Visti dal di fuori, osservati da chi non ha troppo tempo per confrontarsi con la diversità e con l’assenza di standard comunicativi di un medium nuovo con regole nuove, siamo un gruppo di individui un po’ naïf. Siamo difficili da prendere sul serio, perchè -tra tutti- esprimiamo poca qualità. Gli argomenti contro la democrazia (sin dai tempi dell’Atene del V secolo a.C.) hanno sempre centrato le critiche sulla qualità. In chiave moderna: C’è un sacco di Fuffa, c’è un sacco di gente che parla senza averne gli strumenti, eccetera eccetera. Ora, educati alla Rete, dovremmo essere in grado noi per primi di capire che ciascuno parla come ritiene e che le sue idee troveranno il consenso che naturalmente meritano. Se a qualcuno piacciono, avranno link e visiilità. Se non piacciono a nessuno, evidentemente, no. Eppure, noi stessi, dentro la Rete, fatichiamo a considerare la popolarità delle idee popolari come un fatto di sistema. Così come siamo ancora troppo disponibili a meravigliarci che esistano cose che non ci piacciono e che sono popolari. Se sono popolari, è perchè a qualcuno piacciono. E questo qualcuno ha il diritto di avere i suoi gusti. Tracciare una mappa delle idee popolari è come tracciare una mappa della cultura che tra tutti esprimiamo. Può essere interessante ragionarci, osservare, discutere. Ma sicuramente non censurare. Questa delle idee che si misurano liberamente con il pubblico (e trovano il “loro” consenso) è la cosa più democratica che mi venga in mente. E’ una richezza di cui, una volta tanto, noi siamo portatori e custodi. L’uso che ne faremo, determinerà il risultato.

Giuseppe Granieri, Noi, i naïf della Rete, Internet Pro.