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Tag: logistica

Maggio 26 2015

Che cosa succede quando Amazon, il colosso del commercio elettronico mondiale, riceve un ordine da un cliente? Per scoprirlo, lo scorso 23 maggio sono entrato nel centro logistico di Castel San Giovanni, a 20 chilometri da Piacenza. Aperto nel 2013, lo stabilimento ha una superficie operativa di 85.000 metri quadrati nella quale lavorano 620 dipendenti.

Dentro lo stabilimento, la proverbiale ossessione per la soddisfazione del cliente per cui è nota l’azienda americana diventa soprattutto ossessione per la formazione, l’organizzazione e la sicurezza del personale. L’attenzione maniacale per i dettagli che possono rendere più fluida l’attività è evidente fin dal parcheggio, dove le auto devono entrare in retromarcia negli stalli, per rendere più scorrevole e sicura l’uscita a fine turno.

Il primo settore che visito è quello delle merci in arrivo. Qui i prodotti dei fornitori vengono disimballati, codificati e infine assegnati dal software di gestione al settore del magazzino più funzionale. I ritmi di lavoro sono sostenuti, ma anche la possibilità di veder prese in considerazione le proprie proposte. Alcune idee di dipendenti italiani sono diventati standard per tutti gli stabilimenti di Amazon nel mondo.

Tutto è collocato in modo da rendere la composizione degli ordini il più efficiente possibile. Le merci si muovono rapidamente attraverso carrelli, nastri e scivoli. Nella sede italian non sono ancora operativi i robot introdotti in alcuni fulfillment center degli Stati Uniti.

Il magazzino è diviso in tre settori: quello per gli articoli pesanti e di grandi dimensioni, quello per i prodotti ingombranti di medie dimensioni e quello per i prodotti piccoli e leggeri. Il settore dedicato a libri, cd, dvd e piccoli oggetti si estende per quattro piani in altezza. I prodotti stivati sono milioni.

L’aspetto più sorprendente è che i prodotti non sono divisi in modo omogeneo per tipologia, ma in modo quasi casuale. I nuovi arrivi vengono collocati semplicemente dove c’è uno spazio libero, è sufficiente che siano indicizzati con precisione dal software di gestione. Prodotti simili sono tenuti volutamente distanti per ridurre al massimo la possibilità di un errore.

Il magazzino è suddiviso in zone. Ogni zona è coperta da un addetto, che riceve le richieste dei prodotti di sua competenza, li raccoglie e li manda avanti alla fase di composizione degli ordini. Quando tutti i prodotti di un ordine sono stati raccolti, vengono assemblati nella confezione più adatta e preparati per la spedizione. Quindi vengono etichettati e affrancati.

La chiusura di un ordine è un incastro stupefacente tra i contributi di diversi addetti, che nel completarsi tra loro garantiscono anche successivi livelli di controllo sulla sua correttezza. I pacchi sono quindi suddivisi in modo automatico in base alla priorità, alla dimensione e al tipo di spedizione, e condotti attraverso nastri al contenitore del corriere che lo prenderà in carico. In questa fase viene svolto anche l’ultimo controllo di coerenza tra la dimensione e il peso attesi e quelli effettivi. Se non coincidono il pacco viene trattenuto e riesaminato.

Tutto è orchestrato in modo rapido e automatico dal sistema logistico, che sceglie in ogni momento le combinazioni più efficienti tra disponibilità di uomini e mezzi, complessità degli ordini da trattare, dislocazione degli articoli da recuperare tra le decine di milioni stivate, tempi di consegna concordati con i clienti e scadenze di trasferimento dei pacchi agli spedizionieri.

È in questo modo che a Castel San Giovanni sono riusciti a far fronte a un picco di quasi 250.000 spedizioni e 400.000 ordini in un giorno solo, sotto Natale. Un ritmo da oltre 4 ordini al secondo.

In occasione del Family&Friends Day del 23 maggio, Amazon ha annunciato anche in Italia l’apertura delle visite nel centro logistico a tutti gli interessati.

Ottobre 12 2009

È da tempo che non invento più cose per il gusto di sentirmi dire poi che in effetti ciò che desideravo esiste già. L’altra sera, alla riunione del nostro gruppo d’acquisto, eravamo alle prese con il classico problema degli approvigionamenti da piccole aziende biologiche distanti: o la merce te la vai a prendere oppure metti in conto costose spedizioni periodiche che ti fan passar la voglia e la convenienza. «A meno che tu non conosca un camion che passi da queste parti mezzo vuoto», è la frase che segue quasi sempre. L’idea è semplice e banale: a te non serve una vera spedizione da listino, solo un “passaggio” cortese alla merce che vorresti procurarti; il camionista ha già il suo bel da fare, ma magari ha piacere di mettere a frutto a prezzi ragionevoli lo spazio che gli avanza all’ultimo. Come mettere in comunicazione chi cerca il camion-che-passa-di-là-mezzo-vuoto con il camionista-che-gradisce-arrotondare, nel caso in cui non si possono vantare parentele nel mondo delle spedizioni? Basterebbe mettere in piedi un piccolo servizio web di incrocio domanda-offerta, dico io. I gas, le associazioni, i privati che cercano una spedizione meno costosa, meno strutturata e senza urgenza potrebbero pubblicare la loro richiesta. Il padroncino o lo spedizioniere a cui avanza spazio consulta le proposte disponibili sul suo itinerario e, se compatibili, contatta i referenti per accordarsi. Un piccolo database, pochi campi ben assestati, una manciata di regole per garantire l’efficacia e il gioco è fatto. Non conosco la penetrazione di internet nelle cabine di guida, ma magari i numeri non sono più così scoraggianti. Ora, dai, ditemi che esiste già.

Maggio 13 2005

Trovo affascinante il servizio di monitoraggio di una spedizione, nei rari casi in cui questo funziona davvero bene e il trasferimento è sempre aggiornato in tempo reale. Il pacco che sto aspettando è partito stamattina da Parigi, nel pomeriggio è stato trasferito al locale centro di smistamento e, verso sera, è stato imbarcato in aereo. Mezzoretta fa era dato in scalo a Colonia, in Germania. Attendo di conoscere la prossima tappa di avvicinamento al Friuli.

È che io me l’immagino, il viaggio del pacchetto. Me l’immagino proprio in soggettiva. E mi racconto storie su quello che vede intorno.

Ok, devo piantarla di lavorare di notte.