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Tag: fotografia

giugno 7 2008

Non posso dire di conoscere Gigi Tagliapietra. Avevo letto qualcosa su di lui o scritto da lui in passato, ma ho apprezzato per la prima volta di persona la sua presenza – un peculiare misto di carisma, professionalità, ironia, passione, umanità – soltanto a State of the Net, in febbraio. Da allora seguo con maggiore attenzione i suoi blog e le sue attività. Mi intriga il suo modo di raccontare il mondo che lo circonda, dove vita e lavoro e hobby si confondono in continuazione e distillano esperienze. E ammiro la capacità non comune di far sentire dietro a ogni parola un cuore che batte.

Questa premessa solo per segnalare il bel post con cui Gigi autoanalizza l’evoluzione nel tempo del proprio rapporto con la fotografia, frequentata con regolarità nel tempo. Stili, soggetti, ispirazioni, linee e sensibilità che evolvono nei decenni e raccontano molto del loro autore e della sua sensibilità. Un post che sta tutto dentro la sua chiosa finale, che m’è venuta voglia di appuntarmi qui per quanto mi è sembrata folgorante e universale:

Da ragazzo cercavo con ansia, adesso cerco pace ed è un lungo cammino.

settembre 29 2007

ZeusNews propone un concorso fotografico piuttosto sfizioso:

Abbiamo deciso di dedicare alla privacy la seconda sfida fotografica dell’Olimpo Informatico (vedi qui i vincitori della prima sfida, lo scorso anno). Raccontaci con una foto la tua visione della privacy, del Grande Fratello che ci spia, del Panopticon del terzo millennio. Immortala una scena di privacy (violata o meno), o che rappresenti il concetto di riservatezza, e partecipa anche tu alla sfida. E’ ammessa qualsiasi fotografia che rappresenti questo tema. 

gennaio 12 2005

Perché il divano?

Il divano è il nostro compagno di mangiate e di dormite. Il divano di casa nostra, ma anche quello di casa di un amico, dei genitori, dei vicini, dell’ufficio. Il divano come luogo per riposarsi, per leggere, per dormire, per fare l’amore. Quanti film guardati su quel divano, quante partite, quante telefonate. E ancora il divano coperto da un telo colorato, il divano macchiato, il divano pieno di cuscini, il divano che ci aspetta quando rientriamo a casa. Perché in fondo ogni divano racconta un po’ di noi.

Da un’idea di Buba, una raccolta di immagini (e storie di vita) a tema.

dicembre 5 2003

Buba

Stasera undici mesi di archivio di Buba. Meraviglia, calore, intuizioni, famiglia, luoghi, infanzia, terra, cani buffi. D’ora in poi tutti i giorni.

dicembre 1 2003

Le foto del Che

Ernesto Che Guevara, autoritratto, 1959Sabato ho visto la mostra di Ernesto Guevara Lynch de la Serna, un fotografo poco conosciuto, più noto come rivoluzionario cubano: sono esposte un centinaio di immagini scattate negli anni ’50 in occasione dei viaggi del Che da studente di medicina in Asia e Sud America e quindi agli inizi dell’attività politica in Guatemala e Messico. La raccolta nasce sulla base di un lavoro di recupero e conservazione avviato al Centro de Estudios Che Guevara dell’Havana e da un paio d’anni sta girando tra Spagna, Cuba, Messico, Uruguay, Francia, Nicaragua e Germania. A Milano si ferma fino al 20 dicembre nello spazio Solferino 19 (di fronte al Corriere della Sera), con dettagli riassunti qui.

Mettete un appassionato di fotografia davanti a reperti storici in bianco e nero e a qualche precoce esperimento di colore e farete di lui una persona felice. Lo stesso vale per chi in Che Guevara ha amato un’ideale politico e vuole approfondire la conoscenza dell’uomo. Tuttavia la mostra non offre molto più di questo e vien da pensare che difficilmente, non fosse diventato un’icona del XX secolo altrimenti, Che Guevara avrebbe guadagnato tanto interesse come fotografo, nonostante le sue opere dimostrino indubbia umanità e sensibilità nel fissare momenti, sguardi e architetture. Tra gli scatti più sorprendenti, le intuizioni di alcuni autoritratti, la serie di testimonianze dall’India e i panorami messicani.

Della mostra, almeno per come è arrivata a Milano, delude più di tutto l’allestimento scarno. Troppo impegnati a celebrare un improbabile Che Guevara grande artista, i quattro o cinque pannelli introduttivi perdono completamente l’opportunità di entrare nel vivo del percorso fotografico, che attira interesse soprattutto in quanto percorso di vita del suo autore. Perfino le didascalie delle immagini non vanno oltre descrizioni generiche e imprecise: dietro Ciminiere, Cuba, 1961 e alle curiose immagini di fabbriche sudamericane, per esempio, c’è un universo di senso che l’occhio contemporaneo fatica a cogliere e che qualche studioso avrebbe potuto aiutare a comporre. Laddove non è pura espressione d’arte, la fotografia è documentazione e ricordo, pertanto vive soprattutto di contesti.

Per chi se ne vuole fare un’idea più precisa, un’ampia introduzione è disponibile in inglese sul sito del Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, che ha ospitato la retrospettiva nel 2001. Dodici fotografie in mostra sono pubblicate da Virgilio.