Il Manifesto è in crisi e chiede soldi. Io considero Il Manifesto il mio master quotidiano nell’arte di fare i titoli, che per il lavoro che faccio ha il suo bel perché. Una tassa universitaria volontaria ci può ben stare, in fondo. Poi sono d’accordo con Carlo Felice Dalla Pasqua: è un giornale intelligente, anche se non è sempre facile condividerne le posizioni, e di giornali intelligenti c’è molto bisogno. Così come abbiam bisogno di utopie come quella di una cooperativa autogestita in cui tutti, dal centralino alla direzione, prendono lo stesso stipendio.
Di referendum (come il Manifesto definisce la sottoscrizione in corso) in referendum: domani e lunedì si vota, di nuovo e – si spera – per l’ultima volta quest’anno (che un’altra campagna elettorale qui la si tollererebbe a fatica). Io voto no. Prima ancora che per gli obiettivi, alcuni perfino ragionevoli, per il modo in cui si è cercato di raggiungerli. E se proprio dobbiamo adeguare la nostra costituzione alla diversa complessità del mondo di questi anni, forse abbiamo bisogno di neo-padri della patria un po’ più credibili.
In questi giorni nel mio aggregatore è comparso il primo feed con banner pubblicitari. È stato davvero un peccato dover cancellare The Blog Herald dalla lista.
Luca Conti Blog » Il Manifesto, nessun supporto speciale
Giu 25, 2006 -
[…] Il Manifesto ha l’ennesima crisi finanziaria e, per l’ennesima volta, chiede aiuto ai lettori (e non) perché diano un contributo per continuare a dire la propria. […]
Carlo Felice
Giu 26, 2006 -
Suppongo quindi che prima nel tuo aggregatore non ci fossero né Instapundit né Talking Points Memo, tanto per fare due esempi… Un po’ di fastidio effettivamente lo danno, ma per ora sono un po’ più tollerante di te 😉
Carlo Felice
Giu 26, 2006 -
La sintesi va bene, ma è bene non esagerare: quando ho scritto “Un po di fastidio effettivamente lo danno”, ho saltato il soggetto. Che – intuitivamente – era “i banner pubblicitari”
Sergio Maistrello
Giu 26, 2006 -
in effetti nel caso dei blog americani soffro molto la decontestualizzazione del feed, motivo per cui tendo a visitarli periodicamente “dal vivo” e a sottoscrivere soltanto quelli che uso più di frequente per lavoro