Archive for luglio, 2008

Che dire?

venerdì, luglio 18th, 2008

Due episodi.

L’altro giorno Sergio era andato a Milano con il treno delle 6. Io, affannata, dico a Giogiò: “Amore, sbrigati, devo andare al lavoro! Ci sono i tati che mi aspettano…” e lui, puntandosi il ditino al petto: “Io tato!”. Senza parole.

Stamattina dò una fetta biscottata a Giogiò. Lui lecca la marmellata di fragole e mirtilli e ad un certo punto si ferma perplesso e dice “Mamma, NEO!”. Era un mirtillo!

Grandi passioni

venerdì, luglio 11th, 2008

Sì, bello l’aereo che vola. Forte l’automobile, certo. Sì sì, divertenti pure le gru che lavorano sotto casa. Ma vuoi mettere la mo-to? La grande passione di Giorgio, al momento, è la motocicletta. Non c’è affare semovente su due ruote che passi inosservato nell’arco di un chilometro da lui: lui le moto le sente, le vede, le presagisce anche quando nessuno intorno a lui ci ha ancora fatto caso. Ogni cinque parole che escono dalla sua bocca non meno di tre sono mo-to. All’occasione tutto diventa moto, ogni giocattolo supplisce l’urgenza di cavalcare e impennare, motoreggiando con la bocca. Così come ogni copricapo diventa in un istante cahcco, casco.

Il terrore dei genitori è un angolo del centro città dove tradizionalmente si raccolgono i motocicli dei giovani rampanti del circondario: ci finiamo per caso, senza pensarci, e ogni volta non riusciamo ad andarcene prima di aver visto uno a uno tutti i modelli, innervosito (o divertito, in base al carattere) i rispettivi proprietari, fatto ogni sorta di capricci per l’impossibilità di impossessarsi di almeno il più scionchio di quegli oggetti del desiderio. E così ovunque per strada: appena vede qualcuno a cavalcioni di qualcosa di appena più strutturato di una bicicletta, prova ad attaccare bottone. Se ce l’hai in braccio lo senti: freme dalla testa ai piedi.

È evidentemente la sua grande passione. Sua perché nessuna delle persone di famiglia che frequenta abitualmente possiede un moto, né ci risulta abbia avuto di recente particolare predisposizione per le due ruote. Di sicuro non i suoi genitori. Nemmeno negli ambienti extrafamigliari che frequenta durante il giorno abbiamo notato stimoli particolari in questo senso. Nasce da lui, curiosamente. C’è l’ha dentro. Ha le pose e le movenze del motociclista consumato, addirittura. Cose che, se già a volte ti ritrovi possibilista sui bagagli ereditati da vite precedenti, ti fanno pensare un po’.

Di fronte a tanta motivazione c’è poco da fare. Non incentiviamo, non remiamo conto. Tutt’al più cerchiamo di investire in quelle che chiamiamo dosi omeopatiche. Modellini di motocicletta di tanto in tanto, qualche concessione nel guardarle da vicino e a volte sedervici sopra. Tanto che non gli nasca il puntiglio per frustrazione, insomma, confidando che nel tempo si dedichi ad altro. Perché, è ovvio, il genitore non appassionato pensa subito alle gare di minimoto per cinquenni e gli vengono i capelli dritti.

C’è un precedente a favore dei matusalemme di turno. Narrano le cronache di famiglia che il papà di Giogiò presentasse le stesse reazioni di profondo sconvolgimento psicofisico di fronte a ogni sorta di ruspa, scavatrice, elicottero o carrello elettrico di servizio nelle stazioni ferroviarie. E, a quanto pare, non sono diventato operaio edile specializzato, non ho preso il brevetto di volo né lavoro in ferrovia. Pur continuando ad ammirare segretamente chi è capace di manovrare uno qualunque di quei trabiccoli, è chiaro.