Da Giuseppe, e poi da Jacopo e via via tanti altri (che qui è diventato l’argomento del giorno), leggo di Ivan Scalfarotto. Scalfarotto è l’uomo nuovo venuto da Londra che ha deciso di provare a candidarsi alle primarie del centrosinistra, puntando su una mobilitazione dal basso nel recinto a est di Berlusconi e facendo leva sulle energie disperse o fuggite. Si è presentato con un paio di articoli di peso (Repubblica e Corriere nel giro di due giorni) e punta molto sulle potenzialità offerte dalla Rete, a cominciare dal blog che ha aperto come sede virtuale del movimento Io Partecipo. Per accedere alle primarie ha bisogno di 10.000 firme entro poco più di un mese, impresa niente affatto scontata.

Mi sono letto tutto il sito. La prima impressione è stata di respirare finalmente una boccata d’aria fresca nella cantina stantia della politica italiana. Ha carattere, ha stile, ha il dono della sintesi, sa comunicare anche senza telecamere e microfoni, non sembra amare il parlarsi addosso. La seconda impressione è stata di condividere le fondamenta di quello che potrebbe diventare il suo programma, anche se per il momento sono poco più che dichiarazioni di principio. La terza impressione è che abbia amici influenti, se è arrivato in pochi giorni dove è arrivato, e apprezzo fino a un certo punto che sul suo blog restino sempre e soltanto “un gruppo di amici”: se stai per fare un triplo salto mortale carpiato con avvitamento dal trampolino più alto, sei più credibile in mutande che con l’impermeabile.

La quarta e illuminante impressione è stata: ohibò, ma non era quello che volevamo? Stavamo aspettando da tempo un’alternativa, qualcuno che si rimboccasse le maniche e ci provasse, dimostrando nella pratica che ci sono modi nuovi di fare politica e che buona parte di questi modi partono dal basso, anche grazie alle reti di comunicazione. Per questo motivo, soprattutto, io resto in ascolto sono ben disposto a dargli una delle diecimila fiches di cui ha bisogno per giocare la sua mano al tavolo dei geronti.