Benedetti orari automatici di Trenitalia. Inserisci la stazione di partenza, inserisci la stazione di arrivo e in pochi istanti hai la tua bella lista di treni a disposizione. Comodi, eh, tanto che ho perso completamente l’abitudine di consultare gli orari cartacei. Però talvolta sono scorretti: non sbagliati, ma furbini.

Che ottimizzassero i risultati in caso di coincidenze tra più linee, selezionando arbitrariamente le combinazioni più veloci e più comode (e quindi più costose) mi era chiaro. C’era però qualche conto che non mi tornava, e finalmente lo scorso weekend ho capito. Intere soluzioni sono ignorate sia sull’orario pubblicato su Internet sia su quello accessibile tramite i distributori self service. Una piccola astuzia per incentivare l’uso degli Eurostar, si direbbe, almeno a dar retta ai viaggiatori più scafati e ai ferrovieri meno cuciti.

Un esempio. Tra l’Eurostar delle 16.55 (con cambio a Mestre) e l’Intercity delle 19.10 (diretto) che collegano Milano con Pordenone il venerdì sera, l’orario automatico fornisce la sola alternativa di una combinazione Interregionale più Regionale da quasi 5 ore in totale. Possibile? No: infatti, spulciando a mano gli orari (o, più semplicemente, impostando due ricerche separate: Milano-Mestre e Mestre-Pordenone) si scopre che ci sono almeno altre tre possibilità. Due di queste prevedono un orario di arrivo a destinazione addirittura successivo rispetto all’IC delle 19.10, dunque sono giustamente escluse. Ne resta una, ottima: l’Intercity delle 17.05 che, con la coincidenza a Mestre del Regionale delle 20.07 (10 minuti d’attesa, dunque in linea con altre soluzioni proposte da Trenitalia), ti porta a Pordenone entro le 21.03, appena un quarto d’ora più tardi di quando saresti arrivato prendendo l’ES+R delle 16.55.

L’ostinazione è tale che, se vuoi fare il biglietto per la soluzione fastasma via Internet o ai distributori self service, sei costretto a ripetere la procedura di acquisto due volte, una per ogni tratta. Libera Trenitalia di adottare le politiche commerciali che ritiene più redditizie, per carità, ma almeno un avviso sul fatto che gli orari automatici potrebbero escludere deliberatamente alcune soluzioni di viaggio me lo sarei aspettato. Il problema non sono, evidentemente, i dieci minuti tra un treno e l’altro, anche se nel mio caso possono fare la differenza tra una sera passata in treno e una cena in famiglia. Il problema è la fiducia riposta dall’utente nello strumento e non è bello che questo preferisca farti aspettare due ore in stazione mentre il treno giusto sta partendo sotto il tuo naso.

La caccia ai treni fantasma è cominciata.