Sulla mossa politica di cambiare le regole elettorali a pochi mesi dal voto, indegna perfino dell’attuale maggioranza parlamentare, nemmeno mi esprimo. Però, da un punto di vista della teoria politica (e confidando poi nel contributo critico di più dotti specialisti): ricordo che ai tempi della battaglia referendaria per l’introduzione del maggioritario si diceva che il sistema italiano non era abbastanza maturo (o, da altro punto di vista, si era troppo imbarbarito) per un meccanismo elettorale evoluto e ideale come il proporzionale, che pur abbiamo avuto a lungo e che si diceva fosse alla base della proverbiale instabilità di governo italiana.

Il maggioritario poteva favorire la formazione di due macro-schieramenti e limitare la malaugurata deriva verso l’esponenziale frammentazione delle posizioni politiche. Così è stato, ma fino a un certo punto (anche perché qui il maggioritario lo facciamo solo se proporzionato, e il proporzionale solo se maggiorato): i due schieramenti si sono creati, ma non hanno mai saputo ragionare come entità unitaria o come luogo costruttivo di mediazione delle pur legittime divisioni. Quindi, a ben vedere, non siam maturi nemmeno per il maggioritario.

Ora, mi chiedo: davvero la soluzione migliore, a questo punto, è abbandonare il già precario processo di polarizzazione politica e fare un salto (al buio e per contingente convenienza) verso un sistema che può solo esasperare i vizi della politica italiana? Ovviamente la domanda è retorica e io sono convinto di no, così come sono vieppiù orripilato dalla piega che sta prendendo la pur giovane campagna 2006. Tuttavia mi farebbe piacere se qualcuno provasse a convincermi del contrario.