Mentre lei mi aspetta nella sala di attesa del medico con uno di quei suoi torcicollo che le rendono difficile perfino parlare, io passo qualche minuto in libreria. Cerco la zona maternità («puericultura, intende?»), per aggiungere un paio di libri al regalo di Natale di Stefania.
Ci saranno una trentina di titoli, dedicati soprattutto ai primi mesi di vita. Poca gravidanza, molto poca. Ho sempre pensato che, in una situazione come quella che stiamo vivendo, mi sarebbe piaciuto trovare un “manuale dei bimbi” per sapere tutto quel che vale la pena sapere. In realtà quel che vedo mi disturba: quasi tutti hanno un approccio analitico, strettamente medico, e mettono insieme gioie e dolori con una freddezza che poco si concilia con il nostro attuale stato d’animo. Malattie, complicazioni, cose che possono andare storte: che diamine, è tutto vero ed è bene saperlo, ma nessuno sembra soffermarsi anche sulla gioia, sullo stupore del corpo che cambia, sul rivivere attraverso questa nuova nascita anche la propria storia.
Evidentemente qualcosa ancora mi sfugge, ma oggi mi sorprende meno l’atteggiamento ansioso di molte neomamme. Non è che non considero le situazioni peggiori, penso solo che facciano parte del gioco e che tutto vada vissuto al momento in cui si presenta. Oggi è gioia e voglio godermela tutta. Domani si vedrà.
Ad ogni modo, ho trovato due libretti che potrebbero piacerle. Il primo è sullo yoga in gravidanza, in onore alla sua grande scoperta di quest’anno. Il secondo è uno di quei libri che per impaginazione e approccio difficilmente prendo in considerazione con leggerezza, ma quando l’ho sfogliato mi ha detto insistentemente «prendimi, prendimi!». Ho pensato che tra tutti quei manualoni dotti, questo era il tipo di cura che probabilmente sarebbe piaciuta a noi due.

