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Tag: udine

Febbraio 11 2008

Bene. Molto bene, direi. Lo dico a maggior ragione dopo aver ascoltato/letto i commenti della maggior parte dei partecipanti a State of the Net: ognuno ha amato o contestato aspetti e persone differenti del programma. Non è emerso – come spesso accade – un personaggio che abbia messo tutti d’accordo. Neppure lo strepitoso Enzo Rullani, che pure ha offerto una preziosa e incoraggiante chiave di lettura alla Bateson della Rete come ecosistema (link al video appena disponibile), per qualche ragione che ancora mi sfugge ha superato a pieni voti una sala oltremodo esigente. Il che mi sembra una buona cosa: il programma ha messo a disposizione chiavi di lettura diverse a persone diverse; che è quanto di meglio, in genere, si possa chiedere a una conferenza.

Sarà forse perché noi stessi che l’abbiamo organizzata abbiamo spesso punti di vista e sensibilità differenti nel modo di guardare alla Rete. Paolo è concreto, ha la visione eccezionalmente aperta dell’imprenditore che è abituato a interagire alla pari col resto del mondo; se State of the Net è riuscita a essere così poco provinciale lo si deve a lui. Benny ha dalla sua un’invidiabile gioventù e una straordinaria maturità, che messe insieme danno luogo a un curioso mix di entusiasmo, voglia di fare e severità nel leggere il mondo. Io sono annoiato dagli entusiasmi imprenditoriali e dalle case history aziendali, e prediligo la Rete a misura d’uomo, quella che ci può aiutare a recuperare modelli di convivenza più soddisfacenti ed efficaci. Un mix curioso, che invece di ostacolarci ci ha irrobustito.

Poi la conferenza finalmente inizia, e quando inizia cessa di essere tua. Il modo in cui va dipende dall’assortimento di ospiti, relatori e pubblico. Se le cose vanno bene, il merito è di tutti, del clima che si stabilisce in quella manciata di ore passate insieme dentro e fuori dalla sala. Abbiamo fatto il punto sullo stato della Rete? Non lo so, non credo sia un compito a cui si possa adempiere in due giorni, pur intensi, di incontri. Forse però siamo riusciti a fare un primo passo oltre il solito dibattito sulle cose di Internet, in un paese in cui il racconto della Rete fa una grande fatica a emergere. E a emergere senza portarsi dietro l’equivoco del filtro di massa, aggiungo. Credo tra l’altro che abbia fatto un gran bene a questa regione, che – oltre a supportarci con enogastronomico entusiasmo e uno spettacolare filotto di giornate quasi primaverili – ci ha donato attenzione e sostegno a tutti i livelli. Chi ha avuto il coraggio di arrivare fin quassù – come se una Torino o una Genova, dove pure ci ritrova con facilità per conferenze o barcamp, non fossero altrettanto fuori mano – lo avrà notato.

Avevo una grossa perplessità: l’uso disinvolto dell’inglese in tutte le occasioni che lo rendevano possibile, senza la rete degli interpreti. Era un pallino di Paolo, che pure condividevo nello slancio ideale, ma che temevo avrebbe messo a disagio più persone del dovuto, ostacolando invece che favorendo le conversazioni. Ebbene: aveva ragione Paolo, punto. Aveva ragione a tal punto che oggi sono pronto a sostenere con lui la necessità di rendere l’intero programma di una conferenza come State of the Net in lingua inglese. Certo non siamo tutti pronti, io per primo, ma abbiamo molto più da guadagnare che da perdere. Abbiamo conversato a sufficienza fra noi, e possiamo sempre continuare a farlo, ma una volta ogni tanto allargare il giro degli interlocutori – l’unico modo per farlo è adottare l’inglese come lingua di lavoro – aiuta a moltiplicare gli stimoli, a costruire ponti e a far girare nuove idee.

Avrei una lista piuttosto lunga di persone da ringraziare, per il contributo affatto scontato che hanno dato a State of the Net. La maggior parte hanno preso applausi in pubblico, e io mi unisco qui al battimani. Ma c’era una folla, dietro le quinte, che s’è data da fare perché tutto andasse nel migliore dei modi. E per tutti cito i ragazzi del Visionario e lo staff di theOffice, tutti ben più che all’altezza della situazione. Grazie a chi, di sua spontanea volontà, perché cittadino e blogger della zona, si è messo a disposizione per accogliere nel migliore dei modi gli ospiti, e penso soprattutto a Giorgio. Qualcosa più di un grazie va a Silvia Zardini, nostro punto di riferimento per la logistica e l’accoglienza degli ospiti, che è stata una roccia anche nei momenti più confusi, oltre che una fonte inesauribile di sorrisi e gentilezze.

Grazie, infine, a tutti voi che avete scelto di esserci.

Febbraio 7 2008

Per me cominciano oggi i giorni di State of the Net, e ne avremo fino a domenica (la conferenza, in realtà, dura solo due giorni: domani e sabato, presso il Centro Visionario di Udine, in via Asquini 33). Oggi allestiamo la sala e diamo una mano di vernice agli ultimi dettagli. Il posto è assai carino di suo: un casermone degli anni ‘Anta trasformato con gusto e attenzione per i dettagli in un discreto e sincero atto d’amore per il cinema (ed è un cinema, in fin dei conti). Se vi piace la metà di quanto è piaciuto a me, siamo a buon punto.

Già stasera saremo in compagnia dei primi ospiti, che arriveranno da tutta Italia, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. E a quel punto tutto andrà come deve andare: una volta che il contenitore che hai contribuito a costruire si riempie di persone e di idee cessa di essere tuo – se mai lo è stato, visto che abbiamo preso a prestito esperienze, idee e spunti che sono patrimonio collettivo della parte abitata della Rete – e prende una vita tutta sua. Quando tutto va per il verso giusto, è un momento di grazia.

Sono molto tranquillo, in realtà, e credo che il programma funzionerà piuttosto bene. Però sono curioso e sotto sotto emozionato, perché per me State of the Net è anche un punto di incontro tra diversi momenti della mia vita. C’è un po’ di casa, un po’ dei mesi di servizio civile che ho passato a Udine, c’è molto del mio lavoro di oggi, c’è molta della fatica che questo territorio fa a recepire le innovazioni a misura d’uomo di cui parleremo, ci sono gli amici di un tempo, ci sono tanti dei nuovi compagni d’avventura che la Rete mi ha fatto incontrare in questi anni. Tutto s’incontra insieme a pochi passi da casa. Che suona un po’ come avere un intero villaggio turistico ospite a casa tua per un fine settimana, con tutto ciò che di gioia e di responsabilità comporta. Fin qui ne è valsa la pena.

Venite? Noi tra poco si comincia.

Febbraio 1 2007

Giorgio Jannis mi segnala che è partita l’organizzazione dell’ActionCamp, un BarCamp che si terrà dentro la Fiera di Udine durante lo svolgimento di Innovaction, salone della conoscenza, delle idee e dell’innovazione in ambito aziendale.

Poiché la fiera dura quattro giorni, dal 15 al 18 febbraio, a quanto pare il BarCamp sarà lungo altrettanto (tutti i giorni dalle 10 alle 20). Il che da un lato è una gran bella opportunità, ma dall’altro mi sembra anche un bel rischio: a differenza di altri BarCamp le persone non vengono apposta, sono distratte da tante altre iniziative e i momenti di interesse rischiano di essere dilatati al punto da trasformarla in una non-non-conferenza (in pratica: una pausa caffé dedicata a un po’ di sano networking). Ovvero non esattamente un BarCamp. Ma perché non provarci?

Io intanto mi iscrivo, considerato il fatto che almeno quest’anno un giro a Innovaction conto di riuscire a farlo. E non essere presente a un Barcamp a 50 chilometri da casa, se BarCamp sarà, sarebbe veramente disdicevole.

Maggio 6 2004

Niente Webb.it, alla fine. Per varie ragioni. Peccato, quest’anno c’erano anche più amici in zona che lo scorso anno, nonostante la fiera sembri aver preso una piega un po’ più seriosa.

In compenso, venerdì e sabato sono a Udine, al convegno Le responsabilità degli operatori e degli utenti di Internet, organizzato dall’Università di Udine con Register.it e Società Internet. L’anno scorso fu piuttosto interessante: era il momento della Fondazione Meucci proposta da Gasparri. Quest’anno il programma si preannuncia ancora più attraente, con in primo piano il delicato e finora poco approfondito rapporto tra utenti, registrar e autorità.