Avevamo così poche cose in comune, tu e io, da dubitare alle volte che fossimo padre e figlio. La nostra storia si è cementata sui non detti e, chissà, magari è anche per questo che poi io ho finito per rincorrere parole. Quest’ultima estate è diventata così la nostra avventura più viscerale: mai eravamo stati così a lungo e così profondamente umani, vulnerabili e vicini, nel bene e nel male.

Eppure, dovessi dire una sola persona che sapevo sarebbe stata dalla mia parte sempre, a prescindere da ogni ragione, eri tu, e oggi so che non proverò mai più la stessa fiducia radicale. Avevi un modo tutto tuo di dimostrare amore, stima, interesse, curiosità, presenza, cura. Camuffato dietro a un distacco imperturbabile, arrivavi.

Hai vissuto senza apparenti ripensamenti un tempo lineare e uno spazio circoscritto. Vita ti ha condotto con slancio d’altri tempi dalla Venezia immaginifica del dopoguerra in giro per le Venezie, dove hai incontrato mamma, fino a Pordenone, patria per caso che sarebbe diventata comunità per me. Non ti ho mai visto appartenere, se non ai ricordi della tua infanzia, ma nemmeno coltivare desideri di fuga. Stavi, con riserbo e dignità, come del resto si usava.

Ti sei guadagnato le tue idee con il sudore e le risate di una giovinezza che aveva poco da perdere, e a quelle sei rimasto fedele per il resto dei tuoi giorni. Hai fatto la differenza nella mia storia senza particolari ispirazioni pedagogiche: avevi buon senso, annusavi il futuro, portavi un giornale a casa tutti i giorni quando ancora contava qualcosa e a un paio di bivi decisivi mi hai spinto dalla parte giusta. Inglese e informatica erano imprescindibili, molto prima che fosse evidente anche a noi il perché.

Sei stato esempio di centratura e di coerenza. Responsabilità al timone, prudenza nel tracciare la rotta, discrezione in ogni approdo. Se poi, sotto la proverbiale compostezza, si agitassero le rapide dell’inquietudine, questo a me non l’hai dato a vedere. Anche se l’ho sempre sospettato.

Coerente, eppure incongruente. Egoista senza rimorsi, refrattario ai desideri altrui, eri capace di improvvisi e plateali gesti di generosità per celebrare rispetto e amicizia. Oltremodo riservato, allergico alla conversazione di circostanza, del tutto immune alla necessità di mettere a proprio agio l’interlocutore, potevi aprire il tuo cuore e la tua storia senza preavviso al primo sconosciuto che ti ispirasse fiducia. Metodico ai limiti del maniacale, impaziente fino all’intolleranza, infastidito da ogni chiassosa manifestazione del mondo, ti scioglievi appena un’emozione faceva breccia tra le tue difese. Analitico, razionale, affilato nel pensiero, sempre ben piantato per terra, potevi poi sostenere con candida convinzione teorie stupefacenti, come quella secondo cui il fumo di pipa, non essendo inalato, non faceva male.

Lasci in eredità un’onestà dal sapore antico. Sei stato un padre severo e un nonno cauto, poco interessato a conquistare e dunque interessante da conquistare e molto amato. Non lesinavi critiche anche spietate, ma il tuo apprezzamento era una montagna che gratificava ogni energia spesa per scalarla. La commozione del giorno in cui ti abbiamo annunciato l’arrivo di Giorgio, come tutte le tue rare ma irrefrenabili lacrime, è tra i doni di verità più preziosi che custodiremo di te.

Talvolta ho avuto il sospetto che la tua generazione, così impegnata a rincorrere un progresso senza fine, su quella via che si inerpicava senza esitazioni verso la promessa del meglio, abbia spesso faticato, se non rinunciato, a trovare un senso della vita che non fosse il rinnovarsi di quella stessa rincorsa. Come una maratona senza traguardo. Una navigazione senza porto. Un libro privo delle ultime pagine. Più della fine, più degli oltraggi della vecchiaia, più delle sofferenze degli ultimi mesi, è questa eclissi del senso nell’età del declino che mi scuote e mi tormenta.

Eppure io credo. Credo nella circolarità dell’esistenza. Credo nella conservazione dell’energia. Credo nella sedimentazione delle esperienze. Credo nella permanenza dei legami. Credo che ci riconosceremo ancora. Credo in un tempo e in uno spazio che sfuggono alla nostra comprensione. Mi piace immaginare che lì, oggi, sia F. ad accoglierti.

Nonostante ciò, mi mancherai immensamente.

Ti cercherò ancora nei silenzi.

Notte 😢

Gabriele Maistrello (25 febbraio 1940-31 agosto 2026)

§

Desidero ringraziare i medici e i professionisti che ci hanno accompagnato nelle ultime avventure della vita di papà e che con la loro cura, attenzione e umanità hanno reso anche questo capitolo un po’ più degno di essere vissuto. Ancora di più ringrazio gli infermieri e gli oss che abbiamo incontrato, veri eroi della sanità contemporanea, anche se lui alle volte lui era un paziente troppo impaziente per rendersene conto.