Archivi per la categoria ‘Cuore di papà’

Grandi passioni

Lo ha scritto Sergio il 11 luglio 2008 in Cuore di papà1 commento

Sì, bello l’aereo che vola. Forte l’automobile, certo. Sì sì, divertenti pure le gru che lavorano sotto casa. Ma vuoi mettere la mo-to? La grande passione di Giorgio, al momento, è la motocicletta. Non c’è affare semovente su due ruote che passi inosservato nell’arco di un chilometro da lui: lui le moto le sente, le vede, le presagisce anche quando nessuno intorno a lui ci ha ancora fatto caso. Ogni cinque parole che escono dalla sua bocca non meno di tre sono mo-to. All’occasione tutto diventa moto, ogni giocattolo supplisce l’urgenza di cavalcare e impennare, motoreggiando con la bocca. Così come ogni copricapo diventa in un istante cahcco, casco.

Il terrore dei genitori è un angolo del centro città dove tradizionalmente si raccolgono i motocicli dei giovani rampanti del circondario: ci finiamo per caso, senza pensarci, e ogni volta non riusciamo ad andarcene prima di aver visto uno a uno tutti i modelli, innervosito (o divertito, in base al carattere) i rispettivi proprietari, fatto ogni sorta di capricci per l’impossibilità di impossessarsi di almeno il più scionchio di quegli oggetti del desiderio. E così ovunque per strada: appena vede qualcuno a cavalcioni di qualcosa di appena più strutturato di una bicicletta, prova ad attaccare bottone. Se ce l’hai in braccio lo senti: freme dalla testa ai piedi.

È evidentemente la sua grande passione. Sua perché nessuna delle persone di famiglia che frequenta abitualmente possiede un moto, né ci risulta abbia avuto di recente particolare predisposizione per le due ruote. Di sicuro non i suoi genitori. Nemmeno negli ambienti extrafamigliari che frequenta durante il giorno abbiamo notato stimoli particolari in questo senso. Nasce da lui, curiosamente. C’è l’ha dentro. Ha le pose e le movenze del motociclista consumato, addirittura. Cose che, se già a volte ti ritrovi possibilista sui bagagli ereditati da vite precedenti, ti fanno pensare un po’.

Di fronte a tanta motivazione c’è poco da fare. Non incentiviamo, non remiamo conto. Tutt’al più cerchiamo di investire in quelle che chiamiamo dosi omeopatiche. Modellini di motocicletta di tanto in tanto, qualche concessione nel guardarle da vicino e a volte sedervici sopra. Tanto che non gli nasca il puntiglio per frustrazione, insomma, confidando che nel tempo si dedichi ad altro. Perché, è ovvio, il genitore non appassionato pensa subito alle gare di minimoto per cinquenni e gli vengono i capelli dritti.

C’è un precedente a favore dei matusalemme di turno. Narrano le cronache di famiglia che il papà di Giogiò presentasse le stesse reazioni di profondo sconvolgimento psicofisico di fronte a ogni sorta di ruspa, scavatrice, elicottero o carrello elettrico di servizio nelle stazioni ferroviarie. E, a quanto pare, non sono diventato operaio edile specializzato, non ho preso il brevetto di volo né lavoro in ferrovia. Pur continuando ad ammirare segretamente chi è capace di manovrare uno qualunque di quei trabiccoli, è chiaro.

A zonzo per conferenze

Lo ha scritto Sergio il 11 febbraio 2008 in Cuore di papà0 commenti

Giogiò, dopo aver passato una mattina a State of the Net a trovare il suo papà, desidera contribuire alla serie professione bebé della piccola Chiara su Humanitech.

Il giovane moderatore
The youngest moderator

Il giovane conferenziere
Hi people!

E naturalmente: il giovane tecnico di palcoscenico.
Nice conference, uh?!

Scene da un barcamp

Lo ha scritto Sergio il 11 settembre 2007 in Cuore di papà1 commento

Foto di Francesco Lodolo, Antonio Sofi, Federico Giacanelli, Samuele Silva, Elena senzaaggettivi, Stefano Vitta.

Un anno con Giorgio

Lo ha scritto Sergio il 6 agosto 2007 in Cuore di papà5 commenti

A Giogiò e alla sua mamma, nel giorno del loro primo compleanno. 

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Un secondo e un secolo insieme

Lo ha scritto Sergio il 25 luglio 2007 in Cuore di papà2 commenti

Rileggevo le parole di questo sito, un anno fa. Mi sorprende la facilità con cui venivano allora e la difficoltà con cui oggi riesco a malapena a tener traccia dei progressi di Giorgio. Che sono tanti, sempre più rapidi: due settimane al mare accanto ad altri bimbi l’hanno fatto sbocciare come un fiorellino. La bolla di sapone che avvolge il lattante per tanti mesi s’incrina all’improvviso e consegna il pargolo alla vita sociale che gli spetta.

Dice bene Billo in un commento ai racconti di allora: sembra un secondo, ma anche un secolo fa. Così mi sento oggi, mentre s’affretta il primo giro di calendario. Quante cose sono accadute, accadono continuamente, tante che a volte fatico persino a mettere ordine ai pensieri. Eppure questi mesi sono volati. Ieri Giogiò faceva le prove generali per venire al mondo, oggi prova a dominare l’equilibrio incerto dei suoi primi passi.

Se faccio l’appello dei ricordi dell’estate 2006, vedo che non manca nulla. Le emozioni s’appannano giusto un po’, perché vanno corteggiate e altrimenti s’offendono. Ma non c’è tempo di stare dietro alle tue emozioni, che pur concentri in improvvise fiammate, quando un bimbo comincia a spingere sull’acceleratore delle sue scoperte. Prima mediavi tutto attraverso la tua sensibilità, oggi sei tutto preso a svelargli la sua; ed è una scuola a tempo pieno. Così, in quei rari momenti di solitudine che famiglia e lavoro concedono, ringrazio di aver tenuto nota di tutto e ogni tanto mi ci rituffo come se fosse la prima volta.

Quello che leggo è ancora vivo, ma è storia. In gravidanza hai un orizzonte temporale di nove mesi. Pensi che il 280° giorno sia il traguardo. Invece è la linea di partenza per la corsa più forsennata a cui tu abbia mai partecipato. E mentre sudi e ansimi e ti concentri sulla respirazione, ti giri e guardi i chilometri che hai già alle spalle. In quei casi, a me scappa un “ah, però!”. 

In piedi, o quasi

Lo ha scritto Sergio il 23 maggio 2007 in Cuore di papà3 commenti

Ieri sera aveva fatto quelle che, col senno di poi, possiamo definire le prove generali. Adagiato per terra su un tappetone da gioco, aveva studiato a lungo il divano, tentando furtivo un aggrappamento – malriuscito, perché non sostenuto adeguatamente dal tappeto che scivolava all’indietro. Tra i tanti segnali di consapevolezza con cui ci sommerge ormai ogni giorno nostro figlio, non ci avevamo dato gran peso.

Oggi, mentre salutavamo un’amica in visita, Giorgio ha notato un cd appoggiato sul divano. E ha deciso che l’oggetto lo incuriosiva a sufficienza. Trovandosi seduto nella posizione della sera precedente, ma al di fuori del perimetro dello stesso tappeto, ha afferrato due lembi dell’imbottitura del divano e si è issato in posizione quasi verticale. Ha convinto le gambe se non a contribuire, almeno a puntellare generosamente l’impresa. Non si è fatto distrarre dall’improvviso silenzio calato nella stanza, confidando nel fatto che i secondi di cui i presenti avevano bisogno per mettere a fuoco ciò che stava accadendo gli sarebbero bastati per portare a termine l’azione. Quindi, sfiorata ormai la sommità del divano, ha avuto gioco facile a stabilizzarsi con le braccia, stare dritto in piedi come se l’avesse sempre fatto e sorridere trionfante col cd in mano.

C’è ancora molto da rifinire, ma il bimbo c’ha preso gusto e non ha più perso occasione per mettere a punto la tecnica. Se ne deduce che il tempo per riorganizzare i primi 50 centimetri dal basso di ogni stanza della casa sono ormai agli sgoccioli.

Dottor Jakyill e Mister Hide

Lo ha scritto Sergio il 19 marzo 2007 in Cuore di papà3 commenti

La scarsità di aggiornamenti di questo siterello familiare si deve prevalentemente a una interessante fase evolutiva del piccolo Giorgio. Il quale cresce, acquisisce capacità e sensibilità ogni giorno, raggiunge l’equilibrio anche da seduto, interagisce senza timori con le persone, ma perde progressivamente ogni conquista raggiunta in precedenza rispetto alla continuità del sonno. Di giorno è uno splendore: tranquillo, simpatico, socievole, morigerato. Un buon cucchiaino anche: lo svezzamento prosegue molto bene, con grande gusto dello svezzato e notevole soddisfazione degli svezzanti.

Di notte, invece, non c’è più requie: quando va bene due o tre, ma spesso anche quattro o cinque rivegli sono tornati a essere normalità. Dorme come un angioletto finché riesce: mezzanotte, l’una o le due, per esperienza. Ma dal primo risveglio in poi è questione, nella migliore delle ipotesi, di un paio d’ore, spesso una soltanto. Che se poi a ogni risveglio metti in conto le procedure di riaddormentamento (perché il marrano ancora non sembra capace di girare semplicemente la testa dall’altra parte) o gli eventuali spuntini (perché all’indipendenza del giorno segue una nervosa ricerca notturna della tetta), il tempo a disposizione del genitore di turno – quasi sempre la mamma, invero – si restringe fino a qualcosa di ridicolo e allarmante.

Il risultato è che il bimbo la mattina è comunque un fiore. Sorride a tutti, dispensa sorrisi a chiunque abbia in serbo un complimento per lui, sperimenta i primi ciao ciao con la manina e via dicendo. Mamma e papà invece si abbruttiscono progressivamente e contemperano con fatica crescente le necessità quotidiane e gli impegni di lavoro con la decaduta qualità del sonno. Ma soprattutto resistono come possono ai frequenti rimbrotti del primo-che-capita, il quale corrotto da una ruffiana risatina del pargolo di rado lesina i suoi “ma di che cosa vi lamentate, che questo bimbo è un teeeeesoooooooro!”.

(e no, non sono – ancora – i denti)

Diavolo d’un bimbo

Lo ha scritto Sergio il 2 marzo 2007 in Cuore di papà2 commenti

Improvvisamente, a due giorni dal battesimo di Giorgio, la preghiera di esorcismo – che mi ha sempre impressionato durante le liturgie battesimali – mi suona come un’auspicabile opportunità per farci tornare a dormire la notte.

Il giorno più lungo

Lo ha scritto Sergio il 9 febbraio 2007 in Cuore di papà4 commenti

Il 9 febbraio l’aspettavamo da un paio di settimane e con una certa preoccupazione. Stefania doveva assolutamente andare a Roma. Partenza alle cinque e mezza di mattina, rientro alle sette di sera. Impegno di lavoro improrogabile, necessario per dare una smossa alla sua situazione professionale: prendere o lasciare, una parentesi opportuna nella sua maternità.

Giorgio ha iniziato da una settimana lo svezzamento, con crescente successo, ma ancora dipende per buona parte del giorno dal seno di sua madre. Un paio di settimane fa, inoltre, una banale assenza della mamma per non più di tre ore l’aveva gettato inaspettatamente nello sconforto più profondo. Due ore di pianto senza possibilità di consolazione e poi l’apatia. È normale, dicono: mentre comincia a percepire almeno la mamma come un’entità diversa da sé, ne coglie il legame di dipendenza con maggiore urgenza. Così avevamo studiato un articolato piano di distrazione: colazione, passeggiata, visita ai nonni, pappa, visita agli altri nonni, passeggiata e via andare. Papà per quattordici ore a tempo pieno, pronto ad ammortizzare la malinconia e preparato a circoscrivere ogni angoscia.

E invece no. Giorgio oggi è stato un tesoro. Un bimbo sereno, allegro, curioso. S’è svegliato giusto quando la mamma stava uscendo di casa, ma poi s’è fatto rimettere a letto senza troppi problemi. Ha mangiato con papà tanto il latte che la mamma aveva messo da parte per le emergenze quanto il latte in polvere acquistato per sicurezza e testato in anticipo. Regolare quanto con la tetta quasi mai gli piace essere, perfino morigerato. Ha aspirato la pappa di mezzogiorno come un’idrovora. Non un pianto di troppo, mai. Abbiamo passeggiato, siamo andati a trovare i nonni, ha fatto tutti i sorrisi e tutti i riposini del caso. E quando ha capito che al telefono c’era mamma, s’è illuminato come una lampadina – ma poi ha atteso che arrivasse sera senza alcuna ansia.

Papà – mammo oggi – è un po’ stanco. E domattina riparte ancora una volta di buon’ora per lavoro. Ma stasera si lascia il tempo di essere orgoglioso del suo bimbo, che cresce a vista d’occhio.

Non gli dispiace affatto

Lo ha scritto Sergio il 3 febbraio 2007 in Cuore di papà0 commenti

Mese 5, il primo assaggio

La settimana scorsa non stava nemmeno ancora dritto sul seggiolone. Oggi su quello stesso seggiolone, dove già impararono a mangiare le cuginette Claudia e Bea, Giorgio si è accomodato come un pascià, guardandoci con la faccia compita delle grandi occasioni. Poi ha fatto la sua prima pappa: un impasto discutibile di brodo vegetale, farina di cereali, vitello liofilizzato, grana e olio, che non sembra essergli dispiaciuto affatto. Tre buone mestolate, mangiate col cucchiaino un po’ alla volta, senza nessun capriccio né fastidio – ma al contrario con concentrazione e sottile divertimento. I genitori, preparati al peggio e bardati di ombrello per ripararsi dagli sputacchi sono rimasti quasi delusi: solo un po’ di sano impattaccamento a viso, mani e seggiolone.

Altri bimbi nuovi

Lo ha scritto Sergio il 29 gennaio 2007 in Cuore di papà0 commenti

Nella curiosa rete di bimbi, mamme, papà, famiglie, nascite, pannolini si succedono i lieti eventi. Così oggi Giorgio e la sua famiglia approfittano della scorpacciata di foto commoventi per dire ‘ciao!’ alla piccola Gemma (che compie giusto un mese) e al piccolo Ulisse (ovvero Tatinobis, nato pochi giorni fa). E già che ci sono fanno anche i complimenti alla piccola Chiara, che sembra aver già chiaro che cosa intende fare da grande.

Ma benedetti pannolini!

Lo ha scritto Sergio il 25 gennaio 2007 in Cuore di papà8 commenti

Allora: gli ottimi Moltex ci hanno lasciato a piedi. La terza misura è l’ombra della seconda, tiene poco e chiude malissimo. Come se non bastasse, li hanno appena ridisegnati, ovviamente peggiorandoli ancora.

Tocca tornare ai Pampers Sensitive New Baby, che finora nella nostra esperienza sono quelli che chiudono e trattengono meglio. Se non fosse che alla Pampers hanno questa sfolgorante passione per il bianco, nel nome del quale se ne sbattono degli effetti sulla pelle del bimbo (arrossamenti a non finire). E neppure l’odore è un granché, non appena il pargolo produce quel che deve produrre.

E allora via con i Chicco, ma con questi al primo tentativo abbiamo subito allagato il letto. Per scrupolo proveremo i due Pampers che troveremmo con facilità sotto casa, senza attraversare ogni volta la città apposta (SoleLuna e NewBaby). E siamo sulle tracce dei pannolini dell’Ipercoop e del Lidl, consigliati da altre mamme.

Esperienze o consigli in proposito?

E, a prescindere, mi chiedo: è possibile che in commercio ci siano così tanti prodotti nella migliore delle ipotesi insoddisfacenti e nella peggiore incuranti tanto del benessere delle terga di mio figlio quanto dell’ambiente?

Lost in translation

Lo ha scritto Sergio il 11 dicembre 2006 in Cuore di papà1 commento

Al piccolo naufrago sta montando l’urgenza di comunicare. Quando è seduto con noi a tavola, soprattutto: chiacchiera per diversi minuti guardandoci dritti negli occhi, la faccia seria seria come chi ha da importanti concetti da condividere. La lingua tuttavia, benché fluida e piuttosto articolata nell’intonazione, ha in lui l’unico solo esegeta titolato. Così noi stiamo al gioco e cerchiamo di interpretare, ma è la lotteria delle risposte plausibili e noi vinciamo di rado. Lui dopo un po’ si rabbuia, a volte si lascia sfuggire un moto di stizza; poi, preso atto dell’evidente inferiorità delle forme di vita nel pianeta Casa, se la mette via e ricomincia a ciucciare le mani.

Quattro mesi lui, un anno noi

Lo ha scritto Sergio il 6 dicembre 2006 in Cuore di papà0 commenti

A volte, nel tour de force lavorativo di questi giorni, mi fermo a guardare Stefania e Giorgio che interagiscono sempre più come mamma e figlio. Mi fanno tenerezza, provo tenerezza per come stiamo crescendo tutti insieme, attingendo ciascuno alle risorse dell’altro. Nell’alberino di Natale che abbiamo messo in piedi in fretta e furia rivedo questa casa com’era un anno fa, prima che Giogiò la invadesse con i suoi pianti, le sue risate e tutti i piccoli e grandi ammenicoli di un lattante. Centrimetrino si annunciava più o meno in queste ore. Quanta strada, in dodici mesi.

Promemoria per i giorni difficili

Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2006 in Cuore di papà1 commento

La vita davanti a lui è una serie di porte ch’egli deve faticosamente aprire, una dopo l’altra; e ogni porta equivale al raggiungimento di un nuovo e più progredito equilibrio. In altre parole, egli è continuamente impegnato nella ricerca di un superamento della propria impotenza.
Va da sé che in questa perenne fatica il bimbo si avvale immediatamente di tutte le facoltà che vanno sviluppandosi nella sua persona: quando i suoi occhi diventano capaci di fissare e individuare degli oggetti, egli subito guarda tutto; quando le sue mani diventano capaci di prendere, egli subito prende tutto; quando il suo orecchio diventa capace di distinguere suoni e rumori, egli subito ascolta tutto. Il bambino, potremmo dire, è come un naufrago che trovi, per esempio, un cannocchiale, una lampada e una scure; come si può pensare che non se ne serva da mane a sera per migliorare la propria situazione e risolvere i propri problemi?
A differenza del naufrago, che potrà farsi una nuova vita o essere raccolto da una nave di passaggio, e a differenza dell’esploratore che tornerà un giorno a casa sua soddisfatto delle sue imprese, il bambino non troverà mai pace né riposo nel suo cammino sulla strada dello sviluppo. Anzi, troverà ostacoli sempre più grandi, delusioni sempre più forti, dispiaceri sempre più profondi. Comincerà a cadere quando saprà camminare, a essere ingannato quando avrà imparato a comprendere il linguaggio, a essere tradito quando avrà fiducia, a essere oppresso quando entrerà nella compagine sociale. E ogni volta che cadrà, che sbaglierà, che sarà sconfitto, ingannato, tradito, oppresso, abbandonato, egli ricomincerà da capo i suoi tentativi.

[Marcello Bernardi, Il nuovo bambino, pag. 172]