Non so quanti, qualche settimana fa, abbiano visto questa puntata di Presa diretta dedicata alla scuola. Più che i soliti casi di frontiera italiani, mi impressionò il reportage girato in Svezia. Dove nelle periferie più povere e sfavorite stanno le scuole migliori, dove l’intero sistema sa che investire su formazione e ricerca è l’unica scommessa possibile per garantire il futuro di un piccolo stato europeo, dove gli immigrati sono messi nelle condizioni di competere con gli autoctoni sulla base del merito, dove l’impressione generale è che un giovane si senta effettivamente accolto e messo nelle condizioni di dare il meglio di sé. Ripensavo a tutto questo leggendo stamattina, sul giornale locale di quest’angolo ancora ricco di nord-est, del commissariamento di un liceo cittadino:

Commissario in arrivo al liceo Grigoletti di Pordenone: il consiglio d’istituto non ha approvato il bilancio 2009. Fumata nera, nella seduta di venerdì scorso: «E’ stata una scelta mirata, quella di non affrontare l’esame del piano annuale 2009 – ha spiegato il presidente dell’organo collegiale Mario Canzi -. In piena coerenza con la nostra battaglia per ottenere l’incasso del credito di 261 mila euro dal ministero dell’Istruzione, maturato dal 2006». Un atto di protesta politica della scuola contro lo Stato insolvente, quindi. […] «Il nostro credito nei confronti del ministero ammonta a 261 mila euro, cumulato dal 2006 al 2008 – ha confermato il direttore dei servizi amministrativi Oscar Poles -. La prima rata di risorse 2009, accreditata dal ministero dell’Istruzione, è di 74 mila 685 euro e permetterà di affrontare le spese di funzionamento per un trimestre. Il rientro dei residui attivi pari a oltre 6 milioni di euro è fondamentale nel Pordenonese, per le casse del liceo e di altre 48 scuole». Il rischio è una scuola con la liquidità e la qualità a terra. Il rischio è di non pagare le supplenze, gli esami di Stato 2009, di aumentare il ticket a mille 300 liceali.

[dal Messaggero Veneto, ed. Pordenone, pag. 1, non online]