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Piedini, manine, dentini

Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2006 in Cuore di papà0 commenti

Mentre si avvicina il quarto mese del pargolo, mamma è alle prese col rinnovo della maternità (il periodo obbligatorio è agli sgoccioli, ma restano ancora fino a sei mesi di facoltativa) e papà ha cambiato fuso orario, spostando con profitto la sua giornata di lavoro a tarda sera. Giorgio, per parte sua, si è regolarizzato di molto, anche se una poppata notturna non gliela toglie ancora nessuno.

Inoltre sta facendo enormi progressi, giorno dopo giorno: ormai interagisce con le persone, osserva tutto con grande scupolo, sorride anche agli estranei, a volte fa perfino il vergognoso addosso a mamma e papà, fa i versi con qualunque vocale tranne la i, imbastisce abbozzi di discorso di una certa complessità (soltanto in una lingua sconosciuta), ridacchia di gusto appena gliene si presenta l’occasione. Non ha perso il vizio di fracassare i timpani degli astanti non appena sopraggiungono fame, mal di pancia, noia, disperazione e fastidi assortiti.

I piedini sono ormai sotto controllo: ha capito dove sono e come funzionano, come usarli per toccare oggetti o persone. Quanto alle manine, invece, è in piena fase di studio: passa alcuni minuti alla volta a guardare il proprio pugno stretto stretto davanti agli occhi, ma si vede che c’è ancora qualcosa che non lo convince. Il dito (le dita, a volte l’intera mano) finisce in bocca, ma sembra più un riflesso condizionato (la cosiddetta mano maternizzata) che un movimento cosciente.

È lì lì per cominciare a conoscere il mondo nell’unico modo concepibile per un lattante, ovvero assaggiandolo pezzo per pezzo; gli manca solo l’ultimo centimetro di slancio, quando anche le mani risponderanno a dovere. In compenso l’accessorio fondamentale per la suddetta esplorazione – enormi quantitativi di bava alla bocca – è già in piena produzione.

La novità dell’ultima settimana, infine, giunge con inatteso e tutto sommato sgradito anticipo. Frequente irrequietezza, dita ostinate a toccare le gengive, lingua vagante, masticazione a vuoto e scoppi improvvisi di pianto disperato sembrerebbero anticipare quello che chi c’è già passato descrive come il momento più duro per i neogenitori dopo i primi quaranta giorni: la comparsa dei primi dentini.

Pubblicità: i pannolini Moltex

Lo ha scritto Sergio il 14 novembre 2006 in Cuore di papà31 commenti

Stimolato dall’ultimo post di Stefania (ma anche da Massimo e da altri spunti raccolti in Rete negli ultimi mesi), ho deciso che è ora che questo sito si apra alla pubblicità. E poiché chi mi conosce bene potrebbe esserne sorpreso, dico subito che sarà poca e molto particolare. La pubblicità qui sarà del tutto volontaria e basata sull’esperienza diretta. Faremo nomi e cognomi dei soli prodotti con cui ci troviamo particolarmente bene (o particolarmente male) e che crediamo utile segnalare ad altri (futuri) genitori, magari perché poco noti oppure semplicemente perché la scelta è così ampia da giovarsi di un’esperienza sul campo. Il tutto, è scontato, va preso per quel che è: un’esperienza personale ed eventualmente uno stimolo a prendere in considerazione nuovi prodotti.

Per esempio, l’altra volta – a proposito di sistemi ricetrasmittenti – avrei potuto dire che ne abbiamo provati due modelli diversi. I Radio Baby di Mebby li abbiamo riportati subito al negozio: bellissimi, compatti, ricaricabili e senza fili, peccato però che la qualita della trasmissione (per lo meno dentro casa nostra) fosse molto scarsa e la portata insufficiente perfino per raggiungere il salotto. Siamo passati al sistema Ascolta e vai di Chicco, che si comporta un po’ meglio, malgrado i limiti di cui s’è già parlato.

Tornando ai pannolini. La premessa necessaria è che a noi pesava parecchio l’idea di immettere nell’ambiente qualcosa come 200/300 pannolini al mese, ben sapendo che il classico pannolino da bimbo bello e asciutto reclamizzato in tv è una piccola bomba ecologica. Colpa soprattutto degli sbiancanti che rendono la cellulosa immacolata e colpa del gel assorbente, che una volta raccolti i liquidi dà vita a una poltiglia di rara resistenza. Intendiamoci: tutto, in un modo o nell’altro viene smaltito, come si affrettano a dire i produttori più famosi, tuttavia il costo e la complessità possono essere molto diversi. Le alternative sono due: i pannolini riutilizzabili e i pannolini usa e getta (un po’ più) ecocompatibili.

La prima ipotesi ha dalla sua un vantaggio rilevante: il costo. È vero che acquistare lo stock di partenza – non meno di una ventina di pezzi, più le relative salviette usa e getta – di una delle varie serie disponibili (Popolini, Ciripà e simili) è di per sé un piccolo investimento, ma se si considera l’uso prolungato nel tempo l’impatto economico complessivo sulla famiglia del pupo si riduce fino a un quarto rispetto a quello che verrebbero a costare i pannolini usa e getta tradizionali. Per contro, va messa in conto la necessità di lavare in continuazione le basi riutilizzabili (con il conseguente costo economico e ambientale, va da sé) e prevedere un sistema sufficientemente igienico per conservare quelle sporche tra un carico e l’altro (che in una casa dagli spazi ristretti può essere una bella scocciatura). Inoltre i pannolini di questo tipo tendono a essere, benché in cotone naturale e dunque adatti al contatto con la pelle del bimbo, molto ingombranti, dando ai bimbi quella goffaggine ben riconoscibile nelle foto della nostra infanzia. Noi, dopo aver considerato tutti questi elementi e valutato la nostra situazione logistica (anche e soprattutto in un periodo di forte stress, com’è quello che segue al parto), abbiamo accantonato questa possibilità, che resta tuttavia una delle migliori sotto tutti i punti di vista.

La seconda ipotesi l’abbiamo trovata in un bel negozio di articoli naturali ed ecologici di Udine (CeBi in viale Tricesimo, per chi abitasse in zona). Si chiamano Moltex e vengono dalla Germania. Non sono ben distribuiti in Italia, quindi non è facile trovarli se non in negozi specializzati e al limite in qualche farmacia; anche il prezzo, di conseguenza, ne risente. Il distributore italiano non spreca coordinate sul proprio sito, né risponde alle email. Tuttavia, avendo un po’ di pazienza, si possono trovare offerte interessanti (anche online) oppure, accordandosi col negoziante in vista di acquisti regolari per un paio d’anni, si possono raggiungere sconti ragionevoli. A conti fatti – visto che le confezioni costano di più, ma contengono anche molti più pannolini – noi per ora non stiamo spendendo più che a comprare i classici Pampers, Huggies o simili. Di buono c’è che il residuo disperso nell’ambiente è in gran parte biodegradabile e la cellulosa non trattata scongiura anche molti rischi di arrossamento della pelle del bimbo.

Aggiungo che, nella nostra esperienza, i Moltex – anche nella misura più piccola – non si sono rivelati ideali per i primissimi giorni (in cui il sistema filtrante a rete dei Pampers New Baby Sensitive è decisamente migliore). Ma una volta passato il primo paio di mesi si rivelano perfino più contenitivi e assorbenti di altri prodotti più famosi. Poi ogni bimbo è un caso a sé, e sta ai genitori trovare la combinazione ideale. Questa è soltanto la nostra esperienza.

(Qui altre opinioni)

E volentieri pubblichiamo

Lo ha scritto Sergio il 9 novembre 2006 in Cuore di papà2 commenti

Stamattina Giorgio ha ricevuto un’email da Gabriele:

La cara ragazza che vi ha scritto questo commento e che ha una vera adorazione per i bimbi, è in ospedale: era in attesa di un trapianto che è finalmente arrivato domenica. Fin qui tutto bene, anzi si sta riprendendo assai velocemente tanto da sorprendere gli stessi medici. Non so se siete credenti o meno, ma credo che un pensiero per lei sarebbe d’aiuto dato che la strada per la guarigione è ancora lunga. Se poi volete, le trasmetto qualche parola da parte vostra.

Noi abbiamo affidato le nostre parole e i nostri sorrisi al gentile messaggero, che glieli farà avere. Aspettiamo al più presto Natascia su queste pagine, e nel frattempo la accompagneremo idealmente durante il suo grande viaggio. Se poi qualcuno sentisse il piacere di aggiungere qualcosa, i commenti di questo post sono a disposizione.

The Others

Lo ha scritto Sergio il 9 novembre 2006 in Cuore di papà3 commenti

In coincidenza con la conquista da parte di Giorgio del lettino e della cameretta, abbiamo pensato di dotarci del classico sistema di ascolto a distanza via radio, in modo da sentirlo piangere anche quando siamo immersi nella confusione di un’altra stanza. Inoltre, nella nostra testa, avrebbe dovuto evitare alla sua mamma di alzarsi qualche volta di troppo in occasione dei lunghi risvegli notturni – anche un’ora, tra versetti e stiracchiamenti – a cui ci ha abituato il bimbo: la sua camera è vicina alla nostra, ma quel tanto di amplificazione avrebbe aiutato a distinguere una giravolta da un pianto deciso. Così ieri primo test notturno, di cui cui segue trascrizione.

– Dorme?

– Dorme.

– Bene.

– Buonanotte. (bacio)

– Buonanotte. (bacio)

(cinque minuti più tardi, in pieno dormiveglia)

> KZZZZRRCCCRRZZZZZ!!!!

(saltano entrambi sul letto)

> Kkkzzzzrrrrzzzzjkkkk!

(angoscia)

– Ma cosa succede?

– Oh no, ma s’è già svegliato?

– Mi sembra strano, non lo sento piangere.

> Kccccrrrrzzzz!

– Ma forse è un’interferenza, di là sembra tutto tranquillo.

> Uaaaaaaaaa!!!! (echi del pianto disperato di un bimbo, di cui non riconosciamo la voce)

– Oddio, ma che è?

– Non è mica lui questo.

– Ossignur, che angoscia!

– Mi sa che è davvero un’interferenza… si vede che qualche altra famiglia qui attorno usa lo stesso accrocchio.

– E allora che si fa?

– Niente, domani cambio la frequenza; ce ne sono due apposta.

– Ma tu pensa se più tardi si sveglia Giogiò e urla nel trasmettitore: prenderanno un colpo pure gli altri.

– Eh, così siamo pari.

– Però a quel punto, sentendo le interferenze, anche gli altri passeranno sulla seconda frequenza e siamo da capo.

– Allora dovremo trovare il modo di comunicare via radio con loro. Qualcosa del tipo “Rimetta. A posto. La. Candela.“, hai presente?

(Fine della carriera notturna di un ricevitore nuovo di zecca. Si addormentano entrambi tra le risate scomposte.)

Tre mesi e un lettino (per tacer dei sorrisi)

Lo ha scritto Sergio il 6 novembre 2006 in Cuore di papà0 commenti

Mentre scrivo queste righe, Giorgio sta compiendo i suoi primi tre mesi di vita. Si è addormentato poco fa nel suo lettino, dopo una serata di grandi sorrisi, grandi rigurgiti e grandi sbadigli. Di tante piccole conquiste quotidiane da bimbo ormai sempre più consapevole, questa del lettino è la novità più bella e più grande. Non soltanto perché segna la conquista della sua cameretta (e con questa una prima separazione, simbolica, dai genitori), ma anche per come sta reagendo alla nuova situazione. Dal primo momento in cui l’abbiamo appoggiato sul materassino – spazioso e morbido come la navicella della carrozzina ormai non permette quasi più – ha cominciato a sorridere.

Ci aspettavamo proteste e resistenze, o quanto meno un fisiologico timore dei nuovi scorci e delle nuove dimensioni. Sono arrivati invece risate e versi di allegria come mai prima, e più lui rideva e più a noi si inumidivano gli occhi (come qualunque genitore fresco d’esperienza potrà capire). Si è lasciato sedurre dagli ortaggi di stoffa penzolanti dal carillon, ha guardato i colori della sua cameretta, ha fissato noi, poi s’è assopito sereno e ha fatto tutta una tirata fino alle sette e mezza di mattina. Non è la prima volta che succede, di essere benedetti da un sonno lungo e ininterrotto, ma per la prima volta il risveglio è stato altrettanto sereno: sorrideva quanto la sera prima, docile a un buongiorno che altrimenti è dominato dai crampi di fame e dal panico di essersi perso per strada almeno una poppata, felice di rivederci e di ritrovare ortaggi e colori dove li aveva lasciati.

Sarà l’ennesima rondine che non farà primavera, perché a una notte così tranquilla finora ne è seguita una oltremodo turbolenta. Ma intanto ci godiamo queste piccole gioie. Tanti auguri, Giogio, buon complemese.

Ma che cos’è questa robina qua?

Lo ha scritto Sergio il 4 novembre 2006 in Cuore di papà3 commenti

[youtube l5bwaTIbtFI]

È un video, evidentemente (dura 3’30”). Parte cliccando sul bottone che si trova al centro della finestrella. A casa Maistrello era serata da esperimenti di montaggio video, niente di tale. Un modo per farvi conoscere Giogiò “dal vivo”. Alzate il volume e buon divertimento!

Minorenne e vaccinato

Lo ha scritto Sergio il 30 ottobre 2006 in Cuore di papà0 commenti

Stamattina Giorgio ha fatto le prime vaccinazioni. Sorpreso a tradimento sulla gamba sinistra mentre si guardava in giro, c’è rimasto un po’ male e ha strillato per qualche secondo. Poi s’è ricordato di aver fame e se l’è messa via presto. S’è addirittura addormentato, mentre attendevamo che passasse la mezzora di osservazione. Ha dormito più del solito, a cavallo dell’ora del pranzo e quando s’è risvegliato ha cacciato urla più disperate del solito. Ma per ora non sembra avere particolari effetti collaterali.

Un nuovo inizio

Lo ha scritto Sergio il 19 ottobre 2006 in Cuore di papà1 commento

Da oggi Giogiò ha una nuova pediatra di base, che incontreremo a giorni e che ci viene descritta come persona particolarmente competente, solare e amabile: ottima combinazione, siamo molto fiduciosi. Quella di cambiare non è stata una scelta semplice: in genere siamo persone molto adattabili, di poche pretese e – per merito di Stefania, più che mio – sufficientemente empatiche con qualunque interlocutore. Inoltre la specialista precedente ci aveva fatto un’ottima impressione: clinicamente ineccepibile, molto esperta, rotta a tutte le mode degli ultimi trent’anni, poco incline a ricorrere a farmaci se non necessario.

Inseriti in una costante polemica di fondo con, nell’ordine, l’intero sistema sanitario, il sistema sanitario pediatrico, i pediatri di zona, gli ospedali, le famiglie di origine, i genitori e infine con la causa ultima di tutti i problemi, che è sempre e comunque la mamma, abbiamo spesso condiviso con lei grandi principi ma non siamo poi riusciti a spiegare quello che il nostro istinto sotto rodaggio ci aveva fatto capire del nostro bimbo. Due mesi e mezzo investiti senza successo nel convincerla che non avevamo necessariamente i difetti medi dei genitori medi di un figlio medio, ma semplicemente difetti tutti nostri di Sergio e Stefania in quanto genitori di Giorgio, ci hanno fatto pensare che la soluzione non fosse del tutto funzionale.

Lo stress neoparentale cerca soluzioni su misura, più che routine generiche e ulteriori fonti d’ansia. Giorgio è un bimbo sano e tutto sommato sereno: abbiamo semplicemente bisogno di qualcuno che ci segua durante la sua crescita, affiancando alla nostra esperienza quotidiana l’esperienza di centinaia di altri bimbi, e magari nell’immediato ci aiuti a venire a capo della sua intensa voracità. Peccato ritrovarsi, due mesi dopo, poco oltre il punto di partenza.

Il sorriso all’improvviso

Lo ha scritto Sergio il 17 ottobre 2006 in Cuore di papà1 commento

Giorni e giorni di (impegnativa) routine: nanna, cacca, pappa e costante, nervosa, spesso isterica ricerca della tetta, intervallata soltanto di rado da un sereno guardarsi attorno. Di sorrisini Giorgio ne fa già da tempo, apparentemente consapevoli. Ma la mezzora di sorrisi radiosi, gridolini nuovi e risate allegre che ha regalato questo pomeriggio a mamma e papà era come se d’improvviso fosse tornata la primavera.

Due mesi dopo

Lo ha scritto Sergio il 6 ottobre 2006 in Cuore di papà2 commenti

- Toh, è mezzanotte e un quarto del 6. Due mesi fa nasceva tuo figlio.
– Devo mettere le candeline sulla tetta?

Ritratto di famiglia

Lo ha scritto Sergio il 2 ottobre 2006 in Cuore di papà2 commenti

I Maistrello a Gaeta

La foto è di Pietro Izzo.

Giogiò a Gaeta

Lo ha scritto Sergio il 27 settembre 2006 in Cuore di papà1 commento

Mese 1, Giogiò l'africano

Non che poi l’automobile lo distragga così tanto. Nè che cambiare aria lo confonda poi molto. Ha pianto tanto quanto a casa, s’è straviato come farebbe qui. S’è goduto la spiaggia di Serapo, ma non ne ha voluto sapere della pizza al Flamingo. In tanti ci hanno guardato con tenerezza, altrettanti con rimprovero nemmeno troppo muto quando piangeva a squarciagola in pubblico («guardi che quel bambino ha fame, sa?»). Nel complesso è andata abbastanza bene: più utile forse per noi, per non sentirci reclusi fino alla maggiore età del pupo; ma ci illudiamo che anche a lui luoghi, strade, arie e persone non passino del tutto invano in qualche strato della coscienza. E poi sono stati giorni di grandi incontri: Giogiò ha fatto la conoscenza di Pietro, di Giuseppe e del suo cuginetto ternano Jacopo.

Shhhhh! Non gli dite niente…

Lo ha scritto Sergio il 21 settembre 2006 in Cuore di papà0 commenti

Oggi Giogiò ha saltato spontaneamente la poppata della notte. Sarà una rondine? E soprattutto: farà primavera?

Ritrovarsi nelle parole

Lo ha scritto Sergio il 20 settembre 2006 in Cuore di papà1 commento

Zesitian, il cui blog mi folgorò in agosto per questo racconto di paternità, continua a sorprendermi per quanto bene riesce a descrivere istanti della vita di un padre, proprio nel momento in cui provo a raccogliere le idee sullo stesso dettaglio. Così oggi copio e incollo senza permesso questo, che avrei potuto scrivere io, soltanto un po’ peggio:

Mi sono sempre chiesto se sarei stato in grado di non parlare sempre di lui, di non riempire i miei discorsi di cacche e pannolini. Non saprei dire, ancora. Però sono abbastanza rincoglionito così: lascio un gran bel romanzo a 50 pagine dalla fine, il mucchio di Diario intonsi, un sacco di cose scritte da finire, faccende di politica in sospeso, carte di ordinaria burocrazia dappertutto, telefonate non fatte. Difficile resistere al rovescio della realtà, difficile non perdere schegge –pure importanti- delle proprie occupazioni. Un disordine felice e mai schiavo di qualcosa. A cui pensi con chiarezza solo quando scendi con l’immondizia puteolente alle otto del mattino.

Vallo a spiegare a Giogiò

Lo ha scritto Sergio il 17 settembre 2006 in Cuore di papà7 commenti

Welcome home, guys! /2

L’oro, quel poco oro che ci capitava di possedere e che (come sempre accade) era legato più che altro a ricordi personali, l’han trovato subito naturalmente. E gli è andata pure male, tutto sommato. Poi però hanno aperto anche l’armadio di Giogiò, e proprio non capivamo perché, visto che le uniche cose eventualmente di valore stavano ancora al loro posto e in casa poteva interessargli altro. Finché non abbiamo risistemato i vestitini che avevamo portato al mare, e un po’ per volta ci siamo resi conto: la tutina verde di nonna Silvia, la tutina azzurra di nonna Laura, il berretto invernale che aveva preso Stefania, tutte le scarpine augurali meno una, il set di asciugamani buffi che ci aveva regalato Sara (manopola esclusa, chissà perché)… e chissà che cos’altro ancora. Spariti. Giogiò non avrà certo problemi a coprirsi, quest’inverno; né ad asciugarsi dopo il bagnetto. Ma vagli a spiegare tu, un giorno, perché qualcuno va in giro nelle case d’altri a rubare ricordi e tenerezza.