Archive for marzo, 2006

Primi movimenti?

sabato, marzo 25th, 2006

Mi dicono dalla regia che sfarfallii e bollicine (che sono le sensazioni tipicamente associate ai primi movimenti sensibili del bimbo) si sono intensificati negli ultimi giorni. Mi dicono che stasera, per la prima volta, il contatto è stato chiaro. La regista è ancora lì che ride per il solletico.

Un bimbo in 3D

martedì, marzo 21st, 2006

Centimetrino in 3D

Piccola anticipazione dall’ecografia morfologica di oggi. :)

Tutto prosegue per il meglio. Centimetrino misura una ventina di centimetri e ha un peso stimato di tre etti e mezzo. Abbiamo passato in rassegna organi e scheletro, è stato molto emozionante. Mentre era inquadrato ha giocato con le manine, ha abbozzato un sorriso, l’abbiamo visto deglutire e ha resistito stoicamente a gambe incrociate agli energici inviti della dottoressa a spostare mani e gambe (passi avanti anche su questo fronte: questa era simpatica come un’ortica).

È stato un mese molto intenso. Benché veder prendere forma in tre dimensioni tuo figlio mentre è ancora dolcemente accucciolato dentro la pancia della sua mamma sia un’occasione inaspettata ed elettrizzante, ora per tutti noi mi auguro soltanto qualche settimana di naturale e pacifica gravidanza al buio.

La notizia che aspettavamo

mercoledì, marzo 15th, 2006

Non abbiamo ancora i risultati completi, che saranno pronti non prima della prossima settimana, ma oggi ci è arrivata un’ottima notizia. La particolarità riscontrata nella mappa genetica del bimbo è stata ereditata da uno di noi due. Di fatto è la migliore delle ipotesi che avessimo di fronte per spiegare l’anomalia.

Noi siamo molto sollevati: per quanto ampia potesse essere la nostra visione delle cose, per quanto positive fossero le nostre sensazioni, è stata una settimana alquanto impegnativa. E lunga.

Buoni auspici

domenica, marzo 12th, 2006

Cicogne a Fagagna (vedi l'originale su Flickr)

È un bimbo!

venerdì, marzo 10th, 2006

Centimetrino è un bimbo, dunque.

L’abbiamo saputo l’altro giorno dal ginecologo, il controllo ecografico è stato molto chiaro. Dice: il sesso ve l’avevo già detto, vero? No, dottore, non ce l’ha detto ancora nessuno. Dice: ah bene, e volete saperlo? Beh, se qualcuno se ne prendesse la briga non ce ne dispiaceremmo di certo. Dice: voi che cosa pensate? Ora siamo agli indovinelli, dottore? Non lo sappiamo, ma certo la maggior parte delle persone che ci circondano hanno detto chiaramente che sarà un maschio. Dice, sconcertato: e come fanno a saperlo? Solo sensazioni, dottore, solo istinto; ognuno a modo suo. Dice, sorridendo: beh, a volte le sensazioni hanno ragione…

Mancava solo la certezza definitiva, dal momento che certo non mancano gli errori clamorosi dovuti a distrazioni assortite degli ecografisti: bimbi attesi da tutine di un rosa imbarazzante e bimbe laddove il canestro era già montato in garage. La nostra fiducia nella precisione del ginecologo era piena, ma comunque a giorni l’analisi cromosomica, contando le x e le y, avrebbe dato la certezza inequivocabile. E dunque, contate (viste, perfino) le x e le y, possiamo ufficializzare che centimetrino è, per l’appunto, un maschietto.

(Per tutte le altre questioni in sospeso, per le quali oggi ci hanno ulteriormente rassicurato, servirà almeno un’altra settimana.)

E dunque il nome sarà… (ehm, ci stiamo ancora lavorando).

Che se ci pensi bene…

giovedì, marzo 9th, 2006

Alla fine è questione di matematica. Se la guardi sotto la lente dei numeri la vita torna a sembrarti quel miracolo che in fin dei conti è, anche se ce ne dimentichiamo con una facilità disarmante.

Cavolo, ma pensaci: milioni di spermatozoi vanno all’arembaggio di un ovulo. Uno solo, nel migliore dei casi, lo feconda. In seguito alla fecondazione si scatena una specie di big bang nucleare che mette insieme il dna della madre e il dna del padre e, dopo averli centrifugati, dà vita al dna dell’embrione. Milioni e milioni di variabili anche solo fino a questo punto: buona parte dei risultati di quel big bang non è compatibile con la vita, nulla di fatto.

Poi l’ovulo si deve annidare, deve procedere in un ambiente che non sia troppo ostile, si trova alle prese con una tale quantità di variabili chimiche e biologiche da far spavento anche al più insensibile degli osservatori. Basti pensare al fatto che almeno il 50% (se non più) delle gravidanze non arriva al terzo mese, spesso senza dare nemmeno il tempo ai genitori di accorgersi di qualcosa.

Dopodiché conta le incidenze (tutte espresse in rapporti uno su qualche cosa, dove qualchecosa va da poche unità a decine di migliaia, ma stanno sempre a significare una probabilità concreta) di imprevisti ed eventi negativi in esami clinici, analisi invasive, reazioni all’ambiente in cui si sviluppa il feto. Senza contare che, pur di fronte a un feto in ottima salute, è la madre che può andare incontro a complicazioni scritte nella propria storia genetica.

Poi c’è il parto, con tutta la sua casistica di complicanze e implicazioni a diversi livelli. Un bimbo nato sano dopo una gravidanza tranquilla è già di per sé una sorta di miracolo. A questo punto entrano in gioco le variabili insite nel dna del neonato. Prima ancora di dire “bah” ha tot possibillità di avere la sindrome di down; tot possibilità di avere una delle centinaia di complicazioni spesso gravissime e dai nomi impronunciabili, che scopri solo quando riguardano te; tot possibilità di andare incontro a evoluzioni non corrette dello sviluppo.

Quindi entra in gioco la storia di ciascuno di noi, legata alla fatalità e alle condizioni ambientali, con tutte le incidenze più o meno note in fatto di tumori, di incidenti fatali, di cataclismi e di tutto ciò che qualunque giornale ci racconta senza pudore di particolari. Mi piacerebbe raccogliere tutte le statistiche che sento in questi giorni, e verso cui sono particolarmente sensibile, per dare a questa storia il senso di relatività della nostra permanenza su questa terra che avverto in questo momento.

È davvero difficile perdere tempo dietro a problemi insignificanti, se la vedi da questo punto di vista. Ciascuno di noi è una sorta di miracolo vivente, la prova di una selezione feroce, uno slalom tra calamità che ci fa essere quell’essere unico che siamo. Curioso che quest’insieme di miracoli abbia eletto a normalità la vita perfetta, l’assenza di difetti, la ricerca del superfluo.

Il grande spavento

mercoledì, marzo 8th, 2006

Ci sono giorni che ti mettono alla prova tutto intero. Vengono scossi il tuo modo di essere, la tua capacità di razionalizzare, le piccole certezze su cui cammini. È come un terremoto, forte non abbastanza per far danni permanenti, ma quanto basta per diffondere inquietudine tra le persone: ti serve qualche ora per riprendere il controllo della tua sensibilità, amplificata per ore.

Il nostro terremoto è stata una telefonata imprevista. Servono ulteriori accertamenti per completare l’analisi cromosomica sul campione di liquido prelevato con l’amniocentesi. Un problema a quanto pare c’è, ma nella generica di telefonata di contatto, non sapendo con chi stanno parlando, si guardano bene dal lasciarsi sfuggire una parola di troppo.

Io ho questa caratteristica, poco funzionale in casi del genere: mi dici soltanto che c’è qualcosa che non va e mi lasci nell’angoscia di pensarle tutte. Mi dici non va questa cosa specifica e quanto meno cerco di mettere a frutto le energie disponibili sul problema che si presenta, provando a isolarlo dalla confusione delle emozioni. Resisto a un’ansia ereditaria con tutte le mie forze, ma questa non è proprio ordinaria amministrazione. Finisci per pensare a tutte le eventualità che non hai mai davvero preso in considerazione durante i primi mesi di gravidanza, ti dai dell’ipocrita per come certe prospettive – anche solo a immaginare di trovarcisi – ti sembrino molto meno naturali, organiche, gestibili di quanto in fondo hai sempre pensato.

Tutto questo ciclo mentale procede a ruota libera mentre aspetti un paio d’ore per parlare col tuo medico, persona da cui perdi magari ore per la prescrizione di un’aspirina, ma quando serve è lucida e attenta come poche. Ci ha mandati subito a parlare con uno specialista del laboratorio di analisi, che a sua volta ha passato alcuni minuti a spiegarci nei particolari l’imprevisto. Basta chiedere alle volte. E alle volte anche gli interlocutori possono comprendere il tuo disagio.

A quanto pare, sono escluse tutte le patologie più comuni: i cromosomi sono in numero giusto, tanto per citarne una delle più critiche. Il problema è che le cellule disponibili per l’analisi sono poche, e in quelle poche non si vede molto bene. C’è un elemento sovrapposto a un cromosoma che loro non hanno mai incontrato in precedenza. Dunque nessuna conseguenza nota ma, in compenso, nemmeno alcuna certezza sulle possibili implicazioni. Ora serve innanzitutto un esame della nostra mappa cromosomica per capire se è una caratteristica ereditaria (e sarebbe un buon segno) e un processo più approfondito di analisi sulle cellule del bimbo. Per almeno una settimana non potremo comunque saperne di più.

Noi siamo tornati a casa un po’ sollevati. Quanto meno abbiamo escluso molte delle ipotesi che ci erano passate per la testa. Per il resto non possiamo fare molto, se non stare calmi e aspettare il tempo necessario. Ancora una volta Stefania si dimostra molto più brava di me: il suo fatalismo cosmico ha il potere di far acquistare a tutto una dimensione se non piacevole almeno sensata e tranquillizzante. Sarà davvero come deve essere, e qualunque cosa sarà avrà un senso. Per il bimbo e per noi.

C’è una dimensione profonda, legata alla gravidanza, che non può essere messa in discussione da alcun esame medico. Chiamiamolo istinto, o più probabilmente istinto primordiale. Ed è una cosa che senti dentro, molto oltre ogni possibile razionalità. La madre c’è tanto più vicina per natura, anche in funzione del legame diretto col piccolo che le cresce dentro. Ma tutte le persone coinvolte la possono trovare dentro di sé, con un poco di impegno e di esercizio. È in questa dimensione che senti come stanno andando le cose per davvero.

Noi, per ora, sentiamo che va tutto bene.

Come una paperella

lunedì, marzo 6th, 2006

Sabato scorso, nonostante un devastante dolore al collo, mi sono iscritta al corso di nuoto pre-parto e mi sono ricordata quanto sia adorabile lasciarsi accarezzare dall’acqua. I movimenti sono leggeri e morbidi, la testa libera, il peso inesistente (anche se ancora non percepisco alcun “fardello” in più e anche se ero la più “piatta” di tutte le future mamme).

Dopo un inizio di iperventilazione (fenomeno normale per me, mi succede tutte le volte) che mi faceva  prendere una vagonata di fiato inutile ed espirare come un motoscafo (più che semplicemente “fare le bolle”, come consigliava l’istruttrice), ho immaginato di essere un pesce e di vedere, invece del fondo di una piscina, il fondale del mare, pieno di alghe multicolori e pesci variopinti.

Gli esercizi sono molto utili, tutti mirati ad educare la respirazione preparandola al “grande giorno”, per dominare il dolore e seguire il ritmo naturale delle contrazioni. Poi ci sono i movimenti per rafforzare la schiena e quelli per sciogliere le gambe ed allargare il bacino. Ce n’è persino uno, che mi ha fatto una gran tenerezza, che serve a cullare il bimbo/a già nella pancia!

Insomma, penso che un percorso “acquatico” sia la via migliore per affrontare questo periodo con il giusto relax ma anche preparandosi in modo serio a posizioni per noi oramai poco intuitive, ascoltanto il corpo e staccando il cervello e…sguazzando come una paperella!

Il primo venerdì del mese

venerdì, marzo 3rd, 2006

C’è un anello debole tra il servizio sanitario locale e i futuri genitori al primo parto. Non abbiamo ancora capito quale sia, ma il risultato è che le cose interessanti si scoprono rigorosamente per caso. Magari leggendo in modo meno distratto dal solito uno dei tanti cartelli appesi in reparto.

Per l’appunto, oggi era il primo venerdì del mese, ovvero (abbiamo scoperto in occasione dell’amniocentesi) il giorno tradizionalmente dedicato all’incontro informativo per futuri genitori all’Ospedale civile – una delle due opzioni che abbiamo a disposizione, insieme alla clinica sotto casa. Ti raccontano abitudini e gestione del parto e ti fanno vedere – in video, perché non è possibile portare in gita turistica una quarantina di persone alla volta – i principali ambienti dedicati al travaglio e al parto.

C’è da dire che è stato molto più interessante del previsto, merito anche di un’ostetrica e di una caposala dalle idee piuttosto aperte e dai modi gentili e poco formali. Se, come pensavamo, dal punto di vista della mamma che partorisce i protocolli sono ancora poco aperti alle personalizzazioni (imposizioni dall’alto, fanno capire tra le righe), c’è da dire che riguardo al neonato la struttura è decisamente al passo con i tempi. “Ospedale amico del bambino”, ci tiene a ribadire con orgoglio la caposala. Significa per esempio che il cordone ombelicale non viene tagliato subito, il bimbo non viene separato dalla madre per le prime ore di vita (il cosiddetto bonding, che fa molto bene a entrambi) e nei giorni successivi la loro vita – salvo complicazioni – è indirizzata verso una sana simbiosi (rooming in).

Sono riuscito pure a commuovermi, nonostante io sia pronto a negare questo fatto anche con Stefania, che mi sedeva accanto. Niente di tale, in effetti: non ci hanno fatto vedere bimbi appena nati, né raccontato particolari sdolcinati. Solo che la consapevolezza dell’arrivo di centimetrino va e viene, in questi mesi di lievitazione lenta e di preparativi molto diluiti. Ci sono momenti in cui ne sei cosciente, certo, ma la dimensione della novità quasi ti sfugge. E momenti in cui realizzi all’improvviso tutto quello ciò che sta per accadere. Così quando l’infermiera ha raccontato l’imbranataggine per cui si distinguono i papà, le reazioni imprevedibili di molti uomini di fronte a un evento così forte, la complementarietà del marito in quei momenti così speciali, beh insomma, a me è arrivata addosso una grande emozione.

Sarà l’età.