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Tag: scuola

Febbraio 15 2007

La settimana scorsa ho fatto l’insegnante per una manciata di ore. Di tutto, l’effetto più stupefacente – e non necessariamente nell’accezione positiva – è stato ripiombare in quel mondo avulso dalla realtà che è la scuola. Il tempo scandito da campanelle, una pausa ogni due ore cascasse il mondo, le note sul registro, i rapporti tesi tra compagno e compagno, tra compagno e professore, tra professore e professore, tra professore e preside. Tralascio ogni ragionamento su quanto smunta ed emaciata ho trovato la scuola pubblica italiana, quindici anni dopo. E anche sulla mia incapacità di stare in un’aula senza sentirmi inguaribilmente studente.

Perché non è di questo che volevo parlare. Il fatto è che parlavo a questi ragazzi di blog, di wiki e di social network. E ci ho messo quattro giorni ad appassionarli (comunque poco) all’idea. La teoria non gli è andata giù nemmeno a fare il saltimbanco sulla cattedra o ricorrendo alle peggiori animazioni di PowerPoint. La pratica un po’ di più, che era sempre meglio di un’interrogazione di filosofia, ma insomma nemmeno troppo, e i giovani si sa hanno cose di molto più importanti a cui pensare.

Poi li guardavo nelle pause, oppure quando qualcuno finiva la sua esercitazione prima degli altri. Il blog diventava un’estensione naturale al sms: chiacchiere in codice nei commenti. Questi ragazzi hanno la conversazione nel sangue, ma quando gliela mostri non la riconoscono (ancora). Sfrucugliano nella ricerca per immagini di Google dentro un web tutto visuale, ma poi restano freddi davanti a Flickr. E appena non li guardi corrono nei reconditi meno opportuni di YouTube, che se poi glielo presenti come social software perde ogni fascino.

La morale di tutto questo è che in quattro giorni non ho trovato affatto una morale. Solo un gruppo di ragazzini pieni di opportunità, ma molto distratti e assai annoiati – pur con le debite, confortanti eccezioni. Hanno strumenti che noi ci sognavamo. Ai miei tempi (ecco, l’ho detto) pregavamo il tecnico perché ci prestasse la videocamera e poi ci montavamo i video col videoregistratore, pur di comunicare. Loro oggi hanno il mondo alle loro dita, ma spesso sembrano accontentarsi di fargli il solletico.

Aprile 3 2006

A Gubbio ho imparato (molto), mi sono divertito (di più), mi sono emozionato (diverse volte), ho conosciuto persone belle e coraggiose (tante), e ho ritrovato fiducia nelle potenzialità dei più giovani (speriamo che duri). Dei blog didattici avevo una conoscenza bidimensionale: l’ho completata con uno spaccato a tre dimensioni che abbraccia specificità, complessità e difficoltà molto più varie di quanto immaginassi. Su tutto ho apprezzato la concretezza e la capacità di non parlarsi addosso, qualità preziose in chi tratta di blog. Atti e slide del convegno credo testimonieranno presto il gran lavoro di sperimentazione e studio, ormai perfino accademico, che sta dietro a queste pratiche. Devo invece il titolo di questo post a un passaggio della relazione di Raffaele Mazzella (Indire); mi pare renda bene l’attitudine di chi dal pulpito è sceso da tempo.

Io lo considero l’inizio di un approfondimento, un tema su cui tornare presto. Ringrazio di cuore Maria Teresa Bianchi, che del seminario di primavera in Umbria è il motore, e con lei tutte le sue colleghe (ma fatemi citare almeno Carla Astolfi, che di questo blog è amica da tempo): la trepidazione di dare un volto a un header non era soltanto loro.

Ai liceali che hanno avuto la pazienza di ascoltare il mio intervento mattutino, venerdì scorso, ho chiesto un favore: di voler bene a questi docenti coraggiosi, che spesso a proprie spese sperimentano qualcosa di nuovo e che fanno i salti mortali per conciliare tutto ciò con i programmi ufficiali. Non era un modo di ingraziarsi i presenti: era un ringraziamento a chi – una ventina d’anni prima di questi professori, ma in modo molto simile a loro – ha contribuito a rendermi persona più curiosa e in grado di esprimersi con gli strumenti che quell’epoca metteva a disposizione. Pochi, forse di secondo piano, ma decisivi per la mia storia.

Come d’abitudine, condivido le slide dei miei due interventi:
Diventare cittadini della società digitale (Pdf, 750 KB circa)
Guida turistica alla parte abitata di Internet (Pdf, 1,80 MB circa)

Ho citato in più occasioni gli otto punti su cui lavoro da un po’ di tempo: chi dovesse cercare qualche dettaglio in più, può consultarli in formato Pdf e tra gli appunti in forma di wiki.

Marzo 5 2006

Se c’era un convegno legato ai blog in cui mi sarebbe piaciuto andare a sentire che cosa si diceva quest’anno, questo era il seminario dei blog didattici, che da tre anni si tiene a Gubbio a inizio primavera. Provo, infatti, grande curiosità e altrettanto rispetto per quello che alcuni temerari stanno sperimentando tra mille difficoltà all’interno del sistema scolastico italiano. Neanche a farlo apposta, Maria Teresa Bianchi e la Fondazione Mazzatinti hanno anticipato i miei desideri invitandomi a raccontare qualcosa sulla società digitale e sulla parte abitata della Rete. Lo considero un grande onore. Appuntamento a Gubbio il 31 marzo e 1° aprile, come da programma.

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