Osservo la mia condizione

Franco Battiato sta suonando a non più di cento metri in linea d’aria da casa mia. Sera ideale: fresca e limpida, col profilo delle montagne a fare da cornice. Insomma, tutto è perfetto e io potrei stare in terrazza a farmi raggiungere dall’eco delle canzoni in santa pace. Non calcolavo il progresso e il business indotto: sono tappato in casa da questo pomeriggio per difendermi dal ronzio molesto e dagli scarichi puzzolenti del generatore del bar semovibile che s’è piazzato giusto sotto la mia finestra. Poi dici che ce l’hai con la modernità.

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9 pensieri su “Osservo la mia condizione”

  1. …a volte troppa la modernità fa male, male al quieto vivere. In ogni modo, come qualcuno diceva, “tutto passa” e resterà il ricordo di quella serata, prendendone la parte positiva.

    Felicità

    Rino, nella canicola toscana

  2. (commento per il post precedente) Consapevole che i commenti devono essere brevi, provo ad abbozzare lo scheletro di un ragionamento sperando di non essere frainteso: 1. grazie di averci regalato la bellissima conversazione con Luisa; 2. condivido tutto tranne la visione edulcorata delle tecnologie educative nel modo scolastico (blogdidattici & dintorni); 3. gli intellettuali di riferimento come te dovrebbero aiutare i volenterosi come me a diffondere l’immagine della scuola reale e non quella virtuale dei convegni (tanto è vero che con alcuni amici blogger abbiamo addirittura pensato di istituire un Processo alle tecnologie nella didattica; se ti va puoi vedere il mio post del 6/5/2007); 4. tu stesso, del resto, in un simpatico post (Di quando sono tornato a scuola, 15 febbraio) riconosci che la scuola è irrimediabilmente fuori dal mondo. A questo proposito, il mio post del 27/06/2007 si conclude con una facile profezia: “Il web 2 scivolerà sulla scuola italiana come acqua tiepida sul marmo. Come è scivolato via inutilmente il web 1. Come scivolerà senza lasciare tracce il web 3.” Ciao e buona vita. Agati.

  3. mario, posto che stiamo discutendo nel post sbagliato, ma mi interessa il tuo ragionamento. mi manca una premessa fondamentale: perché ritieni edulcorata la (mia) visione delle tecnologie educative? al di là del taglio che a volte è necessariamente divulgativo, quello che dico in occasioni come quella a cui ti riferisci nella mia testa mira proprio a soddisfare i tuoi punti 2 e 3. inoltre ho letto il tuo post: penso che o io continuo a mancare il punto (probabile) oppure tu forse sottovaluti quello che stanno facendo quelli di blogdidattici. insomma, parliamone.

  4. Parliamone: una bellissima, quasi struggente parola. Ma è veramente difficile parlare attraverso post e commenti che cristallizzano le parole e recidono di netto sfumature, sorrisi e amicali provocazioni…

    Ci provo lo stesso: io non sottovaluto affatto l’esperienza di blogdidattici che seguo, ammiro ed incoraggio da sempre. Né sottovaluto tutte le altre sperimentazioni intelligenti sull’uso di tecnologie educative. E tu sei stato affabilmente corretto nella tua comunicazione (ho rivisto la conversazione ed in effetti hai ragione!).

    Ognuno vede quel che vuol vedere ed il mio è stato un – evidentemente goffo – tentativo di richiamare la tua attenzione sul fatto che per anni l’incapacità della scuola italiana di rinnovare la sua didattica è stata in parte mitigata dallo sfoggio – in convegni, congressi, pubblicazioni – di millanta coraggiose sperimentazioni.

    (continuo nel prossimo commento…)

  5. Probabilmente sono ipersensibile al (presunto?) problema in quanto io stesso mi sento in qualche modo vittima e colpevole di questo gioco.

    Sulle orme di maestri come Don Milani, Freinet, Morin, Papert ho sempre pensato che un uso consapevole delle nuove tecnologie potesse curvare la didattica verso pratiche costruttivistiche se non addirittura costruzionistiche.

    E così buona parte dei miei percorsi educativi si sono sviluppati all’insegna del “cooperative learning” e del “learning by doing”, sfruttando di volta in volta le potenzialità messe a disposizione dagli ipertesti, dalla rete, da moodle, dai social software… Con grandi risultati per i ragazzi, per le famiglie e per le stesse istituzioni. Capita anche a me, quindi, di essere invitato a convegni per illustrare che belle cose fa la scuola italiana con le nuove tecnologie. Solo un paio di mesi fa, ad esempio, un nutrito gruppo di docenti trentini che partecipano ad un percorso di aggiornamento sugli LMS mi ha tributato un sincero applauso dopo che ho fatto vedere loro quanto sono bravo ad usare moodle (e non solo, ovviamente) per integrare e amplificare il percorso curriculare di letteratura italiana. Ed il prossimo settembre Luigi Guerra – con cui collaboro da tempo – manda una delegazione di docenti universitari palestinesi nella mia scuola per far vedere come siamo (sono) bravi(o) a sfruttare le tecnologie educative.

    Ecco: in queste occasioni – che pure alimentano il mio ego – mi sento un po’ come una birichina foglia di fico che tenta di coprire le disarmanti vergogne della scuola italiana.

    (continuo nel prossimo commento…)

  6. Il mio, dunque, voleva essere un timido invito ai nostri intellettuali di riferimento (come te, appunto) ad esaltare giustamente le sperimentazioni intelligenti (anzi il ruolo degli intellettuali, dei convegni e dei pionieri è proprio quello di volare alto, di farci sognare, di indicarci la cometa…)…

    …ma senza perdere occasione per sottolineare che al di là di qualche rara, meritoria isola felice le nostre scuole sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?).

    (Scusa la logorrea assolutamente contraria all’etica e all’estetica dei blog: non farti scrupolo di troncare o cassare i commenti. Buona vita.)

  7. mi pare di capire che in linea di principio siamo d’accordo, allora, mario. grazie per la spiegazione. credo di aver sintetizzato quello che penso a questo proposito nell’intervista uscita questi giorni su silmarillon. taglio e incollo il passaggio che ci interessa:

    Blog e scuola. Alcuni insegnanti aprono un blog e si relazionano con gli studenti. Una sfida che apre nuovi orizzonti nella didattica…

    I blog didattici sono una bella parabola del mondo d’oggi. Mentre si investe ancora in roboanti piattaforme di e-learning chiuse, proprietarie, complicate, poco scalabili, alcuni insegnanti volonterosi hanno reinventato spontaneamente la loro didattica quotidiana, o almeno una parte di essa, aprendo una comunissima ed economica finestra su internet. E le esperienze che ne escono sono molto interessanti, soprattutto nella scuola elementare. Non soltanto per quanto riguarda il rapporto con gli studenti, ma anche tra insegnanti, classi, istituti scolastici diversi, con i genitori, con gli esperti esterni. La rete della didattica, che la pesante organizzazione burocratica ministeriale non ha mai saputo valorizzare nel suo grande potenziale, ha finalmente l’opportunità di rinascere dal basso grazie all’iniziativa spontanea delle unità minime del processo didattico. Che è poi quello che sta avvenendo un po’ in tutti i campi dell’organizzazione sociale.

  8. Grazie per la segnalazione dell’intervista (piacevole e condivisibile, al di là del “secco” ed un po’ spocchioso commento di Metiteri) e soprattutto della rivista che non conoscevo e che metto nei preferiti.

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