È un bimbo!
Lo ha scritto Sergio il 10 marzo 2006 in Cuore di papà ● 3 commentiCentimetrino è un bimbo, dunque.
L’abbiamo saputo l’altro giorno dal ginecologo, il controllo ecografico è stato molto chiaro. Dice: il sesso ve l’avevo già detto, vero? No, dottore, non ce l’ha detto ancora nessuno. Dice: ah bene, e volete saperlo? Beh, se qualcuno se ne prendesse la briga non ce ne dispiaceremmo di certo. Dice: voi che cosa pensate? Ora siamo agli indovinelli, dottore? Non lo sappiamo, ma certo la maggior parte delle persone che ci circondano hanno detto chiaramente che sarà un maschio. Dice, sconcertato: e come fanno a saperlo? Solo sensazioni, dottore, solo istinto; ognuno a modo suo. Dice, sorridendo: beh, a volte le sensazioni hanno ragione…
Mancava solo la certezza definitiva, dal momento che certo non mancano gli errori clamorosi dovuti a distrazioni assortite degli ecografisti: bimbi attesi da tutine di un rosa imbarazzante e bimbe laddove il canestro era già montato in garage. La nostra fiducia nella precisione del ginecologo era piena, ma comunque a giorni l’analisi cromosomica, contando le x e le y, avrebbe dato la certezza inequivocabile. E dunque, contate (viste, perfino) le x e le y, possiamo ufficializzare che centimetrino è, per l’appunto, un maschietto.
(Per tutte le altre questioni in sospeso, per le quali oggi ci hanno ulteriormente rassicurato, servirà almeno un’altra settimana.)
E dunque il nome sarà… (ehm, ci stiamo ancora lavorando).
Che se ci pensi bene…
Lo ha scritto Sergio il 9 marzo 2006 in Cuore di papà ● 1 commentoAlla fine è questione di matematica. Se la guardi sotto la lente dei numeri la vita torna a sembrarti quel miracolo che in fin dei conti è, anche se ce ne dimentichiamo con una facilità disarmante.
Cavolo, ma pensaci: milioni di spermatozoi vanno all’arembaggio di un ovulo. Uno solo, nel migliore dei casi, lo feconda. In seguito alla fecondazione si scatena una specie di big bang nucleare che mette insieme il dna della madre e il dna del padre e, dopo averli centrifugati, dà vita al dna dell’embrione. Milioni e milioni di variabili anche solo fino a questo punto: buona parte dei risultati di quel big bang non è compatibile con la vita, nulla di fatto.
Poi l’ovulo si deve annidare, deve procedere in un ambiente che non sia troppo ostile, si trova alle prese con una tale quantità di variabili chimiche e biologiche da far spavento anche al più insensibile degli osservatori. Basti pensare al fatto che almeno il 50% (se non più) delle gravidanze non arriva al terzo mese, spesso senza dare nemmeno il tempo ai genitori di accorgersi di qualcosa.
Dopodiché conta le incidenze (tutte espresse in rapporti uno su qualche cosa, dove qualchecosa va da poche unità a decine di migliaia, ma stanno sempre a significare una probabilità concreta) di imprevisti ed eventi negativi in esami clinici, analisi invasive, reazioni all’ambiente in cui si sviluppa il feto. Senza contare che, pur di fronte a un feto in ottima salute, è la madre che può andare incontro a complicazioni scritte nella propria storia genetica.
Poi c’è il parto, con tutta la sua casistica di complicanze e implicazioni a diversi livelli. Un bimbo nato sano dopo una gravidanza tranquilla è già di per sé una sorta di miracolo. A questo punto entrano in gioco le variabili insite nel dna del neonato. Prima ancora di dire “bah” ha tot possibillità di avere la sindrome di down; tot possibilità di avere una delle centinaia di complicazioni spesso gravissime e dai nomi impronunciabili, che scopri solo quando riguardano te; tot possibilità di andare incontro a evoluzioni non corrette dello sviluppo.
Quindi entra in gioco la storia di ciascuno di noi, legata alla fatalità e alle condizioni ambientali, con tutte le incidenze più o meno note in fatto di tumori, di incidenti fatali, di cataclismi e di tutto ciò che qualunque giornale ci racconta senza pudore di particolari. Mi piacerebbe raccogliere tutte le statistiche che sento in questi giorni, e verso cui sono particolarmente sensibile, per dare a questa storia il senso di relatività della nostra permanenza su questa terra che avverto in questo momento.
È davvero difficile perdere tempo dietro a problemi insignificanti, se la vedi da questo punto di vista. Ciascuno di noi è una sorta di miracolo vivente, la prova di una selezione feroce, uno slalom tra calamità che ci fa essere quell’essere unico che siamo. Curioso che quest’insieme di miracoli abbia eletto a normalità la vita perfetta, l’assenza di difetti, la ricerca del superfluo.
Il grande spavento
Lo ha scritto Sergio il 8 marzo 2006 in Cuore di papà ● 2 commentiCi sono giorni che ti mettono alla prova tutto intero. Vengono scossi il tuo modo di essere, la tua capacità di razionalizzare, le piccole certezze su cui cammini. È come un terremoto, forte non abbastanza per far danni permanenti, ma quanto basta per diffondere inquietudine tra le persone: ti serve qualche ora per riprendere il controllo della tua sensibilità, amplificata per ore.
Il nostro terremoto è stata una telefonata imprevista. Servono ulteriori accertamenti per completare l’analisi cromosomica sul campione di liquido prelevato con l’amniocentesi. Un problema a quanto pare c’è, ma nella generica di telefonata di contatto, non sapendo con chi stanno parlando, si guardano bene dal lasciarsi sfuggire una parola di troppo.
Io ho questa caratteristica, poco funzionale in casi del genere: mi dici soltanto che c’è qualcosa che non va e mi lasci nell’angoscia di pensarle tutte. Mi dici non va questa cosa specifica e quanto meno cerco di mettere a frutto le energie disponibili sul problema che si presenta, provando a isolarlo dalla confusione delle emozioni. Resisto a un’ansia ereditaria con tutte le mie forze, ma questa non è proprio ordinaria amministrazione. Finisci per pensare a tutte le eventualità che non hai mai davvero preso in considerazione durante i primi mesi di gravidanza, ti dai dell’ipocrita per come certe prospettive – anche solo a immaginare di trovarcisi – ti sembrino molto meno naturali, organiche, gestibili di quanto in fondo hai sempre pensato.
Tutto questo ciclo mentale procede a ruota libera mentre aspetti un paio d’ore per parlare col tuo medico, persona da cui perdi magari ore per la prescrizione di un’aspirina, ma quando serve è lucida e attenta come poche. Ci ha mandati subito a parlare con uno specialista del laboratorio di analisi, che a sua volta ha passato alcuni minuti a spiegarci nei particolari l’imprevisto. Basta chiedere alle volte. E alle volte anche gli interlocutori possono comprendere il tuo disagio.
A quanto pare, sono escluse tutte le patologie più comuni: i cromosomi sono in numero giusto, tanto per citarne una delle più critiche. Il problema è che le cellule disponibili per l’analisi sono poche, e in quelle poche non si vede molto bene. C’è un elemento sovrapposto a un cromosoma che loro non hanno mai incontrato in precedenza. Dunque nessuna conseguenza nota ma, in compenso, nemmeno alcuna certezza sulle possibili implicazioni. Ora serve innanzitutto un esame della nostra mappa cromosomica per capire se è una caratteristica ereditaria (e sarebbe un buon segno) e un processo più approfondito di analisi sulle cellule del bimbo. Per almeno una settimana non potremo comunque saperne di più.
Noi siamo tornati a casa un po’ sollevati. Quanto meno abbiamo escluso molte delle ipotesi che ci erano passate per la testa. Per il resto non possiamo fare molto, se non stare calmi e aspettare il tempo necessario. Ancora una volta Stefania si dimostra molto più brava di me: il suo fatalismo cosmico ha il potere di far acquistare a tutto una dimensione se non piacevole almeno sensata e tranquillizzante. Sarà davvero come deve essere, e qualunque cosa sarà avrà un senso. Per il bimbo e per noi.
C’è una dimensione profonda, legata alla gravidanza, che non può essere messa in discussione da alcun esame medico. Chiamiamolo istinto, o più probabilmente istinto primordiale. Ed è una cosa che senti dentro, molto oltre ogni possibile razionalità. La madre c’è tanto più vicina per natura, anche in funzione del legame diretto col piccolo che le cresce dentro. Ma tutte le persone coinvolte la possono trovare dentro di sé, con un poco di impegno e di esercizio. È in questa dimensione che senti come stanno andando le cose per davvero.
Noi, per ora, sentiamo che va tutto bene.
Come una paperella
Lo ha scritto Stefania il 6 marzo 2006 in Cuore di mamma ● 0 commentiSabato scorso, nonostante un devastante dolore al collo, mi sono iscritta al corso di nuoto pre-parto e mi sono ricordata quanto sia adorabile lasciarsi accarezzare dall’acqua. I movimenti sono leggeri e morbidi, la testa libera, il peso inesistente (anche se ancora non percepisco alcun “fardello” in più e anche se ero la più “piatta” di tutte le future mamme).
Dopo un inizio di iperventilazione (fenomeno normale per me, mi succede tutte le volte) che mi faceva prendere una vagonata di fiato inutile ed espirare come un motoscafo (più che semplicemente “fare le bolle”, come consigliava l’istruttrice), ho immaginato di essere un pesce e di vedere, invece del fondo di una piscina, il fondale del mare, pieno di alghe multicolori e pesci variopinti.
Gli esercizi sono molto utili, tutti mirati ad educare la respirazione preparandola al “grande giorno”, per dominare il dolore e seguire il ritmo naturale delle contrazioni. Poi ci sono i movimenti per rafforzare la schiena e quelli per sciogliere le gambe ed allargare il bacino. Ce n’è persino uno, che mi ha fatto una gran tenerezza, che serve a cullare il bimbo/a già nella pancia!
Insomma, penso che un percorso “acquatico” sia la via migliore per affrontare questo periodo con il giusto relax ma anche preparandosi in modo serio a posizioni per noi oramai poco intuitive, ascoltanto il corpo e staccando il cervello e…sguazzando come una paperella!
Il primo venerdì del mese
Lo ha scritto Sergio il 3 marzo 2006 in Cuore di papà ● 0 commentiC’è un anello debole tra il servizio sanitario locale e i futuri genitori al primo parto. Non abbiamo ancora capito quale sia, ma il risultato è che le cose interessanti si scoprono rigorosamente per caso. Magari leggendo in modo meno distratto dal solito uno dei tanti cartelli appesi in reparto.
Per l’appunto, oggi era il primo venerdì del mese, ovvero (abbiamo scoperto in occasione dell’amniocentesi) il giorno tradizionalmente dedicato all’incontro informativo per futuri genitori all’Ospedale civile – una delle due opzioni che abbiamo a disposizione, insieme alla clinica sotto casa. Ti raccontano abitudini e gestione del parto e ti fanno vedere – in video, perché non è possibile portare in gita turistica una quarantina di persone alla volta – i principali ambienti dedicati al travaglio e al parto.
C’è da dire che è stato molto più interessante del previsto, merito anche di un’ostetrica e di una caposala dalle idee piuttosto aperte e dai modi gentili e poco formali. Se, come pensavamo, dal punto di vista della mamma che partorisce i protocolli sono ancora poco aperti alle personalizzazioni (imposizioni dall’alto, fanno capire tra le righe), c’è da dire che riguardo al neonato la struttura è decisamente al passo con i tempi. “Ospedale amico del bambino”, ci tiene a ribadire con orgoglio la caposala. Significa per esempio che il cordone ombelicale non viene tagliato subito, il bimbo non viene separato dalla madre per le prime ore di vita (il cosiddetto bonding, che fa molto bene a entrambi) e nei giorni successivi la loro vita – salvo complicazioni – è indirizzata verso una sana simbiosi (rooming in).
Sono riuscito pure a commuovermi, nonostante io sia pronto a negare questo fatto anche con Stefania, che mi sedeva accanto. Niente di tale, in effetti: non ci hanno fatto vedere bimbi appena nati, né raccontato particolari sdolcinati. Solo che la consapevolezza dell’arrivo di centimetrino va e viene, in questi mesi di lievitazione lenta e di preparativi molto diluiti. Ci sono momenti in cui ne sei cosciente, certo, ma la dimensione della novità quasi ti sfugge. E momenti in cui realizzi all’improvviso tutto quello ciò che sta per accadere. Così quando l’infermiera ha raccontato l’imbranataggine per cui si distinguono i papà, le reazioni imprevedibili di molti uomini di fronte a un evento così forte, la complementarietà del marito in quei momenti così speciali, beh insomma, a me è arrivata addosso una grande emozione.
Sarà l’età.
E comunque…
Lo ha scritto Sergio il 28 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 2 commenti… oggi abbiamo compiuto quattro mesi.
Le tre cose più belle…
Lo ha scritto Stefania il 24 febbraio 2006 in Cuore di mamma ● 0 commenti…che si possono fare quando si è “costretti” a riposarsi (come se non ce ne fosse bisogno, tsè!):
– fare giardinaggio nelle fioraie del terrazzo raccontando a centimetrino quanto siano belle le primule che hanno resistito un intero inverno, tenaci, e quanto sia sorprendente il miracolo di una pianticella che sembra morta, ma che rispunterà piena di germogli con il primo vero sole;
– ballare sulle note della mia musica preferita come se lo tenessi già in braccio;
– fare un po’ di coccole al futuro papà di centimetrino, che se le merita tutte!
Ritratto di panza con cerotto
Lo ha scritto Sergio il 23 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 0 commenti
L’amniocentesi
Lo ha scritto Sergio il 22 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 2 commentiOggi era il giorno di un esame che ci innervosiva molto più di quanto tutto sommato entrambi volessimo ammettere. È andato tutto bene, mi pare. Nel giro di un quarto d’ora Stefania era già in piedi, non troppo traumatizzata dalla lunghezza dell’ago e dalla delicatezza del prelievo. Poi per almeno due ore e mezza l’hanno tenuta in osservazione, secondo protocollo, su un lettino del day-hospital.
Dice: e il marito che fa nel frattempo? Le fa compagnia, le porta acqua e generi di ristoro, le racconta storie per passare il tempo? No, il marito – i mariti, a gruppi di due – vengono messi alla prova con un originale test di sopravvivenza amministrativa. Prima sfida: identificare il misterioso centro di analisi genetica a cui portare il prezioso reperto, ricostruendo la descrizione dell’infermiera di fronte all’evidenza che dalla sua mappa mentale erano stati eliminati tutti gli ostacoli non funzionali al percorso. Prima fila, prime carte.
Seconda sfida, decisiva per valutare la tempra dei futuri papà: pagare le prestazioni. Tre file. Quattro se nel conto ci si mette anche quella allo sportello del bancomat, perché naturalmente un ufficio solo era attrezzato con Pos. La quinta, ovvero tornare al reparto a rifare una carta sbagliata, ci è stata abbuonata grazie a un sussulto di pietà del sistema di comunicazione interna. In tutto, un’ora e mezza di attesa e la proposta di tenere noi come cauzione mentre quanto meno le nostre mogli sarebbero state liberate.
La complicazione è che l’amniocentesi è un esame che il sistema sanitario nazionale promuove e copre integralmente soltanto sopra i 35 di età della futura madre. Prima è una scelta personale e t’arrangi. Questo, insieme all’importo non trascurabile del tutto (sopra i 400 euro), era ben chiaro. Solo a me, a quanto pare, perché invece le impiegate dell’amministrazione sono andate in crisi. Non una sola: l’intero sistema di gestione delle prestazioni è stato gettato nel panico dalle nostre impegnative.
Il risultato di un’ora abbondante di consultazioni gestite da una tenace e coraggiosa impiegata è stato, per l’appunto, pagare le tre prestazioni di cui si compone l’esame (prelievo ambulatoriale in ostetricia, guida ecografica, analisi del campione) in tre file diverse. Per sentirmi poi spiegare, a rivelazione di tutto quel trambusto, che il problema era la mancata esenzione per l’amniocentesi. La soluzione è sempre davanti agli occhi, insomma. Deduco che non siano casi molto frequenti.
Di buono, in tutto questo, c’è almeno che mi posso tenere a casa Stefania per una settimana obbligatoria di riposo.
Tutto è bello
Lo ha scritto Sergio il 21 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 0 commentiSento che l’abitudine a trattare la gravidanza come una malattia, a concentrarsi sul piccolo e sul presente, mi sta facendo perdere sempre più quella visione d’insieme che solo pochi mesi fa mi era sembrata tanto a portata di mano.
Ogni tanto cominciamo a pensarci, Stefania e io, a che cosa significherà essere genitori: di fronte alle notizie del telegiornale, per esempio, ci viene quasi istintivo ragionare su che cosa della nostra visione del mondo saremo in grado di trasmettere a centimetrino, quando sarà tra noi; a quanta della fiducia di cui avrà bisogno per fare la sua parte in questo mondo malandato saremo capaci di trasmettergli. Qualche mese fa mi sembrava tutto più semplice. Oggi, invece, mi prende spesso la sensazione di essere entrato in un programma che ha nelle piccole emergenze quotidiane la sua agenda precostituita.
Così ho deciso di ripercorrere, con una generosa spinta da parte del mio inconscio, gli stimoli dei mesi scorsi. L’altro giorno, per esempio, facendo vedere le foto di Bali a Mariuccia e Franco ho risentito mentalmente gli odori dell’isola. Gli odori, a loro volta, sono andati a trovare i cassetti in cui erano andate a nascondersi le sensazioni vissute nel giugno scorso. Oggi, distratto e sconcentrato sul lavoro, mi sono ritrovato sul divano a sfogliare da capo l’ultimo libro di Terzani, che così tanto mi ha aiutato a trovare compromessi sulla misura delle cose al momento del nostro rientro in Italia.
Ci stiamo lavorando, insomma.
Shopping!
Lo ha scritto Sergio il 19 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 1 commentoSe mi avessero detto che avrei passato un pomeriggio in un negozio di abbigliamento per mamme incinte, e che mi sarei pure divertito un mondo, mi sarei fatto una grassa risata.
A quanto pare, le donne in gravidanza non si arrendono all’ineluttabile lievitazione finché possono, forzandosi a indossare i propri vestiti e facendo spazio alla pancia con trucchetti vari. Poi, da un giorno all’altro, il dramma: non c’è pantalone o gonna che stia su. A quel punto si precipitano al primo negozio di abbigliamento premaman, disperate. Noi, una volta tanto, siamo arrivati in anticipo. Siamo entrati poco più che per caso in una delle due grandi catene di articoli per mamme e bimbi e ci siamo lasciati contagiare dall’allegria della moda pancione primavera-estate. Ho scoperto che una futura mamma non cambia affatto la propria taglia: acquista abiti della sua misura, semplicemente dotati di taglio adattabile e accorgimenti talmente semplici da risultare geniali.
Insomma, mettiamola così: prima di sera Stefania era perfettamente attrezzata per le prime emergenze di circonferenza. E, come sempre quando può scorazzare per negozi (soprattutto se con una buona scusa per fare acquisti), è al settimo cielo. A giudicare dall’espressione della commessa, dev’essere un caso raro di mamma in attesa che sembra quasi preferire l’abbigliamento premaman rispetto a quello normale.
A margine, alcune scoperte interessanti. Dal marketing sfrenato del pianeta bimbo escono, in realtà, alcune soluzioni quanto meno utili. Il libro aperto di Prenatal, per esempio, è un ottimo compendio – disponibile in negozio e sul sito web – che supplisce a tutto ciò che ospedali e cliniche danno in genere per scontato, ma che scontato per genitori primipari alla fine proprio non è. Notevole anche la guida per la gravidanza che regalano alle coppie incinte, raro esempio di opuscolo solo indirettamente promozionale fatto con molta cura e attenzione per i particolari. Ignoravo l’esistenza, infine, della lista nascita, una sorta di lista nozze per parenti e amici creata per ottimizzare gli acquisti durante i primi mesi del bimbo.
La prossima settimana, per par condicio, andiamo a vedere che cosa fanno da Chicco.
La seconda ecografia
Lo ha scritto Sergio il 16 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 0 commenti
Ieri era il giorno della seconda ecografia (che seconda poi non è, ma quanto meno è la seconda che si fa con uno specialista ecografista). Nonostante il dottore caldo come un ghiacciolo alla menta in inverno ed empatico quanto la varicella, è stato molto emozionante pure questa volta.
Ormai centimetrino è davvero sviluppato, riconoscibile nelle forme. Abbiamo identificato con facilità testa, arti, estremità, perfino la spina dorsale. Nessuna indicazione, per ora, riguardo al sesso. Le stampe che ci hanno dato non rendono giustizia a quello che abbiamo seguito sul video. In piena ecografia, al medico è pure squillato il cordless: in quell’istante di sospensione, l’unico in cui l’aggeggio infernale è stato fermo e dava il tempo anche ai meno tecnici di mettere a fuoco l’inquadratura, ho riconosciuto nettamente i movimenti di gambe e braccia, come se volesse salutare.
Ecografista e ginecologo dicono che è tutto ok, tutto procede bene. Pure noi ci stiamo orientando meglio, finalmente, nella scelta del medico e della struttura a cui fare riferimento. La prossima settimana, dopo l’amniocentesi, prenderemo una decisione definitiva. Resta l’idea che dovrebbero esistere cliniche a sé per gestire le gravidanze, perché negli ospedali generici hanno ormai perso ogni sensibilità per distinguere una malattia da un fenomeno naturale.
Consigli e brividi
Lo ha scritto Stefania il 12 febbraio 2006 in Cuore di mamma ● 1 commentoSapevo che ne avrei sentite di tutti i colori durante la gravidanza, ma non ero arrivata a immaginare tanto. Più che altro avevo sottovalutato le implicazioni e le impensate possibilità aggiuntive che si possono dischiudere lavorando a contatto con persone di mille provenienze e mille e un background.
L’altro giorno è venuto da me per una pratica un distinto signore del Benin (che qui fa l’operaio in fabbrica ma che nel suo paese era direttore del Dipartimento di Storia all’Università), che ha subito tenuto a dirmi che ha 17 figli, di cui 10 maschi e 7 femmine. Otto sono qui in Italia, gli altri sparsi in mezzo mondo, già grandi e a loro volta con figli.
Mi chiede quanti figli ho ed io, per non sentirmi da meno, gli rispondo “Mezzo!”. Allora scatta “l’onore di essere stato aiutato a fare la pratica da me” (tra l’altro in inglese, perchè non era facile per lui capire i cavilli in italiano), il “ti parlo come se fossi mia figlia” e i saggi consigli.
Tra i tanti, mi raccomanda di bere il succo di un pomodoro due volte a settimana perchè altrimenti mi verranno le vene varicose e non vorrò fare più figli. Mentre io già archivio la cosa tra i rimedi – da provare – tipici del suo Paese, mi racconta che un giorno di tanto tempo fa era a casa di un ragazzo – che poi sarebbe diventato suo amico – che gli stava offrendo un caffè. Lui chiede della moglie di questo e predice alla coppia che avrebbero avuto due gemelli, due femmine per la precisione. Dal momento in cui lo avessero saputo, avrebbero dovuto cucinare tanti piselli e invitare tutti i bambini del vicinato a mangiarli con loro, altrimenti avrebbero perso una delle due bimbe.
Gli anni passano, ma nono succede nulla. Finalmente, dopo quattro anni, lei rimane incinta. Sono gemelli: non solo, sono due femminucce! Ovviamente non cucina i piselli e, durante il parto, una delle due bimbe muore.
Io resto a bocca aperta, di sasso, mentre lui mi raccomanda ancora “Non chiedere mai ad un uomo di avere solo te nella testa; fa’ in modo che lui abbia solo te in testa”, e ancora “Devi essere come un sasso che rotola nella corrente, non farti fermare dalla sabbia. Se vuoi crescere non devi mai stare ferma sul fondo, ma rotolare, essere libera!”.
Beh, come non percepire la magia del mio lavoro? Inutile dire che ho comprato una bella scorta di succo di pomodoro!
Generazioni
Lo ha scritto Sergio il 10 febbraio 2006 in Cuore di papà ● 0 commentiMia madre ha ripescato dalla cantina i libri di quando lei aspettava me. Stiamo parlando dei primi anni Settanta: ogni riga gronda di retorica ed estetica di quegli anni ruspanti. Da lì viene la mia generazione, da quel tono un po’ distaccato, rigorosamente impersonale, molto formale, politicamente corretto prima che ci fosse necessità di rendere esplicito il concetto, ironico soltanto tra le righe.
In uno di questi c’è un bel sistema per scegliere i nomi di battesimo, un metodo completo fatto di selezioni successive e classifiche finali dei nomi più amati da ciascun genitore. Oltre che funzionale, e infatti mi ci dedicherò al più presto, è pure divertente ripercorrere le crocette che i miei genitori mettevano nei primi mesi del 1972. Sorrido per i nomi che ho rischiato di portarmi addosso (Coletta e Barnaba, in particolare, mi dimostrano il pericolo corso) e per quell’unica crocetta condivisa sul modo in cui tutti mi chiamano oggi.
Ho provato tenerezza. Ogni giorno di più mi convinco che dare la vita è prima di tutto ripercorrere la propria vita, far nascere è anche riscoprire la propria nascita e rispolverare le tappe fondamentali della propria vita. È una catena che parte da lontano e che – per la prima volta lo avverto in modo nitido – ci tiene legati gli uni agli altri.
