Sapete com’è, io mi inquieto un po’ quando sento dire che alcuni tra i miei amici – di norma persone piuttosto degne – potrebbero avere aspirazioni gravemente immorali. Dunque mi ha colpito molto il documento di ieri con cui la Chiesa ha giudicato ancora una volta «nocive per il retto sviluppo della società umana» le unioni tra persone dello stesso sesso e «gravemente immorale» la loro legalizzazione.

Ora io, oltre a voler bene a tutti i miei amici senza condizioni, riconosco alla Chiesa il diritto, se non addirittura il dovere, di esporre visioni in coerenza con la propria missione. E ritengo che le persone – fedeli, non praticanti, atee, agnostiche che siano – siano pur sempre libere di mediare ogni messaggio ecclesiastico alla luce della propria sensibilità. Per quanto concerne lo Stato, invece, ho la ferma convinzione che – comunque la si pensi in fatto di religione – la sua laicità sia una garanzia di civiltà e di pacifica convivenza. Dunque per me il documento di ieri è e resta il parere, in quanto tale rispettabile, della Chiesa in materia di unioni civili. Rispettare l’opinione non significa condividerla, e infatti non la condivido.

Non sono così ingenuo da non capire che nella realtà quel documento ha un peso politico determinante, ma credo che sia più importante porre attenzione sull’oggetto del contendere. Perché temo che sulle unioni civili (tra persone dello stesso sesso, ma anche tra eterosessuali) si stia facendo molta confusione. Promuovere la famiglia e la procreazione è un conto, sbattere la porta in faccia a persone che verosimilmente non daranno comunque vita a una famiglia “tradizionale” è un’altra. Quello che a molti ancora sfugge, forse, è che la lobby gay (non da sola, peraltro) chiede allo Stato non l’autorizzazione a una cerimonia in abito bianco, ma il riconoscimento giuridico di una realtà di fatto che, piaccia o non piaccia ai più bigotti tra noi, esiste a priori. E in molti Paesi europei questo è stato compreso da tempo.

Così, impedire l’assistenza al patner ammalato, rifiutare forme civili di condivisione di diritti e di doveri reciproci, non garantire all’eventuale partner superstite una certezza di stabilità vita che prescinda dalla vita del compagno o della compagna e via dicendo sarà anche la strana espressione di una presunta moralità pubblica, ma a me continua a apparire solo una cinica e crudele mancanza di senso della realtà. Persone dello stesso sesso continuano e continueranno a vivere insieme, ad amarsi e rispettarsi con o senza una carta da bollo. Anche più che in passato, perché – beata l’ora – forse i tempi sono abbastanza maturi da non costringere le persone a vergognarsi dei propri sentimenti.

Ci sono articoli interessanti, sui giornali di oggi. Non li condivido tutti, ma quasi sempre provocano con intelligenza. Tra quelli linkabili e non a pagamento segnalo:

La Chiesa e lo Stato
Gaspare Barbiellini Amidei sul Corriere della Sera

Quelli che hanno paura dell’amore
Lidia Ravera sull’Unità

Un altro schiaffo a noi omosessuali credenti
intervista a Fabio Perone sull’Unità

La vignetta, insieme dura e delicata, di Staino sull’Unità

Ratzinger e le coppie omosessuali
editoriale su Il Foglio