Forza Italia è, nel migliore dei casi, un grande comitato elettorale, che si mette in funzione per il suo capo solo nelle prove decisive, e che del capo non riproduce in alcun modo le innegabili capacità e gli innegabili meriti (di leader e di comunicatore, se non di statista), ma i limiti e i difetti; e anzi li ingigantisce. Berlusconi governa, come governa, badando ai suoi interessi, andando dritto ai suoi scopi e premiando i fedeli, indifferente o peggio non solo nei confronti dell’opposizione, ma di qualsiasi interlocutore non compiacente? E così pensano di poter fare, su suo mandato, i luogotenenti: salvo scoprire, quando si aprono le urne, che così forse si può governare una proprietà o un’azienda, non un partito. Per il semplice motivo che un partito, anche in tempi di crisi, è un’altra cosa. Una forza capace di esprimere un progetto, di ascoltare la società e di parlarle, di mettere a confronto democraticamente al suo interno diverse anime, e anche di immaginare nuove politiche e nuove leadership. Un soggetto simile Forza Italia non lo è mai stata, non lo è, non lo sarà mai. In passato, questa è stata, per paradosso, una forza. Ora è una debolezza grave. O peggio.

Paolo Franchi sul Corriere della Sera di oggi (anche online)