[Gli appunti del secondo giorno sono qui]

18.20, Liberi tutti
Giornata ricca e stimolante. Finisce con le note a tutto volume di McCainiac. Ora cocktail di fine giornata. A domani.

18.15, Cara, sono a casa
Via vai in casa Edwards. John è tornato a casa e si siede a sua volta sul divano a fiori. Ilarità generale. Ma conversazione calda e piacevole. Di cui si può leggere più o meno tutto su Twitter, in questo momento.

17.15, Merenda a casa di Elisabeth
Doveva essere qui in teatro, ma pare che dal North Carolina non sia partito un aereo nelle ultime 24 ore. Così il teatro va a casa sua. Lunga panoramica sul soggiorno di casa Edwards, poi entrata trionfale della padrona di casa, che ora sta conversando con Andrew Rasiej.

16.45, Ognuno al suo posto
La discussione si è definitivamente spostata dai processi politici ai processi dell’informazione legati alla politica (e non solo alla politica). Nel teatro, dove tra gli altri c’è Jay Rosen, e sugli spazi digitali, dove tiene banco Jason Calacanis, è in corso una discussione sugli spazi del giornalismo e quelli del crowdsourcing. Blog e giornalisti devono negoziare il proprio rapporto? Devono farsi ciascuno gli affari propri? Pensate tutte le possibili posizioni intermedie e avrete un’idea di quel che si sta dicendo.

15.10, Non è tutto network quello che è social
Dice Shirky che MyBarackObama sembra un social network, ma in effetti non lo è: la confezione è quella, ma sviluppa pochissima conversazione.

15.00, Vargas dixit
In compenso mi è piaciuto Jose Vargas, giovane giornalista del Washington Post. Quando la conversazione ha preso una piega molto squilibrata sugli strumenti (messenger? Facebook? MySpace?) ha tagliato corto: “it’s just people“. Secondo Vargas “everybody is a journalist”, e comunque poco importa, perché “people decide what is relevant”.

14.50, Giornaché?
La sensazione è che non sia affatto chiaro quale impatto avrà la tecnologia sulla politica e l’informazione, tuttavia non sembrano esserci molti dubbi sulla crisi dei giornali (più che dei giornalisti). E pensare che qui negli Stati Uniti non hanno nemmeno l’Ordine, tsé.

14.00, Odio scegliere
Il programma del pomeriggio impone la scelta tra sei sale in cui si terranno sessioni parallele. Ne seguirei almeno tre. Alla fine vince la clickocracy del teatro principale, con Jeff Jarvis.

12.30, Campagne impettite
La sessione che sulla carta prometteva più spunti, quella che vede sul palco sei protagonisti delle campagne web dei candidati alle primarie, è al momento la meno efficace. Tutti estremamente formali e sottotono, attenti a una cortesia e a un equilibrio che non permettono di sbilanciarsi troppo. Certo grasso che cola, se pensiamo all’Italia: questi parlano di social network con la scioltezza con cui da noi si parlerebbe di mailing list.

11.40, Here Comes Clay Shirky
Cita decine di iniziative per raccontare il web come un luogo azione collettiva. Il mezzo di comunicazione diventa sempre più un luogo di azione. Ovunque trovi persone che iniziano a fare qualcosa o costruiscono qualcosa. L’open source indica la strada: la chiave non è tanto nello strumento, ma nella licenza, nelle istruzioni che permettono a tante persone di attivarsi in modo veloce, distribuito, organizzato.

11.25, Democrazia imbottigliata
Comincia Chuck Defeo: i nuovi media sono vino nuovo in una botte nuova oppure vino vecchio con una nuova confezione? Di certo una nuova bottiglia, ma è giusto che il vino non sia del tutto nuovo, gli risponde Arianna Huffington.

11.15, Arianna Huffington
Bell’intervento, efficace, dritto al punto. Affidabilità, trasparenza, ricerca della verità. Non possiamo più raccontare il mondo mettendo semplicemente le due facce di una medaglia una accanto all’altra, col giornalista in mezzo a dirigere il traffico. Bisogna ricercare la verità, ci sono informazioni vere e informazioni non vere, quelle non vere non devono più passare. Il racconto della verità oggi non è più affidabile. I giornalisti hanno pieno accesso al potere, ma la storia gli passa sotto il naso (cita pesantemente Bob Woodward). La peggiore tradizione del giornalismo è quella che riporta dichiarazioni e azioni altrui in modo acritico. I blog potranno migliorare le cose, quando avranno pieno accesso diretto al potere – per esempio, alla Casa Bianca o al Congresso. Non serve buttare via tutto: abbiamo tutto l’interesse a recuperare il meglio degli old media.

10.55, Frasi
Non ci serve mobilitazione, ci serve organizzazione (Zephyr Teachout)
Il sistema che stiamo creando è di gran lunga più aperto del sistema dei media (Micah Sifry)
La sfida è usare il nuovo sistema per costruire una nuova agenda, un crowdsourced wikified new contract for America (Patrick Ruffini)

10.50, HRC
Un messaggio da Hillary Rodham Clinton sullo schermo. Un’imitazione, ovviamente. Gli americani in sala se la ridono. Dice che farà uno reality show su YouTube in cui lei sarà la presidentessa degli Stati Uniti, live 24/7.

10:45, Mappe
Finora abbiamo visto molta cartografia della blogosfera. Le più interessanti da qui. Un bel modellino sulla propagazione dei messaggi all’interno della blogosfera americana lo ha mostrato Matthew Hurst di Microsoft. Tutti brevi sguardi, ci sarebbe molto da approfondire. L’impressione in generale è che lo studio dei processi sia cresciuto molto, ma che si limiti ancora all’osservazione. Come dire: conosciamo meglio l’acquario e i movimenti dei pesci, ma non ragioniamo ancora come pesci. Il che è strettamente collegato con le benedette metriche della Rete.


Vedi anche il live blogging di Antonio Sofi
Gli orari indicati sono, of course, GMT-5.