Archive for febbraio, 2006

E comunque…

martedì, febbraio 28th, 2006

… oggi abbiamo compiuto quattro mesi.

Le tre cose più belle…

venerdì, febbraio 24th, 2006

…che si possono fare quando si è “costretti” a riposarsi (come se non ce ne fosse bisogno, tsè!):

– fare giardinaggio nelle fioraie del terrazzo raccontando a centimetrino quanto siano belle le primule che hanno resistito un intero inverno, tenaci, e quanto sia sorprendente il miracolo di una pianticella che sembra morta, ma che rispunterà piena di germogli con il primo vero sole;

– ballare sulle note della mia musica preferita come se lo tenessi già in braccio;

– fare un po’ di coccole al futuro papà di centimetrino, che se le merita tutte!

Ritratto di panza con cerotto

giovedì, febbraio 23rd, 2006

L’amniocentesi

mercoledì, febbraio 22nd, 2006

Oggi era il giorno di un esame che ci innervosiva molto più di quanto tutto sommato entrambi volessimo ammettere. È andato tutto bene, mi pare. Nel giro di un quarto d’ora Stefania era già in piedi, non troppo traumatizzata dalla lunghezza dell’ago e dalla delicatezza del prelievo. Poi per almeno due ore e mezza l’hanno tenuta in osservazione, secondo protocollo, su un lettino del day-hospital.

Dice: e il marito che fa nel frattempo? Le fa compagnia, le porta acqua e generi di ristoro, le racconta storie per passare il tempo? No, il marito – i mariti, a gruppi di due – vengono messi alla prova con un originale test di sopravvivenza amministrativa. Prima sfida: identificare il misterioso centro di analisi genetica a cui portare il prezioso reperto, ricostruendo la descrizione dell’infermiera di fronte all’evidenza che dalla sua mappa mentale erano stati eliminati tutti gli ostacoli non funzionali al percorso. Prima fila, prime carte.

Seconda sfida, decisiva per valutare la tempra dei futuri papà: pagare le prestazioni. Tre file. Quattro se nel conto ci si mette anche quella allo sportello del bancomat, perché naturalmente un ufficio solo era attrezzato con Pos. La quinta, ovvero tornare al reparto a rifare una carta sbagliata, ci è stata abbuonata grazie a un sussulto di pietà del sistema di comunicazione interna. In tutto, un’ora e mezza di attesa e la proposta di tenere noi come cauzione mentre quanto meno le nostre mogli sarebbero state liberate.

La complicazione è che l’amniocentesi è un esame che il sistema sanitario nazionale promuove e copre integralmente soltanto sopra i 35 di età della futura madre. Prima è una scelta personale e t’arrangi. Questo, insieme all’importo non trascurabile del tutto (sopra i 400 euro), era ben chiaro. Solo a me, a quanto pare, perché invece le impiegate dell’amministrazione sono andate in crisi. Non una sola: l’intero sistema di gestione delle prestazioni è stato gettato nel panico dalle nostre impegnative.

Il risultato di un’ora abbondante di consultazioni gestite da una tenace e coraggiosa impiegata è stato, per l’appunto, pagare le tre prestazioni di cui si compone l’esame (prelievo ambulatoriale in ostetricia, guida ecografica, analisi del campione) in tre file diverse. Per sentirmi poi spiegare, a rivelazione di tutto quel trambusto, che il problema era la mancata esenzione per l’amniocentesi. La soluzione è sempre davanti agli occhi, insomma. Deduco che non siano casi molto frequenti.

Di buono, in tutto questo, c’è almeno che mi posso tenere a casa Stefania per una settimana obbligatoria di riposo.

Tutto è bello

martedì, febbraio 21st, 2006

Sento che l’abitudine a trattare la gravidanza come una malattia, a concentrarsi sul piccolo e sul presente, mi sta facendo perdere sempre più quella visione d’insieme che solo pochi mesi fa mi era sembrata tanto a portata di mano.

Ogni tanto cominciamo a pensarci, Stefania e io, a che cosa significherà essere genitori: di fronte alle notizie del telegiornale, per esempio, ci viene quasi istintivo ragionare su che cosa della nostra visione del mondo saremo in grado di trasmettere a centimetrino, quando sarà tra noi; a quanta della fiducia di cui avrà bisogno per fare la sua parte in questo mondo malandato saremo capaci di trasmettergli. Qualche mese fa mi sembrava tutto più semplice. Oggi, invece, mi prende spesso la sensazione di essere entrato in un programma che ha nelle piccole emergenze quotidiane la sua agenda precostituita.

Così ho deciso di ripercorrere, con una generosa spinta da parte del mio inconscio, gli stimoli dei mesi scorsi. L’altro giorno, per esempio, facendo vedere le foto di Bali a Mariuccia e Franco ho risentito mentalmente gli odori dell’isola. Gli odori, a loro volta, sono andati a trovare i cassetti in cui erano andate a nascondersi le sensazioni vissute nel giugno scorso. Oggi, distratto e sconcentrato sul lavoro, mi sono ritrovato sul divano a sfogliare da capo l’ultimo libro di Terzani, che così tanto mi ha aiutato a trovare compromessi sulla misura delle cose al momento del nostro rientro in Italia.

Ci stiamo lavorando, insomma.

Shopping!

domenica, febbraio 19th, 2006

Se mi avessero detto che avrei passato un pomeriggio in un negozio di abbigliamento per mamme incinte, e che mi sarei pure divertito un mondo, mi sarei fatto una grassa risata.

A quanto pare, le donne in gravidanza non si arrendono all’ineluttabile lievitazione finché possono, forzandosi a indossare i propri vestiti e facendo spazio alla pancia con trucchetti vari. Poi, da un giorno all’altro, il dramma: non c’è pantalone o gonna che stia su. A quel punto si precipitano al primo negozio di abbigliamento premaman, disperate. Noi, una volta tanto, siamo arrivati in anticipo. Siamo entrati poco più che per caso in una delle due grandi catene di articoli per mamme e bimbi e ci siamo lasciati contagiare dall’allegria della moda pancione primavera-estate. Ho scoperto che una futura mamma non cambia affatto la propria taglia: acquista abiti della sua misura, semplicemente dotati di taglio adattabile e accorgimenti talmente semplici da risultare geniali.

Insomma, mettiamola così: prima di sera Stefania era perfettamente attrezzata per le prime emergenze di circonferenza. E, come sempre quando può scorazzare per negozi (soprattutto se con una buona scusa per fare acquisti), è al settimo cielo. A giudicare dall’espressione della commessa, dev’essere un caso raro di mamma in attesa che sembra quasi preferire l’abbigliamento premaman rispetto a quello normale.

A margine, alcune scoperte interessanti. Dal marketing sfrenato del pianeta bimbo escono, in realtà, alcune soluzioni quanto meno utili. Il libro aperto di Prenatal, per esempio, è un ottimo compendio – disponibile in negozio e sul sito web – che supplisce a tutto ciò che ospedali e cliniche danno in genere per scontato, ma che scontato per genitori primipari alla fine proprio non è. Notevole anche la guida per la gravidanza che regalano alle coppie incinte, raro esempio di opuscolo solo indirettamente promozionale fatto con molta cura e attenzione per i particolari. Ignoravo l’esistenza, infine, della lista nascita, una sorta di lista nozze per parenti e amici creata per ottimizzare gli acquisti durante i primi mesi del bimbo.

La prossima settimana, per par condicio, andiamo a vedere che cosa fanno da Chicco.

La seconda ecografia

giovedì, febbraio 16th, 2006

Un fotogramma dall'ecografia

Ieri era il giorno della seconda ecografia (che seconda poi non è, ma quanto meno è la seconda che si fa con uno specialista ecografista). Nonostante il dottore caldo come un ghiacciolo alla menta in inverno ed empatico quanto la varicella, è stato molto emozionante pure questa volta.

Ormai centimetrino è davvero sviluppato, riconoscibile nelle forme. Abbiamo identificato con facilità testa, arti, estremità, perfino la spina dorsale. Nessuna indicazione, per ora, riguardo al sesso. Le stampe che ci hanno dato non rendono giustizia a quello che abbiamo seguito sul video. In piena ecografia, al medico è pure squillato il cordless: in quell’istante di sospensione, l’unico in cui l’aggeggio infernale è stato fermo e dava il tempo anche ai meno tecnici di mettere a fuoco l’inquadratura, ho riconosciuto nettamente i movimenti di gambe e braccia, come se volesse salutare.

Ecografista e ginecologo dicono che è tutto ok, tutto procede bene. Pure noi ci stiamo orientando meglio, finalmente, nella scelta del medico e della struttura a cui fare riferimento. La prossima settimana, dopo l’amniocentesi, prenderemo una decisione definitiva. Resta l’idea che dovrebbero esistere cliniche a sé per gestire le gravidanze, perché negli ospedali generici hanno ormai perso ogni sensibilità per distinguere una malattia da un fenomeno naturale.

Consigli e brividi

domenica, febbraio 12th, 2006

Sapevo che ne avrei sentite di tutti i colori durante la gravidanza, ma non ero arrivata a immaginare tanto. Più che altro avevo sottovalutato le implicazioni e le impensate possibilità aggiuntive che si possono dischiudere lavorando a contatto con persone di mille provenienze e mille e un background.

L’altro giorno è venuto da me per una pratica un distinto signore del Benin (che qui fa l’operaio in fabbrica ma che nel suo paese era direttore del Dipartimento di Storia all’Università), che ha subito tenuto a dirmi che ha 17 figli, di cui 10 maschi e 7 femmine. Otto sono qui in Italia, gli altri sparsi in mezzo mondo, già grandi e a loro volta con figli.

Mi chiede quanti figli ho ed io, per non sentirmi da meno, gli rispondo “Mezzo!”. Allora scatta “l’onore di essere stato aiutato a fare la pratica da me” (tra l’altro in inglese, perchè non era facile per lui capire i cavilli in italiano), il “ti parlo come se fossi mia figlia” e i saggi consigli.

Tra i tanti, mi raccomanda di bere il succo di un pomodoro due volte a settimana perchè altrimenti mi verranno le vene varicose e non vorrò fare più figli. Mentre io già archivio la cosa tra i rimedi – da provare – tipici del suo Paese, mi racconta che un giorno di tanto tempo fa era a casa di un ragazzo – che poi sarebbe diventato suo amico – che gli stava offrendo un caffè. Lui chiede della moglie di questo e predice alla coppia che avrebbero avuto due gemelli, due femmine per la precisione. Dal momento in cui lo avessero saputo, avrebbero dovuto cucinare tanti piselli e invitare tutti i bambini del vicinato a mangiarli con loro, altrimenti avrebbero perso una delle due bimbe.

Gli anni passano, ma nono succede nulla. Finalmente, dopo quattro anni, lei rimane incinta. Sono gemelli: non solo, sono due femminucce! Ovviamente non cucina i piselli e, durante il parto, una delle due bimbe muore.

Io resto a bocca aperta, di sasso, mentre lui mi raccomanda ancora “Non chiedere mai ad un uomo di avere solo te nella testa; fa’ in modo che lui abbia solo te in testa”, e ancora “Devi essere come un sasso che rotola nella corrente, non farti fermare dalla sabbia. Se vuoi crescere non devi mai stare ferma sul fondo, ma rotolare, essere libera!”.

Beh, come non percepire la magia del mio lavoro? Inutile dire che ho comprato una bella scorta di succo di pomodoro!

Generazioni

venerdì, febbraio 10th, 2006

Mia madre ha ripescato dalla cantina i libri di quando lei aspettava me. Stiamo parlando dei primi anni Settanta: ogni riga gronda di retorica ed estetica di quegli anni ruspanti. Da lì viene la mia generazione, da quel tono un po’ distaccato, rigorosamente impersonale, molto formale, politicamente corretto prima che ci fosse necessità di rendere esplicito il concetto, ironico soltanto tra le righe.

In uno di questi c’è un bel sistema per scegliere i nomi di battesimo, un metodo completo fatto di selezioni successive e classifiche finali dei nomi più amati da ciascun genitore. Oltre che funzionale, e infatti mi ci dedicherò al più presto, è pure divertente ripercorrere le crocette che i miei genitori mettevano nei primi mesi del 1972. Sorrido per i nomi che ho rischiato di portarmi addosso (Coletta e Barnaba, in particolare, mi dimostrano il pericolo corso) e per quell’unica crocetta condivisa sul modo in cui tutti mi chiamano oggi.

Ho provato tenerezza. Ogni giorno di più mi convinco che dare la vita è prima di tutto ripercorrere la propria vita, far nascere è anche riscoprire la propria nascita e rispolverare le tappe fondamentali della propria vita. È una catena che parte da lontano e che – per la prima volta lo avverto in modo nitido – ci tiene legati gli uni agli altri.

Inconvenienti

giovedì, febbraio 9th, 2006

Ieri un piccolo spaventino. Niente di tale, sembra già tutto risolto, ma tanto è bastato per farci provare (almeno a me, mentre Stefania pareva molto tranquilla) l’altro lato dell’attesa. L’ansia, la paura che qualcosa vada storto, la presa d’atto dei possibili inconvenienti. Non che non fossi preparato agli inconvenienti, figurarsi, semplicemente per ora è andato tutto talmente bene e in tranquillità che ci eravamo quasi abituati a questo stato di cose.

Ieri pomeriggio, nella sala d’aspetto del policlinico, pensavo a quante esperienze come la nostra si interrompono bruscamente prima del dovuto e a quante gioie e aspettative si portano dietro. Mi rendo conto che non ho mai ragionato davvero sul vuoto che lasciano e di come, dal di fuori, l’ho sempre sottostimato. Tendiamo a essere terribilmente superficiali sulle emozioni che non viviamo in prima persona.

Ad ogni modo, il pomeriggio si è concluso con una visita di controllo in cui, oltre a una breve ecografia al nostro centimetrino (che sta benone e non mi stupirebbe se avesse fatto le boccacce agli ennesimi ultrasuoni), abbiamo potuto seguire in tempo quasi reale la cronaca di un cesareo alla 42.a settimana da cui è uscito un bimbo da Guinnes: 5,2 chilogrammi. E poi dicevano che io, dall’alto dei miei 4,3 chili ero già un bel campioncino, tsé. Infine, complice un errore di digitazione nel computer, in molti si sono complimentati con Stefania per l’ottima salute del suo utero da arzilla ottantenne.

Pomeriggio bizzarro, insomma.

Le manine

martedì, febbraio 7th, 2006

Oggi altra foto inaspettata, di cui purtroppo non abbiamo nessuna stampa da mostrare. Per la prima volta l’abbiamo visto bene, ormai ben sviluppato e riconoscibile nei tratti umani. La testa, le manine, le braccia che si muovevano, le gambe incrociate («fa yoga come la sua mamma», scherzava il dottore). Roba da sciogliersi sul momento per l’emozione.

Quello di oggi è il secondo ginecologo che proviamo. Stiamo cercando di capire chi ci può garantire un percorso il più naturale possibile per formazione, staff di ostetriche e abitudini della struttura. Dobbiamo scegliere tra l’organizzato ospedale del capoluogo e la clinica convenzionata dietro casa. Ognuno ha pro e contro da valutare, ma mi pare di capire che la clinica dietro casa oggi abbia guadagnato molti punti. La scelta del resto è urgente: se continuiamo così finisce che il centrimetrino si becca il doppio degli ultrasuoni possibili, proprio mentre noi ci convinciamo dell’idea di limitare le ecografie al minimo indispensabile.

La prossima settimana, del resto, ci attende una nuova fotografia, l’ecografia ufficiale del secondo trimestre.

In tre tempi (reloaded)

mercoledì, febbraio 1st, 2006

Dice: ma l’avete prenotata la morfologica? Dico: scusi, ma non viene dopo la seconda ecografia, quella che faremo non prima di quindici giorni? Dice: sì, ma dovevate già prenotarla settimane fa, ora è già tardi, non troverete più posto, ecco una lista dei centri ecografici del Triveneto, buona fortuna. Allora capisci, ancora una volta, che tutto va fatto prima ancora di aver coscienza di ciò che stai per chiedere all’infermiere addetto alle prenotazioni. Poi ti viene il colpo di genio: senta, ma per il parto è forse il caso di pensare… Dice: no, mi sembra alquanto prematuro.