C’è una dinamica – narrativa e di comunicazione, prima che politica – che ricordo mi colpì molto ai tempi del plateale scontro al governo tra Berlusconi e Fini, e che oggi vedo almeno in parte ricalcata nell’elastica tensione dei rapporti tra Salvini e Di Maio. È una tipologia di contrapposizione interessante, che ha come effetto collaterale quello di ridurre all’irrilevanza l’opposizione, posto che in entrambi casi l’opposizione ha fatto il suo per facilitare l’impresa.

In un racconto mediatico della politica sempre più elementare e svilito nella complessità, c’è spazio per una sola storia principale, quella che detta (o giustifica) l’agenda della nazione. Come in ogni storia che appassioni, c’è un buono, c’è un cattivo e c’è uno scontro. Le storie in cui tutti si vogliono bene e cooperano per un fine superiore sono letteratura di genere, non ci si fa la Storia. 

Buono e cattivo cambiano in base al punto di osservazione, naturalmente. In un sistema maggioritario, già di suo binario e semplificato, corrispondono in genere a maggioranza e opposizione. A meno che la maggioranza non sia così forte a livello di consenso e astuta di fronte alle oggettive difficoltà che intravede all’orizzonte da gemmare al suo interno un nemico e spostare completamente il baricentro della storia, a quel punto controllandola integralmente.

Il nemico precedente, l’opposizione, ora può pure sbraitare, ma da un punto di vista narrativo sembrerà meno che un comprimario. E non c’è modo di riprendere il controllo della storia, per l’opposizione di turno, se non ritrovando abbastanza forza da imporre un racconto totalmente nuovo, necessariamente più appassionante, rispetto al quale ergersi a eroe (o antieroe, perché no: è comunque un modo per tornare visibile, in una politica in cui si naviga a vista e lo scarso orizzonte tende a chiudere un occhio sui mezzi).

Non ho prove per sostenere che nei due casi citati questa sia una strategia voluta e ricercata, anche perché certo implica margini di rischio piuttosto alti. Sta di fatto che oggi così come nel 2010 la telenovela intergovernativa non impedisce affatto al Governo di governare, mentre al contrario dà maggiore visibilità alle sue scelte. Berlusconi e Fini tennero banco per un anno senza pregiudicare seriamente il destino di un governo che si è infranto invece sui primi seri rimbrotti europei. Mentre noi di europeo abbiamo in vista un’elezione di qui a breve, anche se questa per il momento è un’altra faccenda.