Stimolato dall’ultimo post di Stefania (ma anche da Massimo e da altri spunti raccolti in Rete negli ultimi mesi), ho deciso che è ora che questo sito si apra alla pubblicità. E poiché chi mi conosce bene potrebbe esserne sorpreso, dico subito che sarà poca e molto particolare. La pubblicità qui sarà del tutto volontaria e basata sull’esperienza diretta. Faremo nomi e cognomi dei soli prodotti con cui ci troviamo particolarmente bene (o particolarmente male) e che crediamo utile segnalare ad altri (futuri) genitori, magari perché poco noti oppure semplicemente perché la scelta è così ampia da giovarsi di un’esperienza sul campo. Il tutto, è scontato, va preso per quel che è: un’esperienza personale ed eventualmente uno stimolo a prendere in considerazione nuovi prodotti.
Per esempio, l’altra volta – a proposito di sistemi ricetrasmittenti – avrei potuto dire che ne abbiamo provati due modelli diversi. I Radio Baby di Mebby li abbiamo riportati subito al negozio: bellissimi, compatti, ricaricabili e senza fili, peccato però che la qualita della trasmissione (per lo meno dentro casa nostra) fosse molto scarsa e la portata insufficiente perfino per raggiungere il salotto. Siamo passati al sistema Ascolta e vai di Chicco, che si comporta un po’ meglio, malgrado i limiti di cui s’è già parlato.
Tornando ai pannolini. La premessa necessaria è che a noi pesava parecchio l’idea di immettere nell’ambiente qualcosa come 200/300 pannolini al mese, ben sapendo che il classico pannolino da bimbo bello e asciutto reclamizzato in tv è una piccola bomba ecologica. Colpa soprattutto degli sbiancanti che rendono la cellulosa immacolata e colpa del gel assorbente, che una volta raccolti i liquidi dà vita a una poltiglia di rara resistenza. Intendiamoci: tutto, in un modo o nell’altro viene smaltito, come si affrettano a dire i produttori più famosi, tuttavia il costo e la complessità possono essere molto diversi. Le alternative sono due: i pannolini riutilizzabili e i pannolini usa e getta (un po’ più) ecocompatibili.
La prima ipotesi ha dalla sua un vantaggio rilevante: il costo. È vero che acquistare lo stock di partenza – non meno di una ventina di pezzi, più le relative salviette usa e getta – di una delle varie serie disponibili (Popolini, Ciripà e simili) è di per sé un piccolo investimento, ma se si considera l’uso prolungato nel tempo l’impatto economico complessivo sulla famiglia del pupo si riduce fino a un quarto rispetto a quello che verrebbero a costare i pannolini usa e getta tradizionali. Per contro, va messa in conto la necessità di lavare in continuazione le basi riutilizzabili (con il conseguente costo economico e ambientale, va da sé) e prevedere un sistema sufficientemente igienico per conservare quelle sporche tra un carico e l’altro (che in una casa dagli spazi ristretti può essere una bella scocciatura). Inoltre i pannolini di questo tipo tendono a essere, benché in cotone naturale e dunque adatti al contatto con la pelle del bimbo, molto ingombranti, dando ai bimbi quella goffaggine ben riconoscibile nelle foto della nostra infanzia. Noi, dopo aver considerato tutti questi elementi e valutato la nostra situazione logistica (anche e soprattutto in un periodo di forte stress, com’è quello che segue al parto), abbiamo accantonato questa possibilità, che resta tuttavia una delle migliori sotto tutti i punti di vista.
La seconda ipotesi l’abbiamo trovata in un bel negozio di articoli naturali ed ecologici di Udine (CeBi in viale Tricesimo, per chi abitasse in zona). Si chiamano Moltex e vengono dalla Germania. Non sono ben distribuiti in Italia, quindi non è facile trovarli se non in negozi specializzati e al limite in qualche farmacia; anche il prezzo, di conseguenza, ne risente. Il distributore italiano non spreca coordinate sul proprio sito, né risponde alle email. Tuttavia, avendo un po’ di pazienza, si possono trovare offerte interessanti (anche online) oppure, accordandosi col negoziante in vista di acquisti regolari per un paio d’anni, si possono raggiungere sconti ragionevoli. A conti fatti – visto che le confezioni costano di più, ma contengono anche molti più pannolini – noi per ora non stiamo spendendo più che a comprare i classici Pampers, Huggies o simili. Di buono c’è che il residuo disperso nell’ambiente è in gran parte biodegradabile e la cellulosa non trattata scongiura anche molti rischi di arrossamento della pelle del bimbo.
Aggiungo che, nella nostra esperienza, i Moltex – anche nella misura più piccola – non si sono rivelati ideali per i primissimi giorni (in cui il sistema filtrante a rete dei Pampers New Baby Sensitive è decisamente migliore). Ma una volta passato il primo paio di mesi si rivelano perfino più contenitivi e assorbenti di altri prodotti più famosi. Poi ogni bimbo è un caso a sé, e sta ai genitori trovare la combinazione ideale. Questa è soltanto la nostra esperienza.
(Qui altre opinioni)