Stasera, dunque, andremo in piazza. Un po’ meno spensierati e un po’ più vicini di altre volte. Non spareremo fuochi artificiali. Faremo una caciara contenuta. Ci faremo convincere a donare qualcosa (silenzio, pensieri, denaro), e andremo orgogliosi di questo. Accenderemo candele, le metteremo alle finestre. A mezzanotte non intaseremo le linee con messaggi idioti e magari festeggeremo il nuovo anno spedendo premure concrete. Saluteremo il nuovo anno; lui forse farà una smorfia a noi. Sorrideremo per le cose belle. Ce ne torneremo a dormire.

Tanti auguri. Auguri di svegliarci il giorno dopo pensando che c’è comunque tanto da fare ancora per meritare di dire ‘felicità’ o ‘giustizia’. Auguri di sentirci tutti i giorni la persona che può fare la differenza. Auguri di ricordare ogni giorno che i disastri, come del resto le guerre, le sconfitte e spesso anche le fatalità, cominciano sempre un po’ prima di quando accadono.

Auguri di buon anno. Poi si vedrà.