Archive for gennaio, 2011

Il tempo delle metafore

venerdì, gennaio 28th, 2011

– Papà, dammi ancora cornflakes, per favore, che mi piacciono una strage!

– Ah, ti piacciono molto?

– Sì sì, mi piacciono proprio una strage!

S’allarga, il ragazzino

domenica, gennaio 16th, 2011

(Mattina presto, ci vestiamo per andare a scuola)

– Dove sono i pantaloni? Ah, eccoli. Ma questi non sono tuoi!

– Certo che sono miei, papà.

– Ma no, guardali. Tra l’altro sono molto grandi per te, infatti sono tutti rimboccati.

– Papà, lì ho sempre usati, sono sempre quelli.

– Te li hanno dati forse ieri a scuola? Erano finiti i cambi?

– Ma no, papà, sono proprio miei.

– Bah, forse sono quelli che tiene la nonna a casa sua.

– No-o, sono miei ti dico, li ho sempre avuti.

– E questi calzini? Non riconosco neanche questi. Non sono tuoi, dai.

– Papà, sono miei anche quelli. Non li hai mai visti?

– Ma no, Giorgio, ti vesto ogni mattina, riconoscerò ben le cose tue.

– Forse stai un po’ invecchiando, papà.

Ritratto di famiglia (2011)

domenica, gennaio 9th, 2011

Ritratto di famiglia

Lo stato delle cose

venerdì, gennaio 7th, 2011

Gea è una bimba tosta. Quando mi chiedono com’è, non so dirlo altrimenti. Scruta il mondo in cui è capitata e i suoi curiosi abitanti con l’intensità di un piccolo alieno in missione speciale. Ha una predilezione per il più corto dei residenti nella casa che la ospita, suo fratello le dicono, al quale riserva tutta la meraviglia di cui è capace. Fissa, registra, elabora, non stacca gli occhi dagli oggetti della sua curiosità. A volte faccio a gara a chi distoglie lo sguardo per primo e lei, ancora inconsapevole, non si scompone e tiene testa. Spesso rende inquiete le persone che incontra, messe in difficoltà dagli occhioni azzurri e gravi che ti si piantano addosso e sembra ti stiano leggendo l’anima. Ride di gusto, come solo i bambini piccolissimi possono fare, e quando ride arriccia il naso. Allo stesso modo, da un estremo all’altro senza mezza misure, si dispera quando non ottiene ciò che vuole raggiungere. Ciò che vuole raggiungere, il più delle volte, è la sua mamma, con cui ha un rapporto ancora strettissimo e intenso. Farfuglia mammammamma, agita il braccio per fare ciao ciao quando se ne va perché ha capito che si fa così, sa che se fa finta di tossire può attirare l’attenzione dei presenti. Non ci ha concesso una sola notte di sonno da quando è nata, ma ogni mattina puntualmente ci fa le feste e nel giro di pochi minuti finisci per chiederti come potevi detestarla tanto solo poche ore prima. È scarsina in tutto ciò che ci si aspetterebbe da un lattante, in compenso fa cacca e pipì sul water da quando aveva sei mesi, mangerebbe tutte le cose che hanno un aspetto sufficientemente adulto, si regge dritta sulle gambe come se calcolasse la scorciatoia più furba per saltare il gattonamento. Comincia a perdersi coi giocattoli, passa una mezzora ogni tanto nel box, talvolta canticchia ispirata, ma la sua espressione tipica è composta da versi profondi e gutturali, poco femminili a detta di suo padre. Conduce con dignità e coraggio le prove di distacco dalla mamma, che deve tornare a lavorare, e saltella di gioia sul culetto quando la andiamo a prendere al nido dopo essere rimasta da sola con gli altri bimbi.

Travolti dal sonno, dalle corse, dal lavoro, da Gea che non concede sconti sulle energie e sulle attenzioni che le spettano, scopriamo Giorgio entrato ogni giorno di più in quella fase matura e senza nome dell’infanzia in cui il bambino diventa una persona con gusti, idee e una dignità non più nel completo controllo dei genitori. Alterna slanci commoventi di generosità ed empatia alle manifestazioni capricciose di un ego ipertrofico con tracce di presunzione. Non si accontenta più della prima risposta che ottiene ai suoi numerosi perché, ma interagisce con il suo interlocutore finché non ritiene la questione chiusa e soddisfatta. È capace di decisioni autonome e mature, talvolta perfino eccessive per i suoi quattro anni, ma in comunità è sedotto spesso dal fascino del Lucignolo di turno. Si lancia in coraggiose esplorazioni nel mondo dei bambini grandi, salvo abbattersi sotto i colpi impietosi di un perfezionismo esasperato, ereditato geneticamente dalla madre. Con un anticipo perfino preoccupante, è stato folgorato dal fascino dell’alfabeto e delle parole e, intuendone la potenza, non perde pretesto per esercitarsi a trasferire i suoi pensieri in forme riconoscibili agli altri. I suoi disegni si vanno riempiendo di forme compiute, di margini precisi, di storie e di prospettive, sotto lo sguardo allibito e benvolente del padre, che non è mai andato oltre gli omini stilizzati quattro-stricche-e-un-cerchio. Abituato fin qui a vedere film e cartoni animati registrati su dvd o sul computer, Giorgio è arrivato del tutto impreparato al suo primo incontro con i programmi televisivi e le pubblicità, di cui sta diventando quel consumatore difficile da contenere che mamma e papà scoraggiano dalla nascita. Ama le regole, ma solo se sono le sue: ha l’attitudine dello sportivo, ma cambia passione ogni volta che di una disciplina arriva al punto di dover assimilare le norme condivise. Inizia a riconoscere le debolezze delle persone che lo circondano e con malizia di bimbo prova a servirsene a proprio vantaggio. Detesta i pasti principali, vivrebbe di merende, il suo mondo ideale è ricoperto di cioccolata fondente. Non ha avuto finora un solo gesto di fastidio o di gelosia per la sorellina entrata non proprio in punta di piedi nel mondo in cui era re assoluto, ma al contrario a lei dedica una dolcezza e una disponibilità senza riserve. Il languore e la commozione della prima volta che ha incontrato Gea non si sono mai spenti nel suo sguardo, finora. E questo, più di tutto, a mamma e papà sembra straordinario.

Via vai sempre più sospetti

giovedì, gennaio 6th, 2011

– Papà.

– Sì, Giogiò?

– Ma la Befana non passa per il camino?

– Sì, passa per il camino, come racconta il tuo libretto.

– E allora come fa a entrare a casa nostra, che non abbiamo il caminetto?

– Come entra a casa nostra, dici?

– Sì. L’anno scorso in montagna c’era il caminetto. Ma qui non c’è.

– Beh, ma la Befana se non c’è il caminetto trova altri modi di entrare.

– Ah sì? Quali?

– Beh può entrare dal terrazzino del salotto, come Babbo Natale.

– Dici che è capace, sì?

– Sì, secondo me ce la fa, sì.

– Bene.

– Bene.

§

– Mamma.

– Dimmi Giorgio.

– Ma il libro non diceva che la Befana portava caramelle ai bambini?

– Sì, perché?

– Perché io ho trovato cioccolatini nella mia calza.

– Ah, ecco… Beh, a dire il vero il tuo libro parlava di “chicche”, Giorgio. “Chicche di ogni sapore”, ricordi?

– E la cioccolata è una chicca di ogni sapore?

– Beh sì.

– Ok.