Archive for giugno, 2006

Controllati i livelli, si vola

giovedì, giugno 29th, 2006

Oggi controllino periodico: tutto ok. Giogiò è ormai definitivamente in corretta posizione di lancio. Peso e misure sono nella norma: non è un gigante, ma in questa fase non ci dispiace affatto. Tutti i valori sono buoni. In mattinata abbiamo avuto un colloquio per concordare la possibilità di donare il sangue del cordone ombelicale (ricco di cellule staminali), che verrebbe raccolto, congelato e inviato all’apposita banca specializzata di Padova per ricerche o donazioni a malati di leucemia. La pratica è meno scontata del previsto, a causa dei numerosi requisiti richiesti e delle variabili incontrollabili fino all’ultimo, ma siamo convinti che valga la pena provare. Dal nostro punto di vista l’unico inconveniente è che, per effettuare il prelievo, il cordone deve essere tagliato immediatamente, mentre altrimenti si attenderebbe la fine delle pulsazioni per un paio di minuti, rendendo meno traumatico per il bimbo l’inizio della respirazione autonoma.

Già che c’eravamo, abbiamo chiesto e ottenuto di fare un giro in sala parto. Sarà stato per le ostetriche simpatiche e particolarmente disponibili, sarà che oggi tutto l’ospedale ci sorrideva, ma l’impressione è stata meno negativa del previsto. L’ospedale cittadino sta recuperando alla grande sulla vasca per il travaglio di Oderzo. Tanto più che la prenotazione di un appuntamento di routine nella clinica trevigiana si è rivelata più sconcertante del previsto. Vedremo.

E dunque, certificato il certificabile, domattina approfittiamo dell’ultima settimana in cui le compagnie aeree concedono a Stefania di volare per fare una toccata e fuga in Belgio, ad Anversa, a festeggiare degnamente Giulio, Dirk e la loro unione. Noi ai brindisi aggiungeremo un piccolo motivo in più: secondo il particolare calendario panzoso, domani termina l’ottavo mese ed entriamo ufficialmente nel nono. Il conto alla rovescia comincia a farsi davvero emozionante.

Esercitazioni

mercoledì, giugno 28th, 2006

Tre di notte, su per giù. Lui, girandosi nel letto, recupera coscienza per un istante. L’istante sufficiente a capire che lei è sveglia e lo sta guardando interrogativa.

– (frase non intelligibile)

– …ronf.. eh.. euhmmww… uh?!

– …contrazioni da più di mezzora…

– …mmmh… …ronf …ahum… …’trazioni…?

– Sì, da mezzoretta, che fastidio.

– …uhmpfcspst…

– Dammi una mano.

– ..ehmmmw?!

– La mano!

– …mahnho?!

(Lei prende una mano di lui e l’appoggia sulla pancia).

– …ugdssfnmmt?

– Mi fa bene la tua mano calda sulla pancia. Ecco, sta già passando…

(Lui fa appena tempo a sentire la pancia tesissima di lei, che in pochi istanti si rilassa completamente. Il pensiero “Potente!” parte dal sistema nervoso periferico, ma si perde prima di arrivare al cervello e viene ritrovato soltanto la mattina successiva. Si addormenta e si riveglia più volte, incerto tra la dimensione profonda da cui è stato strappato e la valutazione della situazione.)

– Ecco, passato. È durata molto questa volta.

(Gli restituisce la mano, di fatto risvegliandolo.)

– …’shhtmoptrrrp…?

– Tutto a posto, tranquillo.

– …ahumm… ‘ene.. zzzzzzrrrrronffffff…. (Zot.)

Ho come il sospetto che dovremo rivedere al più presto il piano di emergenza.

Incontro di panze

domenica, giugno 18th, 2006

Incontro di panze

Giulio (nella pancia a sinistra) e Giorgio (nella pancia a destra) commentano quanto fossero piccanti i buonissimi spaghetti ischitani cucinati dal papà del primo. Sullo sfondo, ancora accaldate dal peperoncino, le loro mamme sorridono.

I baci di Jacopo

sabato, giugno 17th, 2006

I baci di Jacopo

Da Vasanello, in provincia di Viterbo, Jacopo (4 anni) manda i suoi saluti al “cuginetto” in arrivo.

L’accrescimento

martedì, giugno 13th, 2006

Il clima era un po’ surreale – la dottoressa scherzava con la segretaria che scherzava con la tirocinante, tanto per restare sul leitmotiv del periodo – ma dicono che Giogiò cresce bene, tutte le curve sono nella media e tutti gli organi interni si stanno sviluppando come dovrebbero. Oggi, infatti, era il giorno dell’ecografia di valutazione dell’accrescimento, una sorta di richiamino della morfologica per controllare che tutto proceda regolarmente. Il bimbo è già in posizione cefalica, ovvero in corretta posizione di lancio con la testa all’ingiù e rivolta verso la spina dorsale della mamma: in genere, dopo la 32 settimana, è difficile che si spostino da lì. Lo spazio comincia a non permettere a Giogiò grandi manovre, in compenso quel poco che può muovere lo dimena con piacere in questi giorni. Non ci hanno dato misure complessive, ma in media dovrebbe essere ormai sui 40 centimetri di lunghezza e sui 2 kg di peso.

Di tutto un po’

domenica, giugno 11th, 2006

L’aspirante papà qui è travolto dal lavoro, boccheggia e fatica a star dietro agli aggiornamenti, tanto più che il mese di giugno si sta rivelando una specie campo minato tra imprevisti, impegni e cose da fare. Non c’è molto spazio per la concentrazione e per il gusto del racconto, ma poco male, torneranno tempi migliori. Un po’ di sintesi, dunque.

Stefania – che in generale sta bene, è sempre molto serena sul fronte della gravidanza e ha chiesto di continuare a lavorare anche per buona parte dell’ottavo mese – è stata travolta l’altro giorno dalla notifica del trasferimento definitivo al centro per l’impiego di San Vito al Tagliamento, un paesino a 20 chilometri da Pordenone. Di fatto è una notizia positiva e attesa, anche se per un attimo è sembrato che potesse essere ancora migliore: perlomeno non corre più il rischio di finire isolata a una provincia da qui quando la Regione, con il consueto sprezzo per i suoi dipendenti, imporrà la mobilità coatta verso i rispettivi enti provinciali a lei e a tutti i suoi colleghi. Se tanto dev’essere, che sia Pordenone almeno.

Il trasferimento era nell’aria, ma non era atteso così presto, non prima della sua entrata in maternità quanto meno. Il che costringe la futura mammina a fare i conti con il suo ennesimo trauma da distacco da un lavoro che bene o male, come suo solito, si è fatta piacere. È il terzo in tre anni, in effetti. Mi fa una gran tenerezza vederla costruire per mesi un castello di carte fatto di dialogo, di buon senso e di incontri inaspettati, su cui un destino poco garbato decide di soffiare non appena lei si ferma un secondo per contemplare i risultati della sua fatica. Ma tant’è, la vita è un cerchio no? Allora anche questo avrà un senso.

Come se avesse davvero tutto questo tempo per pensarci, peraltro. La mammina-to-be continua a trovare corsi, corsini e corsetti in cui si tuffa con grande gioia, coinvolgendo in alcuni di questi un maritino compiacente ma ormai allo stremo della sua concentrazione. Se non ne dimentico qualcuno, al momento ci sono il corso nello studio del ginecologo, il corso del Consultorio, il corso in piscina (con annessi incontri di approfondimento), il corso di yoga preparto e canto carnatico e gli incontri di informazione nei reparti dell’ospedale. Questo si traduce in un’agenda piuttosto fitta di impegni, che spesso si sovrappongono tra loro. Dice: che cosa faccio oggi, vado in Consultorio e poi in reparto passando dalla piscina oppure rinuncio e prima di andare dal ginecologo faccio mezza lezione di yoga? Non le serve un marito, le serve un personal trainer.

Che poi l’aspetto più interessante di questi corsi, o almeno degli incontri a cui partecipo anche io, è quello umano. Mi diverte osservare le altre coppie, che in genere sono in preda a un’ansia incontrollabile, poco consapevoli di quello che aspetta loro e molto spesso di pessimo umore. Lei in genere ha l’orecchio selettivo: di un racconto piuttosto affascinante su come il corpo umano abbia previsto quasi tutto e si adatti in modo naturale per favorire il passaggio di un cocomero da un buco largo quanto una zucchina, lei riconosce soltanto le parole dolore, paura e anestesia. Lui esiste in quanto soggetto passivo, parcheggiato in un angolo a pensare agli affari suoi: capisci che è sveglio perché di tanto in tanto sbadiglia o digrigna i denti all’indirizzo della sua compagna.

L’altra implicazione è che tra le partecipanti più sveglie cominciano a circolare informazioni incontrollate sulle strutture più ambite in cui scodellare il proprio pargolo. Così, se finalmente avevamo risolto l’amletico dubbio tra la piccola clinica dietro casa e l’ospedale cittadino a favore di quest’ultimo, ora si apre seriamente la possibilità di finire i giorni della gravidanza a Oderzo, provincia di Treviso, ventisette chilometri da casa, dove leggenda tramandata di puerpera in puerpera vuole che l’ottimo reparto locale sia dotato di vasca per il travaglio in acqua e pareti colorate. In attesa di maggiori dettagli e dell’immancabile gita sul posto, il padre-wannabe rema sottilmente contro adducendo futili motivi ostativi, pur di non consegnare il suo pargolo alle ostili anagrafi venete. Lei fa altrettanto in senso contrario, provando a far ragionare l’irrazionale marito sul fatto che in pieno agosto, quando arriverà il momento di andare in ospedale con una certa solerzia, è molto più facile restare bloccati in un ingorgo sulla circonvallazione interna di Pordenone piuttosto che correre direttamente in un’altra provincia di un’altra regione su una delle strade più trafficate della zona. Dentro la pancia ho il sospetto che Giogiò si stia facendo un’idea abbastanza chiara sui suoi genitori.

Nel frattempo, pian pianino stiamo cominciando a preparare il nido di Giorgio. La stanza che per un paio d’anni è stata il mio studio è quasi svuotata e a giorni sarà ritinteggiata (in tinte che l’imbianchino dovrà miracolosamente riuscire a ottenere in base alle richieste di Stefania, alle obiezioni mie e a ciò che prevede la bibbia del feng shui con cui Stefi gira minacciosamente per casa da tempo, spostando pesci di terracotta da una camera all’altra). L’altro giorno abbiamo ordinato un mobile angolare e una cassettiera (…omissis le parti in cui lui parcheggia nei pressi del negozio più conveniente giusto sotto un cartello di divieto, bruciando in meno di mezzora lo sconto previsto…), oltre a una deliziosa fascia adesiva per il muro (che, sono certo, piacerà molto a Saretta). Da Bologna, poi, arriverà in prestito anche il lettino su cui sono già cresciute Claudia e Beatrice, le “cuginette” di Giogiò, e che a suo tempo fu amorevolmente riverniciato in giallo da babbo Mauro e zio Patrizio.

Infine, è ormai definito anche il nostro brevissimo e ormai imminente fine settimana vacanzoso. Insieme a tanti amici – e sul filo delle settimane di gravidanza entro le quali le compagnie aeree consentono di volare – andiamo ad Anversa a festeggiare il matrimonio di Giulio. Ma questa è un’altra storia, su cui torneremo.

…che bevve l’acqua, che spense il fuoco…

mercoledì, giugno 7th, 2006

Ieri sera al corso sul travaglio c’era un dottore che dallo schermo sulla sua scrivania ci faceva vedere il filmato di un dottore che dallo schermo sulla sua scrivania mostrava a due pazienti degli schemi. È un mondo organico, lo diciamo sempre noi.