Per mille motivi, che non sto qui a spiegare, queste non sono per me le giornate giuste per mettere ordine negli appunti e nelle sensazioni raccolte a Firenze, a Nuovo e Utile. Per ora l’unica cosa che sono riuscito a fare è stato condividere due righe sulla mia relazione e un paio di foto. Va così, per ora.

So che all’opera di digerire gli spunti è al lavoro Antonio Sofi, per cui tenete d’occhio Webgol nei prossimi giorni. Del resto lui è stato uno dei pochissimi a presenziare indefessamente tutti e cinque i giorni. Nonché uno dei pochi a cogliere sempre e comunque il lato bello della vicenda, anche quando diluviava e il pubblico entrava magari solo per ripararsi dalla pioggia.

Dico questo perché mi dispiace un po’ che chi c’è stato trovi modo di evidenziare quasi soltanto i lati negativi. C’era poca gente? Oh, vero, ma quella poca era (quasi) tutta da noi, era partecipe come non s’è visto mai e (almeno nei due giorni in cui c’ero) ha gradito. Mi dispiace, oltretutto, anche perché dimenticarsi di raccontare anche il buono che è uscito dalla polveriera da il la ai soliti imbecilli che nemmeno c’erano ma non perdono l’occasione di mettersi in bocca quattro scemenze pur di levarsi vecchi sassolini dalla scarpa.

Per esempio, vogliamo dire che la formula informale ha funzionato? Nessuno ha sprecato una riga per la bella intuzione del salottino intimo al posto del solito tavolone presidenziale da aula magna, per dire. E vogliamo aggiungere che il programma dai tempi dilatatissimi era azzeccato? Quando Giuseppe Granieri me lo ha fatto leggere per la prima volta, io ero molto scettico: incontri ogni due ore? Tempi così laschi? Sarà difficilissimo tenere alta l’attenzione e non disperdere i temi, le persone, il clima positivo. E invece no: nei primi due giorni si faceva a mala pena a tempo a concedere dieci minuti di pausa prima di ricominciare. Questo non perché l’ospite di turno straparlasse incontinente, ma perché non c’era più ospite e pubblico, c’era semplicemente un gruppo di persone che interagiva. E interagiva piuttosto bene, per quel che ho visto mercoledì e giovedì.

Secondo aspetto interessante: ridendo e scherzando, e nonostante alcune assenze da rimpiangere, sono state messe a confronto con il mondo dei blog persone che partivano da tutt’altri punti di vista. Penso in particolare al secondo giorno, quello dedicato al giornalismo. Sempre restando nella pacatezza più costruttiva, ma su alcuni punti – vedi diffusione dei link, ruolo dei giornali online, innovazioni considerate strategiche – non mi sento di dire che ci fossero né punti di partenza né punti di arrivo condivisi. Ma, una volta tanto, penso che i giornalisti presenti abbiano assorbito un po’ di stimoli dai blogger e i blogger abbiano capito qualcosa di più dei giornalisti. Vedere il mondo con gli occhi degli altri, non è forse questo che suggeriamo spesso?

Il terzo aspetto che ho apprezzato: quando si parla senza fretta, quando non si ha l’ambizione di stravolgere il mondo in un giorno, ma semplicemente si mettono a disposizione intuizioni ed esperienze, abbattendo invece che costruendo distanze, ecco è in questi casi che si finisce per fare i grandi passi avanti. Fossero anche aspetti apparentemente minori. Per dire, credo che Gino Roncaglia, mai abbastanza celebrato per le sue doti divulgative, in due ore abbia dato alla causa delle aggregazioni di contenuti più di quanto noi tutti insieme abbiamo fatto nell’ultimo anno.

Non è poco, no?