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Tag: barcamp

maggio 31 2007

I barcamp e gli eventi affini sono ormai talmente tanti, e sempre alla legittima ricerca di visibilità, che a parlare di tutti si finirebbe per fare tante copie del già ottimo BarcampItalia, il blog dedicato alle non-conferenze italiane creato da Giovy. Faccio con piacere un’eccezione per il PubCamp, il barcamp anomalo che Massimo Marino sta organizzando per il 23 giugno in un pub di Chieti. L’idea della birreria va di pari passo con quella di favorire la divulgazione non specialistica dei blog e delle altre applicazioni mature di Internet, tra una birra e l’altra. Un po’ barcamp un po’ blogfest, dice Massimo. Il paradiso degli interstizi, a occhio.

Luogo e data, per me, sono fuori portata. Il destino dei barcamp di provincia – e quando dico provincia parlo con rispetto e cognizione di causa – è quello di contare, più che sui grandi numeri, su una coda lunga di partecipanti, vuoi perché barcampeggiatori sfegatati, vuoi perché vicini di casa, vuoi per felici coincidenze. Ecco, ne parlo perché spero di alimentare qualche felice coincidenza, buttando lì un po’ di link. E a Massimo, che in questi giorni chiede un po’ di supporto morale, un augurio – soprattutto – di buon divertimento.

maggio 6 2007

Leggo sulla brochure e su un comunicato di VenetoExpo che il 14 maggio sarò presente al VenetoCampExpo di Marghera (VE). È piuttosto curioso, perché non mi sono mai registrato da nessuna parte né ho mai confermato la mia presenza a nessuno. Per dire.

maggio 2 2007

Io dei barcamp ho capito questo: se non presenti nulla, ti perdi metà del divertimento e metà dello scambio virtuoso di idee. Ovvero se non rispetti le regole, non ci rimettono soltanto gli altri, ma tu per primo. Dunque cercherò di non andare più a un barcamp senza qualcosa di pronto da raccontare.

Dello ZenaCamp si sa già quasi tutto, io mi sono limitato – mio malgrado e grazie soprattutto ad Andrea Beggi (l’eroe del giorno) e a Federico Fasce – a fare un po’ di pubbliche relazioni. Il merito della riuscita della giornata è tutto degli organizzatori, che – come già Antonella Napolitano a Casalecchio poche settimane fa – hanno fatto i salti mortali per far sentire ogni partecipante a proprio agio. Per il resto sottoscrivo il punto di vista di Antonio Sofi e auspico un barcamping, altrettanto bar ma anche un po’ più camping.

Prossimi appuntamenti: Matera e Torino il 12 maggio (dove non ho speranze di arrivare) e a Marghera il 14 (e lì almeno ci provo).

aprile 27 2007

Il sole si è alzato che il treno su cui sto viaggiando si avvicinava a Treviso, profondo Veneto. Oggi sarò a Savona, dall’altro lato di Italia, ospite del campus universitario locale. Incontrerò i partecipanti al Master in Programmazione e Produzione Radiofonica e Televisiva, ai quali credo che confermerò la cattiva notizia portata loro qualche giorno fa da Fabio Fazio (la professione che vogliono fare loro probabilmente è congestionata e senza sbocchi a breve scadenza), ma ne aggiungerò una buona (Internet è la miglior palestra oggi disponibile per mettere alla prova il proprio talento).

Alle 18 l’incontro diventa pubblico: insieme a Marco Formento, giornalista de Il Secolo XIX e una delle anime dello ZenaCamp, parleremo di parte abitata della Rete e BarCamp. Entrambi gli incontri si devono alla passione e alla determinazione di Roberta Milano, che sarò felice di conoscere finalmente di persona.

Domani, sulla via del ritorno, faccio sosta per qualche ora a Genova per mangiare la focaccia. Oh, certo, e per salutare tutti allo ZenaCamp.

marzo 31 2007

Da lunedì mattina fare la carta d’identità in versione elettronica costerà 25,42 euro, ovvero cinque volte più di quella cartacea (a cui finora era equiparata). Lo impone un decreto dei ministeri degli Interni e dell’Economia, per far fronte alle spese di produzione, diffusione e manutenzione del documento. I 20 euro in più rispetto alla versione tradizionale di carta andranno allo Stato. Leggevo sui giornali che secondo alcuni comuni sperimentatori il costo di produzione di ogni singola carta elettronica non supera l’euro. E ricordo ancora i piani del 2000 per sostituire tutti i documenti esistenti entro cinque anni. Stanti le nuove regole, in comuni come il mio la sperimentazione di fatto si sgonfia, perché l’amministrazione non se la sente di imporre il passaggio alla nuova versione e attuare una discriminazione rispetto a chi abita a pochi chilometri di distanza e non è coinvolto nell’esperimento.

La premessa non c’entra molto. Ma anche in nome di questo malinteso senso dei costi dell’innovazione e della più generale entropia dei soldi pubblici, io faccio i miei convinti auguri di buon lavoro al RitaliaCamp, che parte in queste ore con l’obiettivo di costruire un’alternativa “open source” al contestato e costoso portale turistico Italia.it. Più del caso specifico, è soprattutto il modello di assunzione delle scelte collettive a essere messo in discussione da iniziative come queste. In positivo, una volta tanto. Avrei voluto partecipare (e scriverne) di più: lavoro e impegni impellenti hanno remato contro, ma seguo a distanza e con molta attenzione.

marzo 20 2007

Speriamo di sì. Non sono settimane di grandi certezze, qui. Ma sono ancora abbastanza fiducioso di riuscire a essere sabato prossimo a Casalecchio di Reno (BO) per il CitizenCamp, il BarCamp dedicato alla cittadinanza digitale. La lista dei partecipanti promette molto bene e pure i primi interventi proposti. Quanto a me, dubito di riuscire a preparare un intervento strutturato e ho soprattutto voglia di ascoltare, ascoltare e ascoltare. Tutt’al più potrei rilanciare quella mezza idea bislacca sul “social network cittadino” che avevo buttato lì qualche mese fa, ma solo come pretesto per una conversazione (a mio modo di vedere, la dimensione più felice del BarCamp). Che della cittadinanza digitale insita nel concetto stesso di nascita avevo già parlato, neanche a farlo apposta, al BzaarCamp di Milano.

febbraio 1 2007

Giorgio Jannis mi segnala che è partita l’organizzazione dell’ActionCamp, un BarCamp che si terrà dentro la Fiera di Udine durante lo svolgimento di Innovaction, salone della conoscenza, delle idee e dell’innovazione in ambito aziendale.

Poiché la fiera dura quattro giorni, dal 15 al 18 febbraio, a quanto pare il BarCamp sarà lungo altrettanto (tutti i giorni dalle 10 alle 20). Il che da un lato è una gran bella opportunità, ma dall’altro mi sembra anche un bel rischio: a differenza di altri BarCamp le persone non vengono apposta, sono distratte da tante altre iniziative e i momenti di interesse rischiano di essere dilatati al punto da trasformarla in una non-non-conferenza (in pratica: una pausa caffé dedicata a un po’ di sano networking). Ovvero non esattamente un BarCamp. Ma perché non provarci?

Io intanto mi iscrivo, considerato il fatto che almeno quest’anno un giro a Innovaction conto di riuscire a farlo. E non essere presente a un Barcamp a 50 chilometri da casa, se BarCamp sarà, sarebbe veramente disdicevole.

gennaio 23 2007

Il periodo terribile sembra agli sgoccioli, un po’ per volta torno a respirare e a interessarmi delle cose del mondo. Ci provo, quanto meno, che ho diverse notti di lavoro ancora da digerire e i neuroni s’affaticano presto. Ho un sacco di segnalazioni da recuperare, su tutti i fronti. Spero di smaltirle un po’ per volta. Tanto per mettere in moto il motore, che notoriamente è un diesel, attingo alla lista dalla sua coda – che mi viene più semplice.

§

Una delizia di questi giorni sono i racconti di LorenzoC, che dall’Himalaya sta raccontando giorno per giorno l’ascesa al primo ottomila metri della sua vita. Aveva promesso che avrebbe cercato di appuntare impressioni e progressi sul blog, ed è stato di parola. Non aveva lasciato intuire, però, quanto evocativo, emozionante e delicato avrebbe saputo essere da lassù. Gliene rubo un pezzo:

La luce, quella dell’uomo, stasera non arriva. La luce, quella naturale che sia fornita da Dio, Budda o chi altro non so, basta e avanza. Perchè questo tramonto in parole non ve lo posso davvero spiegare. Vi toccherà venire a controllare di persona.

E quando capiterete qui, quello che forse noterete di più è l’assenza.

L’assenza del rumore di qualsiasi auto, motore o accidenti vario. Tutto quel sottofondo a cui sieti abituati l’avete lasciato molte valli più in giù.

L’assenza di una televisione accesa.

L’assenza di un mondo che va in fretta.

Non vi rimane che accendere le candele, guardarvi in faccia, ridere, sorseggiare il thè, buttare giù la zuppa di riso, chiaccherare, ricordare la bambina che oggi più in basso durante la salita si innamorò del bianco così bianco del rosario buddista di Veronica e del bianco così bianco del suo viso, digerire il tibetan bread e la zuppa d’aglio del pranzo, uscire e stroppiciarvi gli occhi davanti al cielo stellato e alla luna nepalese.

Poi chiudere gli occhi. E un attimo prima di addormentarvi sperare che un angolo di mondo così, sopravviva. Non solo nei vostri ricordi.
 

§ 

Dalle stelle alle stalle – ma solo per la materia trattata, che la capacità di raccontare è altrettanto speciale – vorrei aggiungere la mia goccia all’imbarazzante mare di apprezzamenti che sta ricevendo Diego Bianchi, dopo che s’è reinventato il suo ormai classico appuntamento col reality di inizio anno. Dimostrando sempre minor considerazione per il suo sonno, Diego s’è inventato il bignami in video, un registro che gli si addice come pochi. Che quando riesci a non far vedere quanto lavoro c’è dietro e a far sembrare tutto lieve lieve, lì sta tutta la bravura.

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Del BarCamp di Roma saluto con gioia la nuova fioritura di serendipity nel nostro piccolo mondo. Mi pare di capire che la terza non-conferenza sia andata piuttosto bene, nonostante qualche disaccordo sulle contaminazioni tra idee e affari. Mi spiace molto non essere riuscito a essere presente negli interstizi, ma mi appresto a recuperare il recuperabile nei racconti (anche audio), tra le foto e attraverso i video disponibili. Ora tutti al NoCamp di Vercelli, però.

ottobre 15 2006

Te lo spiegano l’Espresso e Samuele Silva.

ottobre 3 2006

Il BzaarCamp è stato una bella esperienza, stimolante e piacevole. Sono in debito di diversi grazie con chi ha avuto tutte quelle piccole accortezze gratuite (a cominciare dalla focaccia, dai badge stampati con cura, dalle magliette inaspettate e via dicendo) che fanno la differenza e predispongono il clima alla condivisione delle idee. Come sempre è stata una gioia rivedere persone che, in situazioni e in modi diversi, in questi anni mi sono particolarmente care. E come sempre non sono riuscito ad ascoltare tutto quello che avrei voluto.

Il barcamp funziona così, per chi non ne sapesse ancora nulla: tutti partecipano, nessuno viene soltanto ad ascoltare, l’organizzazione (a partire dal generoso Bru) è un costante divenire. E pure io, che in un primo tempo contavo su un sabato di relax e aggiornamento in compagnia, mi sono dovuto improvvisare in un paio d’ore un tema di cui parlare. Già che c’ero, ho messo a fuoco un paio di spunti ancora non del tutto digeriti legati alla mia acerba esperienza di padre e all’altrettanto recente velleità di raccontare in pubblico le emozioni di una famiglia che si sta allargando.

L’ho concepita come una conversazione: sapevo che tra gli iscritti c’erano diversi genitori, alcuni dei quali hanno a loro volta condiviso la propria esperienza, e mi interessava confrontare i punti di vista. Perfino fare autocritica, se fosse stato necessario. Lo facciamo davvero per loro, nel loro interesse, o alla fine è soltanto una manifestazione di egoismo? Diamo loro opportunità di sviluppare precocemente una familiarità con le reti sociali oppure svendiamo una privacy che non possono ancora difendere? Rilanciamo le nostre emozioni in segno di gratitudine con chi le ha raccontate prima di noi (e in tal modo spesso ci ha aiutato nel cammino verso la maternità e la paternità), oppure intasiamo Internet di dettagli fin troppo intimi? Il tutto a partire da qualche schermata, che faceva il punto sulla mia esperienza per contestualizzare: le allego anche qui, ammesso che da sole dicano qualcosa.

La conversazione c’è stata, ed è stata molto interessante. Tutto sommato favorevole alla condivisione dell’esperienza dei neogenitori, ma con la consapevolezza che è soprattutto un esercizio di razionalizzazione personale, una trascrizione della memoria in tempo reale perché certi dettagli non vadano dimenticati. Nel video girato da Marlenek con la webcam c’è traccia tutto sommato comprensibile dei diversi pareri, per chi avesse voglia di approfondire (inizia al 22° minuto, prima c’è la notevolissima cavalcata in otto squillini di Antonio Sofi): mi piacerebbe isolarli e trascriverli appena avanza un po’ di tempo. Segnalo anche il contributo di Federico Fasce, che nel rielaborare a freddo il suo intervento sul capitale sociale prova a dare un nuovo impulso al nostro discorso.

– Le mie slide: Quando sei nato non puoi più nasconderti (Pdf 1,8 MB)
– Link, materiali, riferimenti a partire dal wiki ufficiale
– Conversazioni post-BzaarCamp via Technorati
– Foto, foto e ancora foto su Flickr