Lui scrive di getto, dal cellulare, senza cura per la punteggiatura e senza rispetto per il lettore. Ne esce un pensiero faticoso e poco chiaro, di quelli che pur volendo essere assertivi ti lasciano alcuni punti di domanda. Lei glielo fa notare: non potresti essere più chiaro? Lui risponde: dal cellulare va così, mi passa la voglia di trovare le virgole e se ragionassi di più mentre scrivo perderei di efficacia. Scorrendo innocenti aggiornamenti estivi su Facebook mi si accende una lampadina. È proprio così che facciamo: quando abbiamo torto marcio difendiamo le nostre ragioni con sprezzo della vergogna che dovrebbe serrarci la bocca e invece rispondiamo con la supponenza delle nostre condizioni soggettive elette a criterio universale di giudizio e di giustificazione. Non rispettiamo più le regole del gioco: abbiamo abbandonato il campo neutro, ci siamo ritirati nel nostro cortile. Ognuno contro tutti gli altri, ognuno secondo ordini differenti e autoindulgenti.