo ha scritto Sergio il 30 dicembre 2005 in Cuore di papà1 commento

Stanotte, mentre cercavo di addormentarmi e risentivo mentalmente quel battito di cuore così rapido e netto, pensavo a queste pagine. Sentivo le vocine degli amici più scettici, quelli che le cose personali non vanno mai raccontate in pubblico, che le questioni intime si conservano per pochi intimi eccetera eccetera. Dicevano, le vocine, che ero il solito fissato, che con questa cosa dei blog ora sto esagerando. Che non era più solo questione di me e al limite di Stefania, ma di un’altra persona: non può difendere la sua privacy ora, e un giorno potrebbe non apprezzare affatto.

In realtà queste righe, benché non protette, non sono accessibili con facilità. Conosco abbastanza questi aggeggi per fare in modo che un indirizzo resti riservato a quanti non siano espressamente invitati da me o da Stefania, se mai lo faremo peraltro. Dal mio punto di vista, chiunque altro ci capiti per caso è il benvenuto. Più che mai credo che la condivisione della propria vita, e quindi anche di sentimenti personali e di percorsi intensi come una gravidanza, abbia un valore collettivo che è stato sottovalutato in questi ultimi decenni. C’è modo e modo di essere riservati, c’è modo e modo di pensare la propria esistenza in relazione a una comunità di simili, c’è modo e modo di dare un senso alle proprie esperienze. Pubblico, nel mondo di Internet, è una dimensione che ha poco a che vedere tanto con il bar quanto con i giornali: è una via di mezzo di gran lunga più personale di quel che si pensa, e che tra l’altro seleziona da sé gli incontri che vale la pena fare.

E poi, pubblico o meno che rimanga questo diario, mi piace l’idea di tenere traccia di quello che sto vivendo in questi mesi. Non voglio dimenticare nulla, voglio poter rileggere fra nove mesi come mi sentivo prima di cominciare. Ne ho quasi bisogno: mentre Stefania ha l’opportunità di sviluppare fin d’ora una comunicazione diretta col centrimetrino che le cresce nella pancia, inizio di un rapporto che darà molto a entrambi, io vorrei scaricare attraverso le parole quelle emozioni che la distanza di tutti gli amici più cari non mi permette di affrontare di fronte a una birra.

Vorrei anche che mio figlio o mia figlia, se tutto andrà nel migliore dei modi, abbia un giorno l’opportunità di conoscere come i suoi genitori hanno vissuto la sua attesa. Certo, ci sono spazi e tempi per raccontarlo comunque. Ma, siamo sinceri, quante volte lo si fa poi davvero? E quanto resta nel tempo di tante avventure?

La prima foto

Lo ha scritto Sergio il 29 dicembre 2005 in Cuore di papà0 commenti

La sua prima foto

Il dottore gli ha scattato la prima foto. Misura poco meno di due centimetri, già s’intravedono la testa, le braccia e le gambe. Sentire per la prima volta il battito del suo cuore è come aver comunicato per la prima volta con un nuovo essere umano. Che emozione!

Il cuore che batte già veloce

I racconti del pancione

Lo ha scritto Sergio il 28 dicembre 2005 in Cuore di papà0 commenti

Oggi Marco mi ha regalato un libro bellissimo. Ho cominciato a sfogliarlo in treno, tornando da Milano, e ancora un po’ mancavo la fermata giusta. Mi ha commosso alle lacrime, tanto è dolce e rispecchia il modo di sentire questo percorso mio e di Stefania.

Lo ha scritto un’ostetrica convinta che si possa recuperare quel sapere della nascita – ancestrale, naturale, emozionale – che i nostri ospedali così medicalizzati trascurano sempre più spesso. È diviso in percorsi: la gravidanza e la nascita sono analizzati prima dal punto di vista del nascituro, poi della mamma, quindi del papà e degli eventuali fratellini. Non prende solo in esame i diversi ruoli: si identifica totalmente, facendo parlare in prima persona prima l’uno, poi l’altra e via via tutte le persone coinvolte.

Il racconto del bambino dal concepimento (e prima ancora, in realtà) fino al parto è forse la cosa più bella che mi sia capitato di leggere sulla nascita.

Buon Natale

Lo ha scritto Sergio il 25 dicembre 2005 in Cuore di papà0 commenti

In un certo senso questo è il tuo primo Natale. Non puoi ancora vedere le lucine, i gingilli che la tua mamma ha preparato con grande impegno, il primo vero albero addobbato che la nostra casa abbia ospitato in questo periodo dell’anno. Ma sono certo che hai avvertito le onde di amore che sono arrivate da così tante parti intorno a noi.

Neanche lo sapessero già, molti ci hanno fatto regali quasi a tema. Sesto senso, o forse siamo solo noi che leggiamo tra le righe più di quanto faremmo normalmente. Per non parlare dell’abbondanza di presepi, un simbolo che ho sempre vissuto con un’alternanza di struggimento e di distacco, che ora è un richiamo dolcissimo alla maternità e all’accoglienza. Giocheremo insieme al presepe, il prossimo Natale?

La tua mamma mi ha fatto un regalo bellissimo: ha trovato l’essenza di un fiore che ci piaceva tanto a Bali, il frangipane. Le essenze tradiscono sempre la realtà, anche perché un profumo ha un tempo e un posto. Ma la sorpresa è stata risentire in quell’effluvio le tracce di un profumo che usava mia nonna. No, non lo stesso di quell’altra volta. Questa era solo la chiave che ha aperto la serratura di un ricordo tanto lontano, la memoria di un odore particolare. Ho rivisto mia nonna Olga nella camera da letto della sua vecchia casa di Venezia, seduta accanto al letto di fronte allo specchio della toilette anni ’30, mentre si faceva bella e si profumava. Come sembra tutto commovente, durante questo Natale. Come cambia la predisposizione a cogliere i particolari, quando sei felice.

I futuri nonni erano tutti qui da noi, oggi. Abbiamo mangiato insieme, ognuno aveva preparato qualcosa di buono. Abbiamo mangiato troppo, naturalmente, ma è stato bello. I tuoi nonni materni ci hanno regalato i loro tradizionali calzettini augurali per genitori in attesa: sono la prima cosa per te, anche se è indirizzata a noi. E poi una camicina, la tua prima camicina. Chissà se ti piacerà quanto ha intenerito oggi noi. Ho la sensazione che siano ancora tutti eccitati, i nonni, ma che non abbiano ancora realizzato per bene quello che sta succedendo.

Mi sono mancati molto alcuni amici, durante questo Natale. Con qualcuno di loro non sono nemmeno riuscito a scambiare gli auguri via Sms, tanto erano irreperibili, figuriamoci dare la notizia in anteprima. Alcuni estranei sanno ormai più di loro, e questo mi dispiace. A me questa cosa che ci vogliamo tanto bene e ci-siamo-ci-saremo-sempre-quando-c’è-bisogno non convince più tanto. Sono certo del bene che proviamo gli uni per gli altri e so bene quanto la vita di ciascuno sia complice nel portarci distanti. Ma il bisogno finisce per essere solo quello dei momenti più brutti: stiamo lasciando in disparte tutti i bisogni piccoli, quelli che non ti svegliano nel cuore della notte, ma magari arricchiscono ogni giorno. Domani, domani, domani… andrà meglio, avremo più tempo, saremo più vicini, parleremo di persona. Domani, appunto. Oggi, in compenso, sembra un giorno lunghissimo, almeno su questo fronte. Mi spaventa un po’ l’idea che possano lentamente diventare degli estranei, sacrificati non tanto dalla mancanza di affinità ma da urgenze che domani nemmeno ricorderemo più.

Sarà che quest’anno ho messo a fuoco quello che ritengo importante e quante poche occasioni tutto sommato abbiamo a disposizione per realizzarlo nel corso di una vita. Giulio tempo fa si stupiva di quanto poco tutti noi ci fossimo realizzati, nonostante le indiscutibili doti di molti di noi, relegati come siamo in carriere non sempre prestigiose o arenati in apparenti vicoli ciechi. Non credo di essere riuscito a fargli capire fino in fondo come aver lasciato un lavoro sicuro, aver messo in piedi una famiglia, godere della possibilità di passare del tempo con le persone che amo, rivalutare tutto ciò che di umano e di spirituale c’è nelle cose che faccio tutti i giorni e mettere tutto il resto in secondo piano, mi faccia sentire una persona più che mai realizzata e soddisfatta.

Auguro a Giulio oggi e a te domani di avere la stessa fortuna, qualunque scelta implichi la determinazione a essere felici, qui e ora, tutti i giorni.