Il periodo terribile sembra agli sgoccioli, un po’ per volta torno a respirare e a interessarmi delle cose del mondo. Ci provo, quanto meno, che ho diverse notti di lavoro ancora da digerire e i neuroni s’affaticano presto. Ho un sacco di segnalazioni da recuperare, su tutti i fronti. Spero di smaltirle un po’ per volta. Tanto per mettere in moto il motore, che notoriamente è un diesel, attingo alla lista dalla sua coda – che mi viene più semplice.

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Una delizia di questi giorni sono i racconti di LorenzoC, che dall’Himalaya sta raccontando giorno per giorno l’ascesa al primo ottomila metri della sua vita. Aveva promesso che avrebbe cercato di appuntare impressioni e progressi sul blog, ed è stato di parola. Non aveva lasciato intuire, però, quanto evocativo, emozionante e delicato avrebbe saputo essere da lassù. Gliene rubo un pezzo:

La luce, quella dell’uomo, stasera non arriva. La luce, quella naturale che sia fornita da Dio, Budda o chi altro non so, basta e avanza. Perchè questo tramonto in parole non ve lo posso davvero spiegare. Vi toccherà venire a controllare di persona.

E quando capiterete qui, quello che forse noterete di più è l’assenza.

L’assenza del rumore di qualsiasi auto, motore o accidenti vario. Tutto quel sottofondo a cui sieti abituati l’avete lasciato molte valli più in giù.

L’assenza di una televisione accesa.

L’assenza di un mondo che va in fretta.

Non vi rimane che accendere le candele, guardarvi in faccia, ridere, sorseggiare il thè, buttare giù la zuppa di riso, chiaccherare, ricordare la bambina che oggi più in basso durante la salita si innamorò del bianco così bianco del rosario buddista di Veronica e del bianco così bianco del suo viso, digerire il tibetan bread e la zuppa d’aglio del pranzo, uscire e stroppiciarvi gli occhi davanti al cielo stellato e alla luna nepalese.

Poi chiudere gli occhi. E un attimo prima di addormentarvi sperare che un angolo di mondo così, sopravviva. Non solo nei vostri ricordi.
 

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Dalle stelle alle stalle – ma solo per la materia trattata, che la capacità di raccontare è altrettanto speciale – vorrei aggiungere la mia goccia all’imbarazzante mare di apprezzamenti che sta ricevendo Diego Bianchi, dopo che s’è reinventato il suo ormai classico appuntamento col reality di inizio anno. Dimostrando sempre minor considerazione per il suo sonno, Diego s’è inventato il bignami in video, un registro che gli si addice come pochi. Che quando riesci a non far vedere quanto lavoro c’è dietro e a far sembrare tutto lieve lieve, lì sta tutta la bravura.

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Del BarCamp di Roma saluto con gioia la nuova fioritura di serendipity nel nostro piccolo mondo. Mi pare di capire che la terza non-conferenza sia andata piuttosto bene, nonostante qualche disaccordo sulle contaminazioni tra idee e affari. Mi spiace molto non essere riuscito a essere presente negli interstizi, ma mi appresto a recuperare il recuperabile nei racconti (anche audio), tra le foto e attraverso i video disponibili. Ora tutti al NoCamp di Vercelli, però.