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Tag: roma

ottobre 6 2014

Benedetta, come sempre, l’occasione di guardare alle nostre specializzazioni con occhi internazionali. Viviamo in un catino linguistico e culturale sempre più ripiegato al suo interno, abbiamo invece grande bisogno di confrontarci con il resto del mondo. Di imparare dal resto del mondo, ma anche semplicemente di raccontare al resto del mondo quanto di buono facciamo, per crescere insieme. Se c’è una via d’uscita dalla crisi strutturale in cui siamo impantanati, questa non può che emergere che allargando lo sguardo, includendo punti di vista, moltiplicando le relazioni. Se avevo bisogno di metterlo a fuoco ancora una volta, beh il Personal Democracy Forum di Roma me ne ha dato di certo una nuova occasione.

Qualche appunto disordinato, per tenerne traccia:

  • Utile rinfrescata di progetti che conoscevo già, ma che è sempre interessante tenere sott’occhio: mySociety, OpenPolis, Open Corporates, Open Coesione, OpenExpo.
  • Sam Lee ha raccontato alcuni progetti di World Bank, a partire dagli Open Financial Data della banca mondiale.
  • Deliziosa combinazione tra confezione british e passione italiana quella di Luciano Floridi, filosofo dell’innovazione a Oxford. Il suo The Fourth Revolution mi aspetta già sull’iPad.
  • FoodCast: l’esempio che userò d’ora in poi per spiegare il senso per nulla astratto degli open/big data. Prendi informazioni che sono (o dovrebbero essere) già disponibili a tutti, le ordini in modo che possano interagire facilmente tra di loro, assumi informazioni dalle relazioni che si creano. Nel caso specifico, un progetto nato peraltro alla Sissa di Trieste, per spiegare e prevedere le oscillazioni nella disponibilità e nel prezzo del cibo. Ne risentiremo parlare durante Expo2015, credo.
  • D-Cent, un progetto di Nesta per la realizzazione di strumenti e piattaforme per la collaborazione e il decision making su vasta scala. Ne ha parlato Francesca Bria nel nostro panel.
  • Giovani da tenere d’occhio: Leonardo Quattrucci.
  • Il processo dovrebbe partire dalla spontaneità dei network per arrivare al policy making e non viceversa: l’intervento di Alberto Cottica è stato al solito illuminante.
  • Una bella chiacchierata con Paola Bonini e Alessio Baù sulla loro esperienza nella gestione dei canali social del Comune di Milano, ottimi spunti per le mie ricerche sulle dinamiche iperlocali.
  • Quanti soldi servirebbero per colmare il gap strutturale che renderebbe digitalmente competitiva l’Italia, chiede Gian Antonio Stella al neo direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitaled Alessandra Poggiani? «Sei miliardi di euro».
  • Uno storify con una selezione ragionata di tweet e link dalla giornata romana.

Grazie ad Antonella Napolitano, brillante organizzatrice e conduttrice del PDF Italy. Ma anche a Riccardo Luna, fresco digital champion italiano, e all’organizzazione della InnovationWeek/Maker Fair, che hanno creato le premesse per ospitarlo.

settembre 25 2014

Il Personal Democracy Forum è la più importante conferenza dedicata all’impatto della tecnologia sulla politica e sulle forme di governo. È nata nel 2004 negli Stati Uniti e  da allora – attraverso conferenze, seminari e contenuti online – ha raccolto una comunità di innovatori e attivisti sempre più vasta e internazionale. Un osservatorio preziosissimo, per chi si interessa di democrazia emergente, di partecipazione e di innovazione sociale.

In passato io sono stato al Personal Democracy Forum di New York nel 2008 (appunti: 1, 2) e alla prima edizione del Personal Democracy Forum Europe a Barcellona nel 2009 (appunti: 1, 2).

Lunedì all’Auditorium della Musica di Roma si tiene la prima edizione del Personal Democracy Forum Italia, nell’ambito della colossale Maker Fair organizzata da Riccardo Luna e Massimo Banzi. Sarà un’occasione per connettere le più interessanti esperienze italiane di politica e cittadinanza digitale con i dibattiti internazionali sull’argomento (e viceversa). Ci si può ancora iscrivere gratuitamente su Eventbrite. Il programma è densissimo, ricco di presenze internazionali e ruota intorno alle sfide della società dei dati. Ci sono anch’io, immeritatamente: modero un bellissimo panel dedicato agli strumenti per la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini.

Come scrive Antonella Napolitano, editor europeo di Personal Democracy Media, curatrice della conferenza e (soprattutto) amica e guida nell’esplorazione delle implicazioni civiche della rete:

Spero che chi verrà abbia semplicemente la stessa esperienza che ne ho io: spalancare gli occhi, la testa, aver davvero bisogno delle pause per elaborare, aver voglia di andare a parlare con quello speaker o chiacchierare col vicino di quel che si ha appena sentito, pensare più volte “ecco, voglio fare questo/potrei fare questo/farò questo”. [leggi tutto]

L’hashtag è #PDFIitaly.

dicembre 2 2007

Domani, lunedì 3, sono a Roma, negli studi di Sat 2000, per partecipare a una puntata di Formato Famiglia dedicata ai blog. Il programma va in diretta tra le 12 e le 13, sul satellite (canale 801 Sky) o in streaming web (sul sito dell’emittente).

Venerdì 7 sono di nuovo nella capitale per Più Blog: insieme a Diego Bianchi, Tiziano Caviglia, Massimo Mantellini, Tony Siino, Tommaso Tessarolo, Stefano Vitta, tutti moderati da Antonio Sofi, si parlerà di Blog 3.0. Ovviamente io sosterrò le ragioni del blog/web 0.0, che a me tutti questi numeri che salgono ogni pochi mesi danno un po’ alla testa.

luglio 17 2007

Nel giugno scorso ho partecipato a Intermediando, piacevole parentesi di studio e approfondimento sulla comunicazione e sui media organizzata da NetOne dentro un’oasi di verde e pace alle porte di Roma. La serata che il seminario internazionale dedicò a La parte abitata della Rete fu molto piacevole, grazie a un pubblico particolarmente accogliente e a una splendida Luisa Carrada, che si prese la briga di animare il dibattito (facendomi arrossire in più occasioni).

Di quella serata passata in una sala a due passi dalla pista di atterraggio dell’aeroporto di Ciampino esiste un filmato integrale, che ora è disponibile anche su YouTube. Come accade in questi casi, lo metto agli atti.

giugno 16 2007

Lunedì sera (18 giugno) sono ospite di NetOne, nell’ambito del seminario internazionale di creatività e comunicazione Intermediando (qui il programma della settimana). La mia “lezione” sui temi del libro è diventato per volontà degli organizzatori – e ringrazio in particolare Maria Rosa Logozzo e Marcello Cerruti – un incontro pubblico aperto a tutti, con tanto di diretta web. Luisa Carrada mi fa un doppio regalo: sapevo che avrebbe partecipato, sono onorato che abbia accettato di condurre la serata. Saremo a Ciampino in via Doganale 1 (mappa); si comincia alle 20.30. Chi non può essere presente in carne e ossa troverà sul sito di NetOne le istruzioni per seguirci via Internet.

Aggiornamento: l’indirizzo per vedere la diretta web dovrebbe essere questo: http://easylink.playstream.com/winlive/stream.wvx. Richiede Windows Media o comunque un lettore di file Wvx (su Mac si può utilizzare Windows Media Component for QuickTime, evidentemente avendo già installato Quicktime). Registrandosi su NetOne è possibile partecipare anche alla chat e interagire con la sala dell’incontro. Ad ogni modo, tenete presente il sito degli organizzatori per aggiornamenti o indicazioni specifiche.

aprile 14 2007

Per qualche motivo, più m’impegno e meno riesco a liberarmi dal lavoro e dalle complicazioni mangiatempo. Davvero, io ci provo: appena comincio a intravedere una luce in fondo al tunnel, zàchete, mi avvertono che c’è in serbo per me una nuova galleria. Poiché, in fin dei conti, così è il mio lavoro – e tutto sommato continua a piacermi – non ho nemmeno il diritto di lamentarmi. Inoltre, complice una stimolante congiuntura familiare, nei prossimi giorni continuerò a lavorare, soltanto a spizzichi e bocconi e con collegamenti più precari del normale, da Barcellona (Spagna). Questo anche per dire che se sei tra quelli che potrebbe crearmi grane di lavoro, ho un favore da chiederti: aspetta.

Ho in sospeso diversi argomenti e qualche idea rimasta lì appesa, tra un post mangiato da WordPress ed esaurimento di ogni possibile slot mentale. Continuo a pensare che un giorno mi rifarò. Ma intanto, tra le informazioni di servizio che è il caso di citare prima che ci si riduca all’ultimo:

  • la presentazione del libro si farà: a Milano il 9 maggio alle ore 18 presso la Libreria Internazionale Hoepli (zona Duomo). Mi faranno l’onore della loro presenza Luca Sofri e Tommaso Labranca. Di questo riparleremo presto, ma intanto ve l’ho detto.
  • prima di allora, un dibattito pubblico sui temi del libro si terrà a Savona, il 27 aprile alle 18 presso il Campus universitario, e su questo avrò presto maggiori dettagli. Il giorno dopo tutti allo ZenaCamp.
  • un altro incontro pubblico si terrà a Roma la sera del 18 giugno, nell’ambito di Intermediando.
  • infine, io non ci sarò, ahimé, ma segnalo ugualmente con molto piacere che il 20 e il 21 aprile si tiene a Gubbio (PG) la quarta edizione del seminario dei blog didattici, dove l’anno scorso mi trovai molto bene. Quest’anno ci va, tra gli altri, Antonio Sofi e io sono contento che Maria Teresa Bianchi, Carla Astolfi e tutte le altre adorabili insegnanti-blogger abbiano modo di conoscerlo di persona.
gennaio 23 2007

Il periodo terribile sembra agli sgoccioli, un po’ per volta torno a respirare e a interessarmi delle cose del mondo. Ci provo, quanto meno, che ho diverse notti di lavoro ancora da digerire e i neuroni s’affaticano presto. Ho un sacco di segnalazioni da recuperare, su tutti i fronti. Spero di smaltirle un po’ per volta. Tanto per mettere in moto il motore, che notoriamente è un diesel, attingo alla lista dalla sua coda – che mi viene più semplice.

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Una delizia di questi giorni sono i racconti di LorenzoC, che dall’Himalaya sta raccontando giorno per giorno l’ascesa al primo ottomila metri della sua vita. Aveva promesso che avrebbe cercato di appuntare impressioni e progressi sul blog, ed è stato di parola. Non aveva lasciato intuire, però, quanto evocativo, emozionante e delicato avrebbe saputo essere da lassù. Gliene rubo un pezzo:

La luce, quella dell’uomo, stasera non arriva. La luce, quella naturale che sia fornita da Dio, Budda o chi altro non so, basta e avanza. Perchè questo tramonto in parole non ve lo posso davvero spiegare. Vi toccherà venire a controllare di persona.

E quando capiterete qui, quello che forse noterete di più è l’assenza.

L’assenza del rumore di qualsiasi auto, motore o accidenti vario. Tutto quel sottofondo a cui sieti abituati l’avete lasciato molte valli più in giù.

L’assenza di una televisione accesa.

L’assenza di un mondo che va in fretta.

Non vi rimane che accendere le candele, guardarvi in faccia, ridere, sorseggiare il thè, buttare giù la zuppa di riso, chiaccherare, ricordare la bambina che oggi più in basso durante la salita si innamorò del bianco così bianco del rosario buddista di Veronica e del bianco così bianco del suo viso, digerire il tibetan bread e la zuppa d’aglio del pranzo, uscire e stroppiciarvi gli occhi davanti al cielo stellato e alla luna nepalese.

Poi chiudere gli occhi. E un attimo prima di addormentarvi sperare che un angolo di mondo così, sopravviva. Non solo nei vostri ricordi.
 

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Dalle stelle alle stalle – ma solo per la materia trattata, che la capacità di raccontare è altrettanto speciale – vorrei aggiungere la mia goccia all’imbarazzante mare di apprezzamenti che sta ricevendo Diego Bianchi, dopo che s’è reinventato il suo ormai classico appuntamento col reality di inizio anno. Dimostrando sempre minor considerazione per il suo sonno, Diego s’è inventato il bignami in video, un registro che gli si addice come pochi. Che quando riesci a non far vedere quanto lavoro c’è dietro e a far sembrare tutto lieve lieve, lì sta tutta la bravura.

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Del BarCamp di Roma saluto con gioia la nuova fioritura di serendipity nel nostro piccolo mondo. Mi pare di capire che la terza non-conferenza sia andata piuttosto bene, nonostante qualche disaccordo sulle contaminazioni tra idee e affari. Mi spiace molto non essere riuscito a essere presente negli interstizi, ma mi appresto a recuperare il recuperabile nei racconti (anche audio), tra le foto e attraverso i video disponibili. Ora tutti al NoCamp di Vercelli, però.

dicembre 19 2005

È rimasta aperta la pratica Les Blogs. Lasciar passare un po’ di tempo, oltre che una questione di priorità lavorative, è stato un buon filtro. Chi cercava dettagli freschi, del resto, ha già a disposizione ogni ben di dio nelle centinaia di post archiviati in Technorati o di immagini pubblicate su Flickr. Il mio bilancio è misto: Les Blogs 2.0 è stato un ottimo punto d’incontro internazionale fra quanti si rimboccano le mani in questo settore, ma sul versante di contenuti poteva osare molto di più.

Il che da un lato mi dà sensazioni positive: forse in Italia non siamo poi così indietro e negli ultimi anni (penso al Nuovo e Utile Web dello scorso maggio a Firenze) qualche spunto interessante su come riunirsi a parlare di blog c’è stato anche da noi. Per esempio, sono più che mai convinto del fatto che la separazione tra palco e platea – almeno quando si parla di tecnologie che rinegoziano i ruoli tradizionali – sia una barriera che rallenta incredibilmente lo scambio proficuo. E non c’è backchannel (ovvero la chat che si sviluppa parallelamente al convegno) che regga il confronto.

D’alto canto, mi aspetto che chi si presenta a uno dei maggiori incontri internazionali dedicati a una presunta rivoluzione della comunicazione non ricorra a forme troppo tradizionali di divulgazione. In quasi tutte le sessioni è mancato uno stato dell’arte condiviso da cui partire, i tempi a disposizione dei relatori erano molto ridotti e molti si sono accontentati di girare intorno a concetti noti e rassicuranti. Forse per disincentivo della stessa organizzazione, non ne ho idea, ma solo un paio di relatori ha fatto ricorso a slide schematiche attraverso cui mostrare ciò di cui parlava e fornire una traccia utile per seguire il discorso (considerato anche che l’inglese faceva da territorio linguistico franco per per una ventina di diversi idiomi nazionali).

Mi ha colpito soprattutto l’atteggiamento delle aziende. Io non so se la sponsorizzazione dell’evento era una conseguenza dell’essere stati invitati a parlare o se, viceversa, alcuni relatori sono stati invitati perché la loro azienda sponsorizzava l’evento. Tant’è che la sufficienza e/o la preparazione sommaria che hanno dimostrato molti tra quelli che avevano la responsabilità di parlare del rapporto tra interessi commerciali e blog sono state imbarazzanti. Fatto che considero, insieme ad altri autogol appena più marginali, piuttosto stupefacente. Se finanzi un incontro dedicato a uno strumento che permette a chiunque di esprimersi senza mediazioni su scala mondiale, il primo a essere messo sotto i riflettori sei inevitabilmente tu. Non basta metterci i soldi, devi anche convincere.

Detto ciò, non sono stati pochi nemmeno gli stimoli positivi. Che legherei, più che a una specifica sessione, a persone particolarmente interessanti per quello che hanno raccontato e per come lo hanno raccontato. Adriana Cronin-Lukas, per esempio, è una consulente dalle idee molto chiare e ha retto il confronto con Ceo e blogger d’azienda convinti di poter prendere dai blog solo quanto fa loro comodo, sottraendosi qualora il confronto diventi complesso o faticoso. Mi ha affascinato molto Global Voices, una sorta di hub di hub che utilizza l’aggregazione dei contenuti dei blog per dare vita a un progetto di informazione globale su scala più vasta di quanto si sia visto in giro finora (build bridges between cultures, costruire ponti tra le culture, è la parola d’ordine): guarda caso, dietro a un progetto interessante ci sono persone interessanti come Ethan Zuckerman e Rebecca MacKinnon. Mena Trott, padrona di casa dal carattere piuttosto franco, è andata forse sopra le righe, ma ha il merito di aver avviato un confronto piuttosto interessante sulla responsabilità dei blogger, concetto molto caro da queste parti. Bei personaggi, che mi riservo di scoprire meglio, sono Hugh MacLeod e Marc Canter, a ciascuno dei quali va il merito di aver proposto una visione sull’evoluzione della socializzazione in Rete non scontata e molto etica. Mi è piaciuto moltissimo David Sifry, gran capo di Technorati, che chissà perché mi aspettavo in veste di manager rampante alla conquista della Rete, e che al contrario si è rivelato una persona generosa, appassionata e molto rispettosa dei processi di Rete – il che mi rassicura sul destino di uno degli snodi più importanti della “nuova” Rete. Infine Ben Hammersley, di cui mi ero perso il chiacchierato intervento fiorentino, ha portato a Parigi la visione forse più incisiva, combattiva e divertente: siamo a una svolta culturale tra aperture e chiusure, il blog in sé è solo uno strumento, ma uno strumento che ci permette di influire con le nostre scelte sulla direzione che sta prendendo il mondo.

L’altra sensazione, scontata ma più che mai netta, è che siamo tagliati fuori. Noi italiani, dico, ma in generale tutti quelli che si esprimono solo con la loro lingua nazionale nei loro siti. Da amante delle sfumature che solo la lingua madre ti consente, sono il primo ad avere resistenze nello scrivere i miei post in inglese. Ma a Parigi mi sono reso conto una volta di più, e in modo più sfacciato di quanto mi fosse capitato in passato, che la conversazione della Rete si svolge in inglese; tutto il resto è destinato a perdersi o a sollazzare piccole comunità locali, insignificanti rispetto all’enormità della comunità della Rete. Se l’Italia conta poco, oggi, nella blogosfera mondiale, non è tanto per il numero esiguo di voci (che pure incide) o per i fantasiosi limiti alla libertà di espressione che ci attribuiscono in Europa (ne parlava Zoro), quanto semmai perché non siamo in grado di farci ascoltare. Ho la sensazione che in Italia si sia diffuso un dibattito teorico “puro” più vivace che in altre nazioni, come gli Stati Uniti, dove prevale l’eccellenza nella realizzazione di strumenti o nella sperimentazione di modelli di business compatibili. Peccato semplicemente che non valichi le Alpi, dunque di fatto resti sterile. Ci viene richiesto impegno e sacrificio, insomma, ma su questo io per primo prendo colpevolmente tempo.

-°-

La sensazione in merito al fatto che in Italia vengano organizzati incontri all’altezza, in realtà, s’è smontata già venerdì a Roma, al convegno su Internet e Politica organizzato alla Camera dei Deputati. Che ha finito per diventare l’ennesima replica dell’ormai francamente insopportabile recita autoreferenziale tra l’esponente di turno di centrosinistra e l’esponente di turno di centrodestra, e ben poco di più.

La mia conclusione, se dovessi basarmi su quello che ho sentito nella Sala del Cenacolo, è che la politica italiana ha capito pochissimo di Internet. E fin qui poco male, se non fosse che al contrario i politici non sembrano avere molte remore nel riempirsi la bocca di verità che non possiedono, violentando tutto ciò che la Rete mette a loro disposizione. Come se non bastasse, ci si mette pure la ricerca di turno, generosa ma fondata su presupposti ed equivoci pesantemente old media, ad accreditare le scelte miopi e egocentriche dei partiti. Il mio stupore è moltiplicato dal fatto che Paolo Gentiloni e Antonio Palmieri con Internet hanno a che fare da tempo e sono tra le persone più accreditate in materia nei rispettivi schieramenti. E se Marco Montemagno aveva una comprensibile fregola di accreditare blog e nanoblog come modello di un successo misurabile secondo numeri rassicuranti per i non addetti ai lavori, a ben poco è servito l’onesto tentativo di Luca De Biase di riportare l’attenzione sull’orizzontalità di Internet e sul rischio di fraintendere i suoi meccanismi. Era tardi, ormai, quando l’hanno lasciato parlare.

Mi dispiace non tanto per l’occasione in sé, che forse aveva altre premure rispetto a quella di fare divulgazione di nuove pratiche, quanto per la sensazione sempre più allarmante che la politica stia andando altrove, indipendentemente da quanto di buono si costruisce in giro per il mondo. Lo diceva bene Giuseppe ieri: non è più questione di destra, di centro o di sinistra. È questione di ricollegare la politica alla realtà. E se queste sono le premesse su cui anche la frangia più tecnologica (dunque, indipendentemente da Internet, quella che si presuppone più reattiva di altre nel prendere atto di ciò che si muove nel mondo) pensa di costruire il suo futuro, c’è di che esserne preoccupati. Molto preoccupati.

dicembre 15 2005

Oggi Firenze e Bologna, domani Roma. Più tempo in treno che altro, ma il programma è fitto di impegni e promette incontri stimolanti. Oggi, tra l’altro, racconto la “parte abitata della Rete” ad alcuni studenti dell’Università di Firenze, ospite di Antonio Sofi. Venerdì, poi, conto di essere nel pomeriggio alla Camera dei Deputati per il convegno su Internet e Politica organizzato da Blogosfere.

In questi giorni di consegne urgenti e di bagagli disfatti e rifatti manca giusto il tempo di riflettere sulle cose. Di Parigi, per esempio, ho ancora un po’ di idee da smaltire, ma di questo passo dovranno attendere ancora per un po’. Intanto Diego “Z di Zoro” Bianchi ha quasi finito il montaggio e, questione di ore, dovrebbe essere online il suo video su Les Blogs 2.0: una ventina di minuti sarcastici e irriverenti, ma – che diamine! – quel ragazzo ha classe da vendere. Per chi c’era e per chi non c’era: chi c’era ride di più, ma non è detto.