Toxoplasmosi. È la prima vera parola nuova che impari in gravidanza. A quanto capisco è una malattia brutta brutta che poi si prende nemmeno così di rado (ma senza sintomi né complicazioni). Insomma, è quasi innocua. Tranne in gravidanza: in quel caso no, è molto pericolosa. Tutti ti ripetono che è molto pericolosa, tanto pericolosa, ma nessuno ti spiega bene perché. Perfino i medici fanno una faccia particolarmente crucciata e cominciano a mangiarsi le parole: «… bort… lformazion…». Ti lasciano la curiosità di saperne di più su che diavolo combini questo benedetto protozoo, che i gatti in particolare si portano in giro con allegra noncuranza.
Per noi ha la sua rilevanza, questa faccenda. Come del resto è evidente per tutti quelli che hanno gatti in giro per le case di famiglia (quattro, dai suoceri). Contavamo sul fatto che Stefania potesse averla contratta durante l’infanzia in modo asintomatico, visto che ha sempre avuto animali domestici intorno. Ma i risultati degli esami del sangue dicono che no, non ha nessun anticorpo dentro di lei, dunque è bene che d’ora in poi faccia molta attenzione. Comincio a sospettare che la combinazione suoceri, gatti, toxoplasmosi ci darà filo da torcere nei prossimi mesi.
E poi l’insalata. Mai cruda, mai meno che ben lavata. Pure lì sembra che il toxoplasma ci sguazzi, quel marrano. Il che mi accende una lampadina tra i ricordi e mi fa ripensare al periodo in cui a Milano pranzavo spesso con due colleghe incinte: mai mangiato tanta insalata. E, tra l’altro, mai visto donne tanto terrorizzate dal cibo e suscettibili verso i camerieri distratti. Ora capisco: ti mettono addosso il panico.