Quando ero un po’ più giovane, verso i 16/17 anni, passavo buona parte del mio tempo libero nella redazione di un quotidiano locale della mia città. Per me era poco più che un gioco, ma mi trovai a coprire un po’ di tutto, dallo sport alla cronaca. Incontrai molte persone: impari molto sulla vita e su questo lavoro vedendo come le persone si relazionano con un ragazzino alle prime armi, quando si tratta di finire sul giornale.

Per chi cerca gloria a buon mercato, un ragazzino alle prime armi significa in genere due cose: che il giornale non lo considera abbastanza e che di lui scriverà un dilettante. Ho ricordi sgradevoli di persone sgradevoli (politici, soprattutto), ma ho anche esempi felici di professionalità e umanità. Il punto non era tanto prendere sul serio me, che chi se ne importa poi, quanto rispettare i ruoli di ciascuno e lavorare insieme per ottenere il miglior risultato possibile.

Una di queste persone è morta ieri, ne parlano oggi i giornali della mia zona. Non so se fosse una persona buona o meno, un professionista valido o meno. Ricordo però la prima volta che mi occupai di una manifestazione che lui organizzava, e di cui effettivamente io sapevo poco o niente: mi accolse con gentilezza e pazienza, mi trattò come avrebbe trattato qualunque mio collega adulto e sotto sotto esprimeva simpatia per quel ragazzino che tentava di arrabattarsi in una situazione un pelo più grande di lui. Ecco, questa piccola cosa io non l’ho dimenticata, per quel poco che può valere.