L’Anno europeo dei disabili è stato un buon motore di iniziative. Peccato sia durato solo dodici mesi e sia finito nel dicembre scorso. Lo dimostrano i malumori delle associazioni di disabili e di webmaster a proposito della legge Stanca sull’accessibilità, riportati oggi da Punto Informatico. Siamo arrivati primi e di gran corsa in Gazzetta Ufficiale perché in dicembre faceva comodo spendere un credito d’immagine. Ora che si tratta di mettere in moto un progetto «di grande civiltà», che «consentirà di abbattere le barriere digitali e creare invece rilevanti opportunità per consentire agli oltre 3 milioni di disabili italiani di poter studiare, lavorare e partecipare attivamente alla vita sociale, senza esclusioni» – come notava con retorica il ministro che ha dato il nome alla legge – l’entusiasmo è svanito.

Il problema, prevedibile già allora, è che la legge è vuota: il testo è una dichiarazione di principi che necessita di due diverse normative (il regolamento attuativo, più le linee guida operative) per passare dalla teoria alla pratica. La prima doveva essere presentata entro 90 giorni, ovvero una ventina di giorni fa, ma nessuno ha ancora visto nemmeno una bozza e al dipartimento per l’Innovazione non sembrano far previsioni.

Non che l’idea di appiccicare un bollino blu sui siti accessibili goda di particolare credito, da queste parti. Ma la sensazione è che la politica per le tecnologie di questo governo passi più per grandi annunci che per grandi progetti portati a termine. D’altronde, una volta smontato il set, a chi importa più?

Aggiornamento: il ministero per l’Innovazione ha risposto a Punto Informatico, rassicurando sull’avanzamento del regolamento.