Nella curiosa rete di bimbi, mamme, papà, famiglie, nascite, pannolini si succedono i lieti eventi. Così oggi Giorgio e la sua famiglia approfittano della scorpacciata di foto commoventi per dire ‘ciao!’ alla piccola Gemma (che compie giusto un mese) e al piccolo Ulisse (ovvero Tatinobis, nato pochi giorni fa). E già che ci sono fanno anche i complimenti alla piccola Chiara, che sembra aver già chiaro che cosa intende fare da grande.
Giogiò e il morso della cicogna
Lo ha scritto Stefania il 28 gennaio 2007 in Cuore di mamma ● 2 commentiDurante l’ultimo degli utilissimi incontri al consultorio, ho appreso due cose interessanti.
La prima è che è più che normale che verso i 5-6 mesi il bimbo abbia un rallentamento momentaneo della crescita, tipo aumentare di soli 40-90 grammi in una settimana.
La seconda è che il nostro “barattolino di pelucchi” non ha, sulla nuca, un’irritazione dovuta al caldo come pensavo, ma un innocuo angioma che sparirà da solo con l’ispessimento della pelle. Di solito questo fenomeno può comparire anche fra le sopracciglia. Ma solo quello sulla nuca ha il romantico nome di “morso della cicogna”. Senz’altro, nel nostro caso, si tratta di quella che volava sulle nostre teste alla fine del matrimonio dei nosti amici Federica e Simone!
Una personcina che ti cambia la vita
Lo ha scritto Stefania il 26 gennaio 2007 in Cuore di mamma ● 0 commentiIl nostro cucciolino, da piccolo tubino digerente, sta diventando una continua sorpresa. So per certo che non mi pentirò mai del tempo passato accanto a lui e, ogni qualvolta devo occuparmi di qualche emergenza improrogabile, sento distintamente che l’unica cosa che voglio veramente è stare con lui. Oddio, sto diventando una mamma-chioccia? AAHHH!
L’importante è che nessuno si sogni mai di soprannominare Giogiò con l’espressione che avevano usato con me alla sua età (mia madre ne va fiera) , “il codino della mamma”!
Ora scrivo io
Lo ha scritto Giorgio il 26 gennaio 2007 in Sguardi di bimbi ● 4 commenticccchbffdffvfrry cdqsdddddddddd zaaaaaat nnnne3 xx cxz
(Mamma Stefania: Che cavolo avrà scritto? Declino ogni responsabilità…)
Ma benedetti pannolini!
Lo ha scritto Sergio il 25 gennaio 2007 in Cuore di papà ● 8 commentiAllora: gli ottimi Moltex ci hanno lasciato a piedi. La terza misura è l’ombra della seconda, tiene poco e chiude malissimo. Come se non bastasse, li hanno appena ridisegnati, ovviamente peggiorandoli ancora.
Tocca tornare ai Pampers Sensitive New Baby, che finora nella nostra esperienza sono quelli che chiudono e trattengono meglio. Se non fosse che alla Pampers hanno questa sfolgorante passione per il bianco, nel nome del quale se ne sbattono degli effetti sulla pelle del bimbo (arrossamenti a non finire). E neppure l’odore è un granché, non appena il pargolo produce quel che deve produrre.
E allora via con i Chicco, ma con questi al primo tentativo abbiamo subito allagato il letto. Per scrupolo proveremo i due Pampers che troveremmo con facilità sotto casa, senza attraversare ogni volta la città apposta (SoleLuna e NewBaby). E siamo sulle tracce dei pannolini dell’Ipercoop e del Lidl, consigliati da altre mamme.
Esperienze o consigli in proposito?
E, a prescindere, mi chiedo: è possibile che in commercio ci siano così tanti prodotti nella migliore delle ipotesi insoddisfacenti e nella peggiore incuranti tanto del benessere delle terga di mio figlio quanto dell’ambiente?
Piedino…tte
Lo ha scritto Stefania il 12 gennaio 2007 in Cuore di mamma ● 0 commentiStamattina, durante il cambio delle cinque, Giogiò ha definitivamente scoperto i suoi piedini. Ha incurvato la schiena, alzato le gambine e tac!, il contatto è avvenuto. Io l’ho guardato estasiata e divertita al contempo. Ero anche stremata, ma a quel punto non mi importava più che fosse la seconda volta che si svegliava nel cuore della notte.
Praticamente una giungla
Lo ha scritto Stefania il 30 dicembre 2006 in Cuore di mamma ● 2 commentiAl momento il mondo di Giogiò è popolato da, in ordine di comparizione:
– Uga la Tartaruga che ci aiuta a misurare la temperatura dell’acqua e fa il bagnetto con lui ogni sera;
– Prugna la Spugna, che credeva di nascere vegetale e invece si è ritrovata ad essere una spugnetta che crea tante cascate magiche per Giogiò;
– ultimamente si è aggiunta anche Lella la Paperella, che nuota beata inseguendo Uga e Prugna. La gara tra le tre è ancora aperta e ogni sera assume nuovi risvolti impensati grazie a mosse astute delle tre concorrenti;
– il Natale ha arricchito la galleria con Rennata, la Renna appunto. Fedele compagna di Babbo Natale, è una marrone naturale sbaciucchiona i cui anni non si contano più, essendo l’assistente di Santa Claus sin dall’inizio dei tempi. Gira con il naso rosso e la sciarpa al collo, che non si sa mai;
– Ippo-Ippo è l’Ippocampo colorato e caciarone, che ha il musetto che ricorda la tetta della mamma, dato che finisce sempre ciucciato da Giogiò;
– Nannoso lo stiamo ancora studiando. Per ora ci sta accanto nel lettino, ma non si è ancora capito come faccia a suonare e illuminarsi;
– Dodo è il vecchio amicone della nanna: Giogiò lo guarda e si tranquillizza quando viene adagiato nel lettino dalla mamma;
– L’Orsacchiotto Lunatico suona per noi la sera. Indossa sempre il pigiamino prima di noi (ma quando se lo metterà?) e un buffo cappello da notte. Ci aspetta a cavalcioni sulla luna gialla a stelle verdi e ci delizia con una musichetta dolce dolce;
– la Giostrina degli ortaggi e della frutta è la nostra preferita: quando ci svegliamo stiamo per interi minuti a fissare, alternativamente, l’ananas e la carota. La differenza tra i due è sottile e per ora ancora ci sfugge, ma presto la capiremo appieno;
– appeso alla carrozzina c’è un sole con le apine e gli orsacchiotti di nonna Silvia, tutti impettiti col fiocchetto al collo e che alle volte mostrano le terga a Giogiò… chissà cosa vorrà dire?
– il sisìn di nonna Laura è il calmante delle situazioni estreme e apparentemente irrecuperabili, con le sue tre campanelle colorate e rumorosissime e lo stelo lungo lungo. Ovviamente neanche queste sfuggono alla ciucciata quotidiana;
– Ettore, il bambolotto di zia Gioi, lo stiamo ancora studiando; si sa solo che fa gran discorsi con accento bolognese;
– Lalla la Palla è dovuta finire in lavatrice tanto è stata usata e non si sa se la mamma avrà pietà di lei, visto come ha conciato le ultime cose che ha “lavato”. Speriamo non voglia buttarci anche Giogiò!
E ovunque voi siate, buon Natale
Lo ha scritto Giorgio il 24 dicembre 2006 in Sguardi di bimbi ● 4 commentiLost in translation
Lo ha scritto Sergio il 11 dicembre 2006 in Cuore di papà ● 1 commentoAl piccolo naufrago sta montando l’urgenza di comunicare. Quando è seduto con noi a tavola, soprattutto: chiacchiera per diversi minuti guardandoci dritti negli occhi, la faccia seria seria come chi ha da importanti concetti da condividere. La lingua tuttavia, benché fluida e piuttosto articolata nell’intonazione, ha in lui l’unico solo esegeta titolato. Così noi stiamo al gioco e cerchiamo di interpretare, ma è la lotteria delle risposte plausibili e noi vinciamo di rado. Lui dopo un po’ si rabbuia, a volte si lascia sfuggire un moto di stizza; poi, preso atto dell’evidente inferiorità delle forme di vita nel pianeta Casa, se la mette via e ricomincia a ciucciare le mani.
Quattro mesi lui, un anno noi
Lo ha scritto Sergio il 6 dicembre 2006 in Cuore di papà ● 0 commentiA volte, nel tour de force lavorativo di questi giorni, mi fermo a guardare Stefania e Giorgio che interagiscono sempre più come mamma e figlio. Mi fanno tenerezza, provo tenerezza per come stiamo crescendo tutti insieme, attingendo ciascuno alle risorse dell’altro. Nell’alberino di Natale che abbiamo messo in piedi in fretta e furia rivedo questa casa com’era un anno fa, prima che Giogiò la invadesse con i suoi pianti, le sue risate e tutti i piccoli e grandi ammenicoli di un lattante. Centrimetrino si annunciava più o meno in queste ore. Quanta strada, in dodici mesi.
Promemoria per i giorni difficili
Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2006 in Cuore di papà ● 1 commentoLa vita davanti a lui è una serie di porte ch’egli deve faticosamente aprire, una dopo l’altra; e ogni porta equivale al raggiungimento di un nuovo e più progredito equilibrio. In altre parole, egli è continuamente impegnato nella ricerca di un superamento della propria impotenza.
Va da sé che in questa perenne fatica il bimbo si avvale immediatamente di tutte le facoltà che vanno sviluppandosi nella sua persona: quando i suoi occhi diventano capaci di fissare e individuare degli oggetti, egli subito guarda tutto; quando le sue mani diventano capaci di prendere, egli subito prende tutto; quando il suo orecchio diventa capace di distinguere suoni e rumori, egli subito ascolta tutto. Il bambino, potremmo dire, è come un naufrago che trovi, per esempio, un cannocchiale, una lampada e una scure; come si può pensare che non se ne serva da mane a sera per migliorare la propria situazione e risolvere i propri problemi?
A differenza del naufrago, che potrà farsi una nuova vita o essere raccolto da una nave di passaggio, e a differenza dell’esploratore che tornerà un giorno a casa sua soddisfatto delle sue imprese, il bambino non troverà mai pace né riposo nel suo cammino sulla strada dello sviluppo. Anzi, troverà ostacoli sempre più grandi, delusioni sempre più forti, dispiaceri sempre più profondi. Comincerà a cadere quando saprà camminare, a essere ingannato quando avrà imparato a comprendere il linguaggio, a essere tradito quando avrà fiducia, a essere oppresso quando entrerà nella compagine sociale. E ogni volta che cadrà, che sbaglierà, che sarà sconfitto, ingannato, tradito, oppresso, abbandonato, egli ricomincerà da capo i suoi tentativi.[Marcello Bernardi, Il nuovo bambino, pag. 172]
Piedini, manine, dentini
Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2006 in Cuore di papà ● 0 commentiMentre si avvicina il quarto mese del pargolo, mamma è alle prese col rinnovo della maternità (il periodo obbligatorio è agli sgoccioli, ma restano ancora fino a sei mesi di facoltativa) e papà ha cambiato fuso orario, spostando con profitto la sua giornata di lavoro a tarda sera. Giorgio, per parte sua, si è regolarizzato di molto, anche se una poppata notturna non gliela toglie ancora nessuno.
Inoltre sta facendo enormi progressi, giorno dopo giorno: ormai interagisce con le persone, osserva tutto con grande scupolo, sorride anche agli estranei, a volte fa perfino il vergognoso addosso a mamma e papà, fa i versi con qualunque vocale tranne la i, imbastisce abbozzi di discorso di una certa complessità (soltanto in una lingua sconosciuta), ridacchia di gusto appena gliene si presenta l’occasione. Non ha perso il vizio di fracassare i timpani degli astanti non appena sopraggiungono fame, mal di pancia, noia, disperazione e fastidi assortiti.
I piedini sono ormai sotto controllo: ha capito dove sono e come funzionano, come usarli per toccare oggetti o persone. Quanto alle manine, invece, è in piena fase di studio: passa alcuni minuti alla volta a guardare il proprio pugno stretto stretto davanti agli occhi, ma si vede che c’è ancora qualcosa che non lo convince. Il dito (le dita, a volte l’intera mano) finisce in bocca, ma sembra più un riflesso condizionato (la cosiddetta mano maternizzata) che un movimento cosciente.
È lì lì per cominciare a conoscere il mondo nell’unico modo concepibile per un lattante, ovvero assaggiandolo pezzo per pezzo; gli manca solo l’ultimo centimetro di slancio, quando anche le mani risponderanno a dovere. In compenso l’accessorio fondamentale per la suddetta esplorazione – enormi quantitativi di bava alla bocca – è già in piena produzione.
La novità dell’ultima settimana, infine, giunge con inatteso e tutto sommato sgradito anticipo. Frequente irrequietezza, dita ostinate a toccare le gengive, lingua vagante, masticazione a vuoto e scoppi improvvisi di pianto disperato sembrerebbero anticipare quello che chi c’è già passato descrive come il momento più duro per i neogenitori dopo i primi quaranta giorni: la comparsa dei primi dentini.
Pubblicità: i pannolini Moltex
Lo ha scritto Sergio il 14 novembre 2006 in Cuore di papà ● 31 commentiStimolato dall’ultimo post di Stefania (ma anche da Massimo e da altri spunti raccolti in Rete negli ultimi mesi), ho deciso che è ora che questo sito si apra alla pubblicità. E poiché chi mi conosce bene potrebbe esserne sorpreso, dico subito che sarà poca e molto particolare. La pubblicità qui sarà del tutto volontaria e basata sull’esperienza diretta. Faremo nomi e cognomi dei soli prodotti con cui ci troviamo particolarmente bene (o particolarmente male) e che crediamo utile segnalare ad altri (futuri) genitori, magari perché poco noti oppure semplicemente perché la scelta è così ampia da giovarsi di un’esperienza sul campo. Il tutto, è scontato, va preso per quel che è: un’esperienza personale ed eventualmente uno stimolo a prendere in considerazione nuovi prodotti.
Per esempio, l’altra volta – a proposito di sistemi ricetrasmittenti – avrei potuto dire che ne abbiamo provati due modelli diversi. I Radio Baby di Mebby li abbiamo riportati subito al negozio: bellissimi, compatti, ricaricabili e senza fili, peccato però che la qualita della trasmissione (per lo meno dentro casa nostra) fosse molto scarsa e la portata insufficiente perfino per raggiungere il salotto. Siamo passati al sistema Ascolta e vai di Chicco, che si comporta un po’ meglio, malgrado i limiti di cui s’è già parlato.
Tornando ai pannolini. La premessa necessaria è che a noi pesava parecchio l’idea di immettere nell’ambiente qualcosa come 200/300 pannolini al mese, ben sapendo che il classico pannolino da bimbo bello e asciutto reclamizzato in tv è una piccola bomba ecologica. Colpa soprattutto degli sbiancanti che rendono la cellulosa immacolata e colpa del gel assorbente, che una volta raccolti i liquidi dà vita a una poltiglia di rara resistenza. Intendiamoci: tutto, in un modo o nell’altro viene smaltito, come si affrettano a dire i produttori più famosi, tuttavia il costo e la complessità possono essere molto diversi. Le alternative sono due: i pannolini riutilizzabili e i pannolini usa e getta (un po’ più) ecocompatibili.
La prima ipotesi ha dalla sua un vantaggio rilevante: il costo. È vero che acquistare lo stock di partenza – non meno di una ventina di pezzi, più le relative salviette usa e getta – di una delle varie serie disponibili (Popolini, Ciripà e simili) è di per sé un piccolo investimento, ma se si considera l’uso prolungato nel tempo l’impatto economico complessivo sulla famiglia del pupo si riduce fino a un quarto rispetto a quello che verrebbero a costare i pannolini usa e getta tradizionali. Per contro, va messa in conto la necessità di lavare in continuazione le basi riutilizzabili (con il conseguente costo economico e ambientale, va da sé) e prevedere un sistema sufficientemente igienico per conservare quelle sporche tra un carico e l’altro (che in una casa dagli spazi ristretti può essere una bella scocciatura). Inoltre i pannolini di questo tipo tendono a essere, benché in cotone naturale e dunque adatti al contatto con la pelle del bimbo, molto ingombranti, dando ai bimbi quella goffaggine ben riconoscibile nelle foto della nostra infanzia. Noi, dopo aver considerato tutti questi elementi e valutato la nostra situazione logistica (anche e soprattutto in un periodo di forte stress, com’è quello che segue al parto), abbiamo accantonato questa possibilità, che resta tuttavia una delle migliori sotto tutti i punti di vista.
La seconda ipotesi l’abbiamo trovata in un bel negozio di articoli naturali ed ecologici di Udine (CeBi in viale Tricesimo, per chi abitasse in zona). Si chiamano Moltex e vengono dalla Germania. Non sono ben distribuiti in Italia, quindi non è facile trovarli se non in negozi specializzati e al limite in qualche farmacia; anche il prezzo, di conseguenza, ne risente. Il distributore italiano non spreca coordinate sul proprio sito, né risponde alle email. Tuttavia, avendo un po’ di pazienza, si possono trovare offerte interessanti (anche online) oppure, accordandosi col negoziante in vista di acquisti regolari per un paio d’anni, si possono raggiungere sconti ragionevoli. A conti fatti – visto che le confezioni costano di più, ma contengono anche molti più pannolini – noi per ora non stiamo spendendo più che a comprare i classici Pampers, Huggies o simili. Di buono c’è che il residuo disperso nell’ambiente è in gran parte biodegradabile e la cellulosa non trattata scongiura anche molti rischi di arrossamento della pelle del bimbo.
Aggiungo che, nella nostra esperienza, i Moltex – anche nella misura più piccola – non si sono rivelati ideali per i primissimi giorni (in cui il sistema filtrante a rete dei Pampers New Baby Sensitive è decisamente migliore). Ma una volta passato il primo paio di mesi si rivelano perfino più contenitivi e assorbenti di altri prodotti più famosi. Poi ogni bimbo è un caso a sé, e sta ai genitori trovare la combinazione ideale. Questa è soltanto la nostra esperienza.
(Qui altre opinioni)
Venti cose che nessuno dice mai
Lo ha scritto Stefania il 10 novembre 2006 in Cuore di mamma ● 16 commentiÈ tragicamente vero che un bimbo non nasce munito di libretto di istruzioni. Non c’è nessuno – per quanto tutti ci provino o pensino di farlo – che ti dica come prepararti per il grande giorno del parto o come affrontare le urgenze quotidiane del dopo, quando sembra che il tempo per se stessi sia stato inghiottito in un buco nero e ogni mossa del pargolo sia un’emergenza nazionale. In questi ultimi dodici mesi (nove di gravidanza e tre con il nostro mezzo metro) sono praticamente sopravvissuta a suon di passaparola, salvata dalle dritte di amiche stupende o di un’ostetrica che sa il fatto suo.
Essando arrivata viva al traguardo dei tre mesi e avendo avuto una gravidanza e un parto che meritano un cero di ringraziamento alla Madonna, mi sento di tirare due somme e fare un riassunto delle cose che ho trovato preziose o anche solo utili fino ad oggi, anche alla luce di quattro corsi preparto (di yoga, di nuoto, dal ginecologo e al consultorio). Così, io le butto là.
– Frequentare un corso in piscina di preparazione al parto il più presto possibile per allenare la muscolatura, sciogliere le tensioni, sentirsi nello stesso elemento liquido in cui si trova il frugoletto, apprendere a spingere sia trattenendo il fiato (come vogliono che si faccia in ospedale) sia espirando (come sarebbe raccomandabile per una dilatazione più dolce), interiorizzare la respirazione “ad arco” (8 tempi di inspirazione e 4 di espirazione, poi 6 e 3, 4 e 2, 2 e 1 e viceversa, seguendo le future contrazioni nel picco del 2-1 e recuperando le forze durante i tempi lunghi)… e perchè è difficile che ti ricapiti di poterlo fare in futuro!
– imparare a visualizzare, anche grazie a un corso di yoga. Ciò significa che, specialmente se, come me, non si desiderano epidurali o altri interventi medici, durante le eventuali fasi impegnative del parto si sarà in grado di estraniarsi pensando alle contrazioni come onde che si infrangono sulla battigia (come appunto sarebbe opportuno indicarle secondo Leboyer), sentirsi immerse in piscine tropicali o su montagne innevate;
– usare fin dagli ultimi giorni di gravidanza le coppette paracapezzoli d’argento, tuttora le mie migliori amiche. Completamente diverse da quelle di silicone, stoffa o plastica, preparano il capezzolo dandogli la forma che dovrà avere durante l’allattamento ed evitano che un rossore o un’irritazione diventino ragadi o altro, grazie alle loro proprietà antisettiche e disinfettanti (costano parecchio di più, ma valgono ogni centesimo);
– massaggiare il seno prima del parto (sotto la doccia con un guanto di crine, o dopo con un asciugamano e poi con olio di mandorle, torturandolo un po’ per cercare di renderlo più resistente, sempre che non ci siano avvisaglie di parto perchè stimolare il capezzolo aiuta la produzione di ossitocina, l’ormone che provoca il travaglio) e dopo il parto (sempre con olio di mandorle, per evitare smagliature e, con la montata lattea, per evitare ingorghi di latte);
– procurarsi la tintura madre di echinacea e calendula per fare impacchi o sciacqui con acqua per rinfrescare e cicatrizzare la parte in cui siano stati dati punti di sutura (nel mio caso dovuti al fatto di non aver potuto scegliere la posizione in cui partorire, anche visto che siamo arrivati in ospedale venti minuti prima che Giogiò uscisse!). Utile anche preparare delle garze sterili imbevute di qualche goccia di olio, essenza di lavanda e tintura madre di calendula da mettere… lì dopo il parto;
– fare massaggi con il famoso olio per il perineo durante le ultime settimane di gravidanza;
– fare ginnastica quotidiana per favorire l’allargamento del bacino e l’elasticità dei muscoli delle gambe, in primis l’esercizio di accucciarsi sui polpacci tenendo i talloni a terra, come spiegato nel “Manuale del parto attivo” di Janet Balaskas;
– lavorare fino all’ultimo, se si può e si riesce, così la testa resta occupata e non elucubra pensieri strani e si ha più tempo dopo per stare con il cucciolo, che è l’unica cosa che si ha voglia o modo di fare;
– leggere solo libri positivi e rassicuranti, possibilmente scritti da ostetriche (fra tutti, io consiglio “Venire alla luce e dare alla vita” di Verena Schmid, “La gioia del parto” di Ina May Gaskin e “L’arte del respiro” di Frédérick Laboyer);
– continuare a mangiare un po’ di tutto – salvo controindicazioni per scongiurare toxoplasmosi o altro, ovviamente – cosicchè il baby riconoscerà e apprezzerà più gusti e sapori durante l’allattamento;
– chiamare un’ostetrica di fiducia che ti stia accanto perlomeno durante il travaglio (se non si opta per il parto in casa, che oggi vedo come la miogliore alternativa in assenza di “case del parto” in zona). A tal proposito, non ringrazierò mai abbastanza Barbara per la sua discreta presenza, i validi consigli e il paziente supporto che mi/ci ha dato;
– non fissarsi sul volere il parto in acqua (come avevo fatto io), perchè in quel momento hai bisogno solo di avere persone positive accanto e tanta concentrazione;
– prima di stimolare il parto con ossitocina artificiale o prostaglandine (il famoso gel) usati negli ospedali, dare una chance all’olio di ricino. Al contrario delle ostetriche, i medici dicono che non c’è alcuna evidenza scientifica (né, per contro, alcun effetto collaterale), tuttavia la mia vicina di letto, oltre termine alla quarantaduesima settimana, ancora mi ringrazia di averle passato sottobanco la mia boccetta di olio;
– respirare “a cagnetto” (avete presente?) quando ti dicono di non spingere perchè la dilatazione non è ancora sufficiente, specialmente se ci si trova in macchina in corsa verso l’ospedale o nel lentissimo ascensore della clinica!
– stare ferme e soprattutto supine durante il travaglio è il modo migliore per sentire dolore e rallentare il tutto. Allora, che fare? Camminare, far ondeggiare il bacino, scambiare quattro chiacchiere con il marito e appoggiarsi a lui quando serve…
– cercare, durante il parto, di rilassare i muscoli della bocca (direttamente collegati con il perineo) ridendo, cantando, muggendo (sì, avete letto bene), ululando…
– visualizzare il perineo che si apre e ripetere un mantra tipo “divento enorme, mi apro come il burro…” o altro;
– fare impacchi caldo-umidi o impacchi di ricotta, quest’ultima debitamente lavorata con un cucchiaio e non applicata a blocchi come invece ho fatto io (la famosa “tettonica a zolle”!). I primi sono utili per disinfiammare il seno dolorante se la montata lattea è improvvisa e troppo abbondante. I secondi possono alleviare strani dolorini quando nessuno sa capirne la causa (ovvero una volta escluse mastite, candida ecc.);
– se il latte scarseggia o si teme che cali, prima di ricorrere alle famose aggiunte, provare con la tisana di galega (detta anche “erba mucca”, guarda caso), solitamente unita a cumino, finocchio, fieno e anice, tutti ingredienti che aiutano a evitare le coliche per il bimbo e rendono piacevole il gusto. Utilissimo è anche un massaggio shatsu: pare strano, ma può persino stimolare la produzione di latte;
…ma soprattutto non sentirsi né comportarsi mai come se la gravidanza fosse una malattia!
E volentieri pubblichiamo
Lo ha scritto Sergio il 9 novembre 2006 in Cuore di papà ● 2 commentiStamattina Giorgio ha ricevuto un’email da Gabriele:
La cara ragazza che vi ha scritto questo commento e che ha una vera adorazione per i bimbi, è in ospedale: era in attesa di un trapianto che è finalmente arrivato domenica. Fin qui tutto bene, anzi si sta riprendendo assai velocemente tanto da sorprendere gli stessi medici. Non so se siete credenti o meno, ma credo che un pensiero per lei sarebbe d’aiuto dato che la strada per la guarigione è ancora lunga. Se poi volete, le trasmetto qualche parola da parte vostra.
Noi abbiamo affidato le nostre parole e i nostri sorrisi al gentile messaggero, che glieli farà avere. Aspettiamo al più presto Natascia su queste pagine, e nel frattempo la accompagneremo idealmente durante il suo grande viaggio. Se poi qualcuno sentisse il piacere di aggiungere qualcosa, i commenti di questo post sono a disposizione.
