Top

Tag: strumenti

agosto 17 2008

Mappodometro

Un altro merito di queste mie quasi-vacanze è aver tirato fuori dalla olimpica pigrizia che mi contraddistingue la voglia di fare un po’ di sana attività fisica. Ho ricominciato a correre dopo anni, pian pianino, ritrovando il gusto di infilare una scarpa dietro l’altra, controllando il respiro e guardandomi intorno. Prima un giro dell’isolato, poi del quartiere, oggi dell’intero lido marittimo. Una buona manciata di chilometri, tenuti con relativa facilità di fiato.

Conquistato dal fuoco fatuo dello sportivo della domenica, senza però aver dismesso i panni del curioso internettoso, questo pomeriggio mi chiedevo come piegare Google Maps fino al punto di reperire il chilometraggio delle mie scampagnate al piccolo trotto. Stavo quasi per proporre una delle mie balorde invenzioni gratis, quando ho scoperto – e segnalo qui per tenerne nota – Gmaps Podometer: puntelli il tuo itinerario sulla mappa, senza troppi vincoli di strade e percorsi automobilistici, e la cortese applicazione calcola per te distanze, dislivelli, calorie bruciate.

Dice il coso, per esempio, che oggi mi sono corso i miei buoni cinque chilometri e mezzo senza soste. La prossima volta facciamo sei abbondanti, fino al lago.

giugno 10 2008

Gli americani saranno pure esagerati. E tutto questo circo nato intorno all’iPhone 3G magari ha perso appena un po’ il senso della misura. Però la novità c’è tutta ed è, per un buon numero di persone tra quelle più smaliziate nel vivere la Rete, molto calda. Questo per dire che il silenzio dei siti di Tim e Vodafone nel giorno in cui Apple urla una novità che li riguarda così da vicino mi pare stridere non poco con la liturgia di questo genere di occasioni, nelle quali tutti si coordinano all’unisono per tenere alta l’attesa, costruire l’evento e poi intascare la propria quota di ritorno di immagine. Non mi aspettavo certo un piano di comunicazione ad hoc, pubblicato nell’istante esatto in cui finiva la presentazione di Jobs; ma uno straccio di apertura autocelebrativa, condita con due frasi di circostanza sull’imminenza della commercializzazione dell’iPhone, non credo avrebbe stonato. E, in assenza di certezze, sarebbe stata sempre meglio del mal celato imbarazzo con cui oggi i giornali infilano le misere anticipazioni disponibili riguardo al mercato italiano nella cornucopia di dettagli più o meno secondari raccolti nel giro di un’ora e mezza negli Stati Uniti e in Rete. Ma è chiaro che a me sfugge più di qualcosa del cinico mondo della telefonia mobile italiana.

febbraio 13 2007

Bello è bello, come previsto. Sfumature, animazioni, rifiniture sono all’altezza del nuovo millennio. E veloce è veloce, anche più di quanto non mi sarei aspettato: il sistema di ottimizzazione delle applicazioni più utilizzate fa il suo dovere per benino, non c’è che dire. E la sidebar coi widget è efficace quanto su Mac, dove lo schermo con gli “accessori” non è visibile contemporaneamente allo schermo di lavoro, non riesce a essere.

Ma il livello di innovazione percepibile da un utente più o meno evoluto non mi ha strappato affatto quel “wow!” che promette il marketing di Microsoft. In quanto a evoluzioni sostanziali Vista riproduce il solito schema consolidato, che si ripete per lo meno da Windows 95 in poi: dare una ripulita al sistema operativo preesistente, sistemare alcuni difetti cronici e riverniciare il tutto con vernici più moderne. Vista raggiunge il Mac per efficacia e semplicità di alcune singole operazioni (e non necessariamente quelle determinanti nell’uso quotidiano), ma del Mac non ha ancora quella coerenza globale nell’esperienza d’uso. Se tutto ciò vale il costo al quale il nuovo software è stato messo in commercio, ma soprattutto se questo giustifichi i nuovi standard operativi richiesti in fatto di hardware, ognuno valuti da sé. Secondo me no, e restano – rinvigorite, se possibile – tutte le perplessità ecologiche che raccontavo qualche giorno fa.

Fatto sta che io sono tornato a XP dopo appena due giorni. Non tanto perché Vista è soprattutto chiacchiere e distintivo, ma perché il nuovo sistema operativo non supporta ancora molti software che uso correntemente per lavoro. Il che non è del tutto un problema di Microsoft, lo so bene, quanto semmai dei rispettivi produttori. Ma che dopo quel popò di ritardi che hanno contraddistinto il parto del nuovo Windows io debba avere difficoltà inconcepibili – giusto per fare l’esempio più allarmante – nell’uso di file in formato Pdf, per non parlare dell’impossibilità di crearne (stante la temporanea incompatibilità con buona parte dei programmi Adobe), mi pare di molto lontano da ogni ragionevolezza.

Immagino che tra sei mesi o un anno molto sarà diverso, e magari nel giro di un paio d’anni l’aggiornamento a Vista sarà perfino auspicabile per tenere il passo dell’evoluzione dei programmi più comuni. Per ora io, perplesso, resto a guardare.

gennaio 30 2007

Per professione e per predisposizione storica, sarei certo curioso di provare al più presto Windows Vista. Non ero ieri a Milano all’anteprima blogger, nonostante il cortese invito degli organizzatori, ma ricordo comunque una prova sul campo a Smau 2005 su una versione ancora incompleta del nuovo sistema operativo di Microsoft.

Usare intensivamente il computer e Internet comporta una sorta di eccitazione scontata per le novità: nuove versioni, nuovi programmi, nuovo hardware; l’apoteosi del rinnovamento continuo. L’evoluzione è rapida e incide profondamente sull’immaginario di chi fa cose in Rete. Dunque un lato di me scalpita, si chiede se il mio pc sia ancora abbastanza potente e se quella formattazione del disco fisso che attende da tempo non valga la pena di farla coincidere con un bell’aggiornamento generale. E certo, una volta installato Vista, che fai ti tieni Office vecchio? Giusto il costo mi tiene a freno, se devo essere sincero.

Poi c’è un’altra parte di me che da qualche giorno si sta interessando a Ubuntu, distribuzione Linux che strizza l’occhio anche ai meno fanatici di quel mondo. Aggiornamenti ricorrenti, una vasta comunità di supporto, buone pratiche ormai consolidate – e, perché no, il bel vantaggio della gratuità e delle licenze che ti incitano a fare senza troppi crucci. Mi incuriosirebbe aprirmi di più e meglio a quello che sarebbe il mio terzo sistema operativo, posto che sulla mia scrivania Windows e Macintosh già convivono allegramente. Un tempo Linux richiedeva uno studio che non ero pronto a dedicargli, oggi invece soltanto la pazienza di identificare da capo i programmi giusti per fare quello che già faccio in ambiente Windows. Forse non meglio, ma non certo peggio – e con un dispendio inferiore di risorse.

Ma il punto è un altro. Mi chiedo se quest’ultima strada non meriti di essere percorsa a priori, come scelta ecologica e come logica conseguenza delle letture, dei ragionamenti e delle sensibilità maturate negli ultimi tempi. Con le auto mi viene più facile: avverto sempre più come un peso usare l’automobile quando non è strettamente necessario; cerco di preferire i mezzi pubblici o i piedi tutte le volte che mi è possibile; non provo alcuna attrazione per auto dal design evoluto e dalla potenza superiore a ogni ragionevole necessità. Non guiderei mai una Ferrari, insomma. Non mi attira neanche, se devo dirla tutta, la Ferrari.

Ora: posto che Vista si presenta molto bene e posto che da Windows 3.1 finora non me ne sono perso uno di aggiornamento, quanto mi sento in coscienza di avallare un sistema operativo che richiede un enorme dispendio di risorse a prevalente scopo di sollazzo per gli occhi e poco più? Quanto mi sono necessarie le nuove funzionalità nella mia produttività personale e professionale? Come in tutte le cose di questo mondo, non varrebbe la pena di accontentarsi di qualcosa meno e non gonfiare l’economia per semplice goduria privata? Quale costo sociale ha, in un mondo già afflitto da un pesante divario digitale in fatto di strumenti e di opportunità, il balzo in avanti in fatto di requisiti di sistema imposto dalla nuova versione del sistema operativo leader? E per contro: non è proprio bello da concepire un sistema creato spontaneamente da tante persone e messo liberamente a disposizione di tante altre persone? Non è, a modo suo, il coronamento di tante idee che andiamo raccogliendo da qualche anno anche riguardo alle cose di Rete?

Quando penso alla corsa paranoica alla chiusura che abbiamo di nuovo sotto gli occhi – nei prodotti culturali, negli standard commerciali, perfino nei meravigliosi aggeggi di Apple (a cui non sei libero di cambiare nemmeno la batteria), per non parlare della fioritura di applicazioni sociali posticce adottate a semplice scopo di marketing così come nel 2000 si rincorrevano le comunità virtuali, mi chiedo: ma io non sto andando esattamente nella direzione opposta? Quello che dico e scrivo da diverso tempo non è l’esatto contrario di un sistema proprietario? Da che parte voglio stare? Scegliere il mio prossimo sistema operativo potrebbe essere un buon inizio per capirlo.

ottobre 20 2006

Miraggi

Stamattina Internet Explorer (sette, infine) e Firefox mi mostrano lo stesso sito apparentemente nello stesso modo. Sono cose.

Aggiornamento del 22/10: era un miraggio, appunto. Son più i problemi introdotti in siti e applicazioni che uso correttamente che altro. Quindi, buono buono, io me ne torno a IE 6 e, una volta per tutte, passo a Firefox come browser predefinito.

settembre 14 2006

Confesso che non ho seguito la vicenda con la necessaria attenzione, il che di per sé sarebbe già un ottimo motivo per tacere. Dico però che le complicazioni burocratiche che nel giro di poche settimane si sono abbattute sulla mia attività di libero professionista grazie al decreto Bersani e ai provvedimenti collegati (tracciabilità dei pagamenti su conto corrente, notifica contestuale degli F24 all’Agenzia delle Entrate e altre seccature minori) hanno tutto l’aspetto di un malinteso senso dell’innovazione, del rilancio economico e della trasparenza fiscale. In mancanza di una segretaria, così come di qualunque velleità di nascondere capitali al Fisco, tutte le nuove prescrizioni per ora mi sembrano soltanto un clamoroso e malaugurato passo indietro sulla via della semplificazione amministrativa. Nonché la conferma della sensazione che ancora una volta l’autista abbia sbagliato strada all’ultimo bivio.

settembre 13 2006

Uffici mobili

Meditavo di dire due parole sul mio ultimo acquisto tecnologico, un cellulare Umts/Wi-Fi che facesse anche da ufficio d’emergenza in questo periodo di bimbi urlanti, spostamenti frequenti e lavoro a singhiozzo. Vedo però che SuzukiMaruti ha già fatto il lavoro sporco per me: sottoscrivo tutte le sue impressioni d’uso. Dopo tre settimane di uso intenso non ho ancora trovato un motivo per pentirmi del mio Nokia E61 (che sostituisce un dignitoso Nokia 6600 e che s’è disputato a lungo l’investimento con un Blackberry 8700g). Ora mancherebbe soltanto un’offerta dignitosa di Internet mobile da parte di un gestore di telefonia, perché quel che c’è è davvero poco, poco coraggioso e spesso fuori mercato.

febbraio 20 2006

Colgo al volo lo spunto di Andrea Beggi per sottoscrivere tutte le sue impressioni d’uso dell’Apple iBook (anche lui è al primo Mac, come me). Con meno titubanze sulla tastiera e appena qualcuna in più sul touch pad integrato (ottimo il sistema di puntamento, meno il tasto di selezione), per il resto concordo in pieno con lui:

iBook è un oggetto che ha il pregio di tutti gli ottimi computer: è equilibrato. E l’equilibrio porta stabilità ed affidabilità. [..] E’ un acquisto che certamente consiglierei ad un amico, a meno che non abbia una ragione precisa per usare Windows (e Office non è tra queste ragioni).
[leggi tutte le valutazioni di Andrea]

gennaio 9 2006

Mi butto?

Mi serve un computer portatile che garantisca molta leggerezza, molta autonomia e molta connettività. Tutto il resto, perfino la potenza, è secondario. Ho bisogno di un computer che mi permetta di scrivere e comunicare ovunque, senza portarmi dietro ogni volta un mattone ingombrante che poi dipende dalle spine burlone di Trenitalia.

Ne ho visti un tot, in questi giorni, e sono sempre più orientato verso un passo a suo modo storico per il sottoscritto (benché del tutto trascurabile per l’umanità). Tra i costosissimi Sony Vaio e i prematuri, ma interessanti ed economici, Philips Freevents X50, tra il Toshiba Portégé R200 e l’Asus W6A, mi sto orientando verso l’Apple iBook (nella versione 12.1″).

Non ho particolari preclusioni per i sistemi Macintosh, semmai al contrario ho una forte curiosità verso quella nicchia di mondo informatico che finora ho frequentato davvero poco (e comunque senza mai possedere un Mac). Tuttavia l’idea di far convivere due mondi così diversi un po’ mi spaventa: due sistemi operativi, due set di programmi, due versioni distinte da gestire, due modi di operare… Di buono, seppure non determinante, c’è che sull’iBook potrei far girare quel Devon Think di cui Giuseppe parla un gran bene.

Avete tutto il pomeriggio per farmi cambiare idea. 🙂

agosto 1 2005

Da oggi questo sito cambia piattaforma, passando a WordPress.

Il cambiamento è per gran parte già avvenuto, anche se le modifiche del template (per ora) sono minime. È stata una decisione sofferta, perché tutto sommato sono ancora affezionato a Movable Type, ma la combinazione delle caratteristiche del software con quelle dello spazio in hosting non mi consentiva più di combattere efficacemente lo spam (spaventosamente aumentato nel giro di un anno). Il passaggio alla versione 3.2 di MT (benché solo in beta), alla prova dei fatti, non si è rivelato efficace come speravo.

Dopo aver cancellato l’ennesimo commento “buono” – e me ne scuso non senza imbarazzo con gli incolpevoli interessati – nel tentativo di debellare manualmente le ormai centinaia di commenti fasulli giornalieri, ho deciso di passare anche questo sito sotto la gestione del software su cui gira già il sito di Come si fa un blog. Con WordPress, bene o male, ho trovato una combinazione di plug-in che riduce i disagi al minimo e assicura una protezione pressoché totale dai commenti infestanti. Per chi commenta, l’unica differenza è che ora è necessario trascrivere un codice generato casualmente per permettere che il sistema accetti il messaggio.

Ovviamente in questa fase di rodaggio (e di cambiamenti all’organizzazione dei contenuti che metterò in pratica un po’ per volta, sfruttando le caratteristiche del nuovo software) si possono registrare malfunzionamenti e problemi vari, a cominciare dalla rottura degli eventuali collegamenti permanenti a post specifici presenti su altri siti. Sto studiando una soluzione, ma non sono sicuro che il gioco valga la candela. Per quanto riguarda i commenti, la soluzione è abbastanza collaudata, ma se doveste registrare inconvenienti, vi sarei grato se me li segnalaste (prima di pensare male dei miei metodi di moderazione).

Per il momento il photolog resta sotto la protezione di Movable Type, ma i commenti sono sospesi. Deciderò in seguito se e come evolverlo.

Chi utilizza i feed Rss e Atom di questo sito è pregato di aggiornare il link, dal momento che i precedenti non sono evidentemente più aggiornati.

1 2