Ieri sera a cena con Massimo, Massimo e Greta si parlava di ansia. Greta ammirava la facilità con cui Stefania e io siamo passati dal desiderio all’attesa, notando come invece sia difficile conciliare una vita frenetica, un lavoro che genera stress, una casa da costruire e il via e vai di soldi con la voglia, seppure intensa, di avere un bambino. Le rispondevo che, pur non avendo ricette e pur ritenendo la nostra una felice combinazione di momenti e di coincidenze (come poi è sempre una gravidanza), secondo me tutto è riconducibile a una questione di scelte. Ogni scelta incide a cascata su tutte le successive, mentre noi siamo impegnati a scaricare all’esterno le responsabilità delle nostre tensioni. In realtà sono convinto che possiamo scegliere il carico di preoccupazioni che siamo costretti a portarci dietro giorno per giorno: è un incastro di priorità, e – notavo ancora una volta – le mie sono profondamente cambiate in questi ultimi mesi.
Il mio bagaglio di cose materiali si sta enormemente alleggerendo. Il matrimonio, Bali, la visione della vita che Stefania condivide con me hanno profondamente ridefinito il mio atteggiamento. E, sebbene in questi giorni il lavoro invada di nuovo spazi che non gli competono, sono pronto a rifiutare qualunque incarico mi impedisca di vivere qui e ora ciò che ritengo importante. Certo sono fortunato, faccio un mestiere che è molto compatibile con la mia visione del mondo, ho ampi margini per considerarla un’espressione di me prima che un modo per procurarmi quanto mi serve per vivere. Inoltre posso adeguarla con facilità ad altri impegni. È parte della mia vita, non ostacolo alla mia vita.
Ho fatto in modo che fosse così: ho fatto scelte, ho corso rischi, sapendo che comunque tutto quanto era necessario lo avevo già, e per il resto non sarebbe mancata una soluzione. Quella che due anni fa era solo un’intuizione spaventata, oggi è una realtà in cui vivo con soddisfazione: fa più timore quando devi invertire la rotta, poi ti accorgi che tutto assume un senso, tutto è funzionale, tutto è molto più semplice di come te l’eri immaginato. È un percorso di sottrazione, in cui nulla è davvero necessario. Nemmeno una casa di proprietà, tutto sommato: benché abbia sempre pensato che mi piacerebbe da matti costruirla con le mie mani, motivo per cui oggi invidio Greta, in questo momento la vivrei come un passo più lungo della mia gamba, una scelta che mi costringerebbe in un tunnel di altre scelte e da cui per mesi e mesi potrebbero scaturire solo preoccupazioni e stress. Preoccupazioni e stress non sono adatti a questo periodo. Lo saranno forse più avanti, ma allora probabilmente non li chiameremo né preoccupazioni né stress.
Ora è il tempo all’accoglienza del nuovo membro della nostra famiglia. E nulla che non sia funzionale a questo è davvero importante.