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Category: Scrivo

settembre 2 2004

Il progettino

Tempo fa ho fatto qualche accenno in merito a un progettino che avrebbe dovuto riguardare i blog. Ora credo che i tempi siano finalmente maturi per parlarne: si chiama Come si fa un blog ed un libro che sta per uscire per la collana informatica tascabile di Tecniche Nuove.

Si tratta di un manualetto – 192 pagine in formato 11×18 cm – pensato per le esigenze di quanti si avvicinano per la prima volta al mondo dei blog, perché vogliono aprirne uno o perché vogliono semplicemente capire come funziona. Poche chiacchiere e molta pratica, insomma. Se tutto fila liscio, potrebbe essere in distribuzione nelle librerie entro il mese di settembre.

Avrei voluto coinvolgere i blogger un po’ più di quanto sono poi riuscito a fare. Ciononostante sono davvero contento di poter dire che il testo è impreziosito da due interventi… sui quali per ora non vi anticipo nulla. Sono molto soddisfatto anche della partecipazione estesa alla revisione delle bozze, che grazie ad alcuni di voi è stata molto utile per la rifinitura del lavoro. Una volta di più mi sono convinto che Internet è un eccezionale strumento per la collaborazione a distanza.

Se non è stato possibile organizzare uno sforzo collettivo per il libro, spero invece che si possa fare di meglio per la sua estensione online. Infatti Come si fa un blog sarà anche un sito: un blog, naturalmente. Ci lavorerò nei prossimi giorni, ma quello che ho in mente è uno spazio interattivo per raccogliere le novità del settore, presentare servizi per cui non c’è stato spazio nel libro e risolvere i dubbi e le prime difficoltà di quanti saranno convinti ad aprire il proprio sito. Di questo riparleremo presto.

aprile 19 2004

Quando nel 2001 Gianluca Nicoletti e la neonata RaiNet fondarono Rai.it Community, comunità virtuale (poi trasformata in forum tematici) del portale della radiotelevisione di Stato, invitarono numerosi esperti del settore e addetti ai lavori a contribuire alla discussione inaugurale dedicata alle prospettive delle community di Internet. Questo è stato il mio intervento, pubblicato il 19 aprile del 2004.

 

Per anni abbiamo sognato che Internet diventasse un grande strumento a disposizione di tutti: oggi, semplificando la questione, possiamo dire che lo è in molti Paesi avanzati. Eppure la Rete non sembra come l’’avevamo immaginata. È, invece, come abbiamo contribuito tutti a farla diventare: un fenomeno di massa. Sempre più televisione, sempre più gioco a premi, sempre più format. Come davanti a una televisione, stiamo lasciando che la nostra presenza si riduca al quarto d’’ora di celebrità, alla visita al sito top, alla rincorsa dell’’evento, alla fiction telematica. Non erano queste le premesse: ci siamo lasciati corrompere dai primi soldi facili; abbiamo lasciato che pochi, più bravi e smaliziati, prendessero in mano quello che doveva restare di tutti. Internet non può prosperare senza business, questo è ovvio, ma i modelli di business non hanno il diritto di prendere il sopravvento sui modelli di comunicazione. Altrimenti Internet sarà solo una tivù con un telecomando un po’’ più difficile da usare.

Fino a qualche anno fa non serviva porre l’’accento sulle community, perché l’intera Rete sapeva essere una comunità. Sarà per l’’abbondanza di contenuti replicati o per la crescente autoreferenzialità, ma Internet mi sembra sempre più lontana dall’’immagine iniziale di nodi, di computer e, quindi, di persone.
Oggi le comunità virtuali sono diventate un affare per aziende e imprenditori, ma la socializzazione in Rete non è un surgelato precotto, da mettere per dieci minuti nel forno a microonde, e poi servire prima che si raffreddi. Una comunità virtuale nasce dove nessuno l’ha concepita, in tempi e in modi che non sono codificabili a tavolino. Nasce dove c’è qualcuno che ha qualcosa da dire e sceglie di condividerla, e non tanto, –o per lo meno non solo,– dove qualcuno investe in tecnologie e marketing.

Per contro: che cosa abbiamo davvero da condividere? A differenza di Paesi dove la Rete ha avuto più tempo per maturare, mi sembra che in Italia il sottobosco di siti personali e amatoriali, –che sono poi il germoglio delle comunità, abbia saltato l’adolescenza. Siamo passati dai giocattoli multimediali agli esperimenti che fanno il verso ai siti “seri”, quelli in cui si tenta già di guadagnare scopiazzando cose già viste e già fatte. Dal parco giochi alla miniera, senza passare attraverso l’età dei contenuti, l’età delle contraddizioni, delle ingenuità e delle ribellioni. È l’’esercizio senza altro scopo che l’’affinare il gusto, il produrre qualcosa di nuovo e di personale, senza premi che non siano l’’apprezzamento gratuito di chi passa accanto. È da qui che si parte per approfondire anche in Internet le proprie passioni, fino ad arrivare ai pochi luoghi di confronto che per ora sembrano funzionare, ovvero i newsgroup e i forum iperspecializzati.

Ma da qui si parte anche per diventare utenti consapevoli di questo mezzo e membri attivi di una rete di persone interconnesse. Focalizzarsi di nuovo sui contenuti, riempire di vissuto questo grande contenitore: credo sia questa la strada per arrivare a comunità che siano in grado di aggregarsi per scambiare opinioni, emozioni, conoscenze o presenze, e di organizzarsi per ottenere vantaggio da se stesse (penso alla promessa non ancora mantenuta dei gruppi di acquisto e delle “lobby” di utenti e consumatori).

Esistono posti così oggi in Rete? Sono sicuro di sì. Spero ne emergano molti in questa occasione.

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