Archivio della Categoria 'Cuore di mamma'

Move on baby

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 21 January 2010 alle 17:00

Non ho una bimba in pancia, ma…un frullatore!!
Viste le premesse arzille, spero solo che non ascolti troppo presto le invocazioni del fratellone Giogiò, che le dice “Esci, Trecisasman!”…

Saggezza o impertinenza?

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 7 November 2008 alle 23:03

Poco fa cercavo di addormentare il mio Bubi, quando lui mi allunga le braccine al collo con un poco credibile “Paùa buio!”. Lo prendo su, gli racconto la storia di “Topina e il buio” e continuo a parlargli suadente di tutte le cose belle che ha fatto oggi e di tutte quelle che sognerà.

Ad un certo punto lui bofonchia un assonnato “Basta parlare…”. Ma come, alla sua mamma? Me lo sono fatto ripetere tre volte, non sapevo se offendermi o gioire ;-)

Ma poi che bello godersi un’ora di pc indisturbato mentre lui dorme stecchito!

Che dire?

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 18 July 2008 alle 20:26

Due episodi.

L’altro giorno Sergio era andato a Milano con il treno delle 6. Io, affannata, dico a Giogiò: “Amore, sbrigati, devo andare al lavoro! Ci sono i tati che mi aspettano…” e lui, puntandosi il ditino al petto: “Io tato!”. Senza parole.

Stamattina dò una fetta biscottata a Giogiò. Lui lecca la marmellata di fragole e mirtilli e ad un certo punto si ferma perplesso e dice “Mamma, NEO!”. Era un mirtillo!

Praticamente un lazzaretto

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 22 August 2007 alle 12:41

Ferragosto, si sa è un ottimo giorno in cui aver bisogno di consulti medici. Sapendolo, Giogiò ha festeggiato con un bel febbrone e il destino, per non far sentire solo il nostro cucciolo, ha pensato bene di dispensarne una generosa dose anche al papà, con tanto di gola infestata. La mamma se l’è asciugata in due giorni e ora guadagna il pane e fa l’infermierina, ma ai due uomini di casa non è andata così liscia e sono ancora alle prese con virus e batteri.

Ai nonni comunichiamo ogni giorno il bollettino medico dal sanatorio. Finora, tra i reparti Pediatria e Geriatria, abbiamo collezionato, in ordine: febbre, influenza intestinale, giramenti di testa, vomito, congiuntivite, sensazione di ossa rotte, placche in gola, tosse e abbassamento di voce. Ci mancano solo le zecche e poi siamo al completo!

L’ingrediente segreto

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 18 February 2007 alle 13:44

L’altro giorno ho preparato la torta Primavera. Giogiò ha fatto da assistente cuoco, assaggiando tutti gli strumenti di lavoro. Il dolce è venuto delizioso: dovrò dirlo a chi mi ha consigliato la ricetta che la leccatina di cucciolo sulla terrina è un elemento essenziale per renderla speciale!

Giogiò e il morso della cicogna

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 28 January 2007 alle 20:44

Durante l’ultimo degli utilissimi incontri al consultorio, ho appreso due cose interessanti.

La prima è che è più che normale che verso i 5-6 mesi il bimbo abbia un rallentamento momentaneo della crescita, tipo aumentare di soli 40-90 grammi in una settimana.

La seconda è che il nostro “barattolino di pelucchi” non ha, sulla nuca, un’irritazione dovuta al caldo come pensavo, ma un innocuo angioma che sparirà da solo con l’ispessimento della pelle. Di solito questo fenomeno può comparire anche fra le sopracciglia. Ma solo quello sulla nuca ha il romantico nome di “morso della cicogna”. Senz’altro, nel nostro caso, si tratta di quella che volava sulle nostre teste alla fine del matrimonio dei nosti amici Federica e Simone!

Una personcina che ti cambia la vita

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 26 January 2007 alle 20:33

Il nostro cucciolino, da piccolo tubino digerente, sta diventando una continua sorpresa. So per certo che non mi pentirò mai del tempo passato accanto a lui e, ogni qualvolta devo occuparmi di qualche emergenza improrogabile, sento distintamente che l’unica cosa che voglio veramente è stare con lui. Oddio, sto diventando una mamma-chioccia? AAHHH!

L’importante è che nessuno si sogni mai di soprannominare Giogiò con l’espressione che avevano usato con me alla sua età (mia madre ne va fiera) , “il codino della mamma”!

Piedino…tte

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 12 January 2007 alle 23:11

Stamattina, durante il cambio delle cinque, Giogiò ha definitivamente scoperto i suoi piedini. Ha incurvato la schiena, alzato le gambine e tac!, il contatto è avvenuto. Io l’ho guardato estasiata e divertita al contempo. Ero anche stremata, ma a quel punto non mi importava più che fosse la seconda volta che si svegliava nel cuore della notte.

Praticamente una giungla

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 30 December 2006 alle 21:23

Al momento il mondo di Giogiò è popolato da, in ordine di comparizione:

- Uga la Tartaruga che ci aiuta a misurare la temperatura dell’acqua e fa il bagnetto con lui ogni sera;

- Prugna la Spugna, che credeva di nascere vegetale e invece si è ritrovata ad essere una spugnetta che crea tante cascate magiche per Giogiò;

- ultimamente si è aggiunta anche Lella la Paperella, che nuota beata inseguendo Uga e Prugna. La gara tra le tre è ancora aperta e ogni sera assume nuovi risvolti impensati grazie a mosse astute delle tre concorrenti;

- il Natale ha arricchito la galleria con Rennata, la Renna appunto. Fedele compagna di Babbo Natale, è una marrone naturale sbaciucchiona i cui anni non si contano più, essendo l’assistente di Santa Claus sin dall’inizio dei tempi. Gira con il naso rosso e la sciarpa al collo, che non si sa mai;

- Ippo-Ippo è l’Ippocampo colorato e caciarone, che ha il musetto che ricorda la tetta della mamma, dato che finisce sempre ciucciato da Giogiò;

- Nannoso lo stiamo ancora studiando. Per ora ci sta accanto nel lettino, ma non si è ancora capito come faccia a suonare e illuminarsi;

- Dodo è il vecchio amicone della nanna: Giogiò lo guarda e si tranquillizza quando viene adagiato nel lettino dalla mamma;

- L’Orsacchiotto Lunatico suona per noi la sera. Indossa sempre il pigiamino prima di noi (ma quando se lo metterà?) e un buffo cappello da notte. Ci aspetta a cavalcioni sulla luna gialla a stelle verdi e ci delizia con una musichetta dolce dolce;

- la Giostrina degli ortaggi e della frutta è la nostra preferita: quando ci svegliamo stiamo per interi minuti a fissare, alternativamente, l’ananas e la carota. La differenza tra i due è sottile e per ora ancora ci sfugge, ma presto la capiremo appieno;

- appeso alla carrozzina c’è un sole con le apine e gli orsacchiotti di nonna Silvia, tutti impettiti col fiocchetto al collo e che alle volte mostrano le terga a Giogiò… chissà cosa vorrà dire?

- il sisìn di nonna Laura è il calmante delle situazioni estreme e apparentemente irrecuperabili, con le sue tre campanelle colorate e rumorosissime e lo stelo lungo lungo. Ovviamente neanche queste sfuggono alla ciucciata quotidiana;

- Ettore, il bambolotto di zia Gioi, lo stiamo ancora studiando; si sa solo che fa gran discorsi con accento bolognese;

- Lalla la Palla è dovuta finire in lavatrice tanto è stata usata e non si sa se la mamma avrà pietà di lei, visto come ha conciato le ultime cose che ha “lavato”. Speriamo non voglia buttarci anche Giogiò!

Venti cose che nessuno dice mai

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 10 November 2006 alle 23:43

È tragicamente vero che un bimbo non nasce munito di libretto di istruzioni. Non c’è nessuno - per quanto tutti ci provino o pensino di farlo - che ti dica come prepararti per il grande giorno del parto o come affrontare le urgenze quotidiane del dopo, quando sembra che il tempo per se stessi sia stato inghiottito in un buco nero e ogni mossa del pargolo sia un’emergenza nazionale. In questi ultimi dodici mesi (nove di gravidanza e tre con il nostro mezzo metro) sono praticamente sopravvissuta a suon di passaparola, salvata dalle dritte di amiche stupende o di un’ostetrica che sa il fatto suo.

Essando arrivata viva al traguardo dei tre mesi e avendo avuto una gravidanza e un parto che meritano un cero di ringraziamento alla Madonna, mi sento di tirare due somme e fare un riassunto delle cose che ho trovato preziose o anche solo utili fino ad oggi, anche alla luce di quattro corsi preparto (di yoga, di nuoto, dal ginecologo e al consultorio). Così, io le butto là.

- Frequentare un corso in piscina di preparazione al parto il più presto possibile per allenare la muscolatura, sciogliere le tensioni, sentirsi nello stesso elemento liquido in cui si trova il frugoletto, apprendere a spingere sia trattenendo il fiato (come vogliono che si faccia in ospedale) sia espirando (come sarebbe raccomandabile per una dilatazione più dolce), interiorizzare la respirazione “ad arco” (8 tempi di inspirazione e 4 di espirazione, poi 6 e 3, 4 e 2, 2 e 1 e viceversa, seguendo le future contrazioni nel picco del 2-1 e recuperando le forze durante i tempi lunghi)… e perchè è difficile che ti ricapiti di poterlo fare in futuro!

- imparare a visualizzare, anche grazie a un corso di yoga. Ciò significa che, specialmente se, come me, non si desiderano epidurali o altri interventi medici, durante le eventuali fasi impegnative del parto si sarà in grado di estraniarsi pensando alle contrazioni come onde che si infrangono sulla battigia (come appunto sarebbe opportuno indicarle secondo Leboyer), sentirsi immerse in piscine tropicali o su montagne innevate;

- usare fin dagli ultimi giorni di gravidanza le coppette paracapezzoli d’argento, tuttora le mie migliori amiche. Completamente diverse da quelle di silicone, stoffa o plastica, preparano il capezzolo dandogli la forma che dovrà avere durante l’allattamento ed evitano che un rossore o un’irritazione diventino ragadi o altro, grazie alle loro proprietà antisettiche e disinfettanti (costano parecchio di più, ma valgono ogni centesimo);

- massaggiare il seno prima del parto (sotto la doccia con un guanto di crine, o dopo con un asciugamano e poi con olio di mandorle, torturandolo un po’ per cercare di renderlo più resistente, sempre che non ci siano avvisaglie di parto perchè stimolare il capezzolo aiuta la produzione di ossitocina, l’ormone che provoca il travaglio) e dopo il parto (sempre con olio di mandorle, per evitare smagliature e, con la montata lattea, per evitare ingorghi di latte);

- procurarsi la tintura madre di echinacea e calendula per fare impacchi o sciacqui con acqua per rinfrescare e cicatrizzare la parte in cui siano stati dati punti di sutura (nel mio caso dovuti al fatto di non aver potuto scegliere la posizione in cui partorire, anche visto che siamo arrivati in ospedale venti minuti prima che Giogiò uscisse!). Utile anche preparare delle garze sterili imbevute di qualche goccia di olio, essenza di lavanda e tintura madre di calendula da mettere… lì dopo il parto;

- fare massaggi con il famoso olio per il perineo durante le ultime settimane di gravidanza;

- fare ginnastica quotidiana per favorire l’allargamento del bacino e l’elasticità dei muscoli delle gambe, in primis l’esercizio di accucciarsi sui polpacci tenendo i talloni a terra, come spiegato nel “Manuale del parto attivo” di Janet Balaskas;

- lavorare fino all’ultimo, se si può e si riesce, così la testa resta occupata e non elucubra pensieri strani e si ha più tempo dopo per stare con il cucciolo, che è l’unica cosa che si ha voglia o modo di fare;

- leggere solo libri positivi e rassicuranti, possibilmente scritti da ostetriche (fra tutti, io consiglio “Venire alla luce e dare alla vita” di Verena Schmid, “La gioia del parto” di Ina May Gaskin e “L’arte del respiro” di Frédérick Laboyer);

- continuare a mangiare un po’ di tutto - salvo controindicazioni per scongiurare toxoplasmosi o altro, ovviamente - cosicchè il baby riconoscerà e apprezzerà più gusti e sapori durante l’allattamento;

- chiamare un’ostetrica di fiducia che ti stia accanto perlomeno durante il travaglio (se non si opta per il parto in casa, che oggi vedo come la miogliore alternativa in assenza di “case del parto” in zona). A tal proposito, non ringrazierò mai abbastanza Barbara per la sua discreta presenza, i validi consigli e il paziente supporto che mi/ci ha dato;

- non fissarsi sul volere il parto in acqua (come avevo fatto io), perchè in quel momento hai bisogno solo di avere persone positive accanto e tanta concentrazione;

- prima di stimolare il parto con ossitocina artificiale o prostaglandine (il famoso gel) usati negli ospedali, dare una chance all’olio di ricino. Al contrario delle ostetriche, i medici dicono che non c’è alcuna evidenza scientifica (né, per contro, alcun effetto collaterale), tuttavia la mia vicina di letto, oltre termine alla quarantaduesima settimana, ancora mi ringrazia di averle passato sottobanco la mia boccetta di olio;

- respirare “a cagnetto” (avete presente?) quando ti dicono di non spingere perchè la dilatazione non è ancora sufficiente, specialmente se ci si trova in macchina in corsa verso l’ospedale o nel lentissimo ascensore della clinica!

- stare ferme e soprattutto supine durante il travaglio è il modo migliore per sentire dolore e rallentare il tutto. Allora, che fare? Camminare, far ondeggiare il bacino, scambiare quattro chiacchiere con il marito e appoggiarsi a lui quando serve…

- cercare, durante il parto, di rilassare i muscoli della bocca (direttamente collegati con il perineo) ridendo, cantando, muggendo (sì, avete letto bene), ululando…

- visualizzare il perineo che si apre e ripetere un mantra tipo “divento enorme, mi apro come il burro…” o altro;

- fare impacchi caldo-umidi o impacchi di ricotta, quest’ultima debitamente lavorata con un cucchiaio e non applicata a blocchi come invece ho fatto io (la famosa ”tettonica a zolle”!). I primi sono utili per disinfiammare il seno dolorante se la montata lattea è improvvisa e troppo abbondante. I secondi possono alleviare strani dolorini quando nessuno sa capirne la causa  (ovvero una volta escluse mastite, candida ecc.);

- se il latte scarseggia o si teme che cali, prima di ricorrere alle famose aggiunte, provare con la tisana di galega (detta anche “erba mucca”, guarda caso), solitamente unita a cumino, finocchio, fieno e anice, tutti ingredienti che aiutano a evitare le coliche per il bimbo e rendono piacevole il gusto. Utilissimo è anche un massaggio shatsu: pare strano, ma può persino stimolare la produzione di latte;

…ma soprattutto non sentirsi né comportarsi mai come se la gravidanza fosse una malattia!

Te lo leggono negli occhi

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 19 September 2006 alle 23:23

Mese 1, la quiete dopo la camomilla

Ieri ho provato sulla pelle quanto sia difficile lasciare che il tuo bimbetto strepiti e pianga senza prenderlo in braccio per consolarlo o, ancor più, accontentare le sue richieste. Forti del consiglio della pediatra (una Margherita Hack della puericoltura) e con l’intento di depurare l’intestino intasato del nostro sbrisolino (che mangia come un lupo siberiano), abbiamo sostituito un pasto con un biberon di camomilla. Non l’avessimo mai fatto! Per il nostro cucciolo, che fa del piacere della poppata un’arte, è stato un affronto gravissimo.

E’ stato solo alla seconda dose che mi sono convinta della giustezza di ciò che stavamo facendo. Lui, che è una spugna, me lo ha letto negli occhi e, mentre gli spiegavo che era per il suo bene e non una tortura pianificata con cattiveria, ha ciucciato senza tante storie (seppur non convinto) il liquido giallino e dopo qualche minuto era placidamente addormentato sulla sdraietta, con l’aria soddisfatta.

Mentre lo guardavo non credendo ai miei occhi ho pensato quanto sia difficile il mestiere di genitore e quanto sia importante credere in quel che si impone. Ora che l’ho capito…qualcuno mi presta dei tappi per le orecchie? 

La catena di Cucciolino

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 23 August 2006 alle 11:55

Nei momenti più intensi, quelli che mettono alla prova i timpani più che il sistema nervoso, da quando è comparso il nuovo esserino in casa si attua una strana serie di catene.

La catena alimentare: io nutro il Cucciolino, Sergio nutre me, ovvero mi taglia la bistecca e mi imbocca.

La catena delle coccole: Sergio culla Giogiò cercando di calmarlo e io sbaciucchio il paparino

…e via dicendo. Mi sembra un buon modo per chiudere il cerchio e dividere i compiti!

 

Cosa può fare un bimbo nato quasi sull’erba

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 16 August 2006 alle 15:14

Il nostro fagottino ha 10 giorni e solo oggi sono riuscita a disfare la valigia che avevo preparato per l’ospedale. Questo semplice gesto mi è sembrato l’ennesimo addio ad un periodo magico, immaginato prima e accarezzato e preparato poi con cura per nove lunghi mesi.

Oltre ad un inevitabile velo di malinconia (il pancione lascia il segno, in senso metaforico!), quello che mi resta e risuona dentro è un grande senso di gratitudine verso il Cielo, il Destino e Sergio, naturalmente, che mi è stato sempre vicino, per aver potuto vivere questa bellissima avventura in un modo tanto personale, intimo e sereno. Ora che stringo tra le braccia questo miracolo di cui sono già perdutamente innamorata, mi chiedo come sia potuto capitare proprio a noi una simile fortuna e gli sussurro piano di avere pazienza e che speriamo di aiutarlo a realizzare la missione che gli è stata assegnata in questa vita.

Non mi sembra vero di poter confermare che il parto può essere un passaggio intenso, di crescita, pieno di soddisfazioni e che permette di mettersi alla prova e fare tesoro di tutto quello che si è appreso prima, ma soprattutto il frutto di un carattere e di un modo di vedere le cose che ci contraddistingue giorno per giorno. 

La crisi post-partum esiste, è questione di ormoni. La mia è iniziata in ospedale, quando già pensavo di iniziare un nuovo capitolo a casa e invece Giogiò ed io abbiamo dovuto passare una notte in più lontano dal papà. Uno scambio di messaggini particolarmente teneri mi ha fatto singhiozzare nel buio, grata per tutto quell’amore che un cuore solo non riusciva a contenere e convinta di dover assaporare ogni istante prima che passasse, poichè non sarebbe tornato più.

E’ continuata il giorno successivo, in ascensore, lasciando quelle stanze che per prime hanno visto Giogiò affacciarsi alla vita e ogni porta che chiudevo mi strappava una sorta di addio, che mi bruciava dentro. Poi è stata la volta di Sergio e del suo regalo pazzo, ma ancor più del bigliettino che l’accompagnava - e giù lacrime.

Infine, il taglio del cordone ombelicale di Giogiò non mi ha dato l’idea di distacco che la frase dell’ostetrica suggeriva (”Vai, ora respira senza la mamma!”). E’ stato il cadere dell’ultimo pezzettino, giorni dopo, a darmi la sensazione che quell’uccellino stesse volando da solo, senza il mio aiuto, fuori da me - ed è stato il colpo di grazia. 

Ma anche per questa “crisi” bislacca sono grata al Cielo, per non avermi fatto temere invece, come spesso accade, di non essere una buona madre o avere chissà quale altro pensiero negativo.

Insomma, a dispetto del sorriso incredulo e di scherno con cui una carissima amica ha letto il titolo del libro di una ostetrica americana che ho sentito come una grande amica in questo viaggio (Ina May Gaskin, “La gioia del parto”), posso confermare che quest’esperienza può essere un momento stupendo, in cui ogni emozione e sensazione ha un senso e porta nella direzione giusta, se la si asseconda leggendola per quello che è.

Resta ora da discutere sul titolo di una brochure ricevuta al consultorio: “Le gioie dell’allattamento”…ehm, ne vogliamo parlare?

Che fine ha fatto il perineo?

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 3 August 2006 alle 21:23

Ieri sera, tutta fiera degli acquisti scovati in un meraviglioso negozio di accessori naturalistici ed ecocompatibili, mi sono messa all’opera con un famoso ed irrinunciabile “olio”, un altro di quegli intrugli e oggetti misteriosi che non pensi esistano finchè non ti trovi ad imboccare l’avventura della gravidanza. E, leggendo le istruzioni per l’utilizzo, è iniziato il dramma.

Come è possibile che una persona spalmi quell’olio proprio lì usando il pollice?! E’ fisiologicamente impensabile! Deduzione logica: dopo mesi di corsi di yoga, di respirazione integrata, di esercizi in piscina, di incontri con fisioterapiste che insegnano massaggi e rilassamento di “quelle zone”, non ho capito nulla! Oddio, chi ha rubato il mio perineo? Qual è allora quel maledetto muscolo? E la confusione ha regnato sovrana fino a che non ho ripassato tutti i libri letti in questi giorni di attesa in cerca di una descrizione dettagliata, con inevitabile valanga di incertezze e scoramento e Sergio che mi guardava scuotendo la testa e pensando che non avevo un concorso da sostenere l’indomani… Che faticaccia fare sintesi! Lo so, l’unica sarà ascoltare l’istinto, ma dopo anni di condizionamenti contrari, com’è difficile seguirlo e ricordarsi che siamo mammiferi!

Ma siamo una squadra noi tre, no? E Giogiò mi insegnerà cosa fare, con buona pace del mio perineo!

Autoritratto con pancia

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 15 July 2006 alle 10:29

Autoritratto con pancia