Segnalo che contributi interessanti a proposito di WiFi cittadine stanno arrivando dai post  (e dai relativi commenti) di Alfonso Fuggetta, Massimo Mantellini e Gigi Tagliapietra. Quest’ultimo, in particolare, richiama suggestioni di quindici anni fa che suonano ancora sorprendentemente attuali e stimolanti: da leggere e digerire. Fa un po’ impressione pensare a quanto tempo sia passato da quel primo “rinascimento civico”, che ricordo molto bene, e a quanto poco tutto sommato quell’entusiasmo abbia poi inciso sui processi che animano le comunità locali. Altri tempi, altri strumenti, altre dimensioni, forse. Sempre Tagliapietra suggerisce come probabilmente non sia sensato scindere le azioni di stimolo sui processi civici dagli interventi sulla tecnologia. E io credo che in termini assoluti abbia ragione, se non fosse che raramente un’amministrazione locale – oggi – ha le energie, le risorse e la visione per procedere su più fronti contemporaneamente. Dovendo scegliere, al momento sceglie ancora la via più facile, ovvero l’investimento che ha la maggior resa di fronte ai media e ai propri elettori. Comprensibile, ma miope.

Segnalo anche che nel frattempo è uscito il bando con cui l’amministrazione della mia città intende affidare uno studio di fattibilità sulla copertura wireless del territorio comunale. Bando dei cui contenuti nulla sapevo nel momento in cui ho scritto il post precedente, aggiungo a scanso di equivoci. Mi sembra molto impegnativo, abbastanza da tagliare fuori sia i piccoli studi professionali sia i grandi operatori. Non mi è chiaro chi sia il soggetto intermedio che potrebbe essere interessato a procedere su questo fronte. E stiamo parlando soltanto di una valutazione delle condizioni di base, non già della creazione della rete. Di fatto si riparte da zero. L’ipotesi di lavoro parla di una banda minima garantita per utente di 128 kbps, con canale Voip, casella di posta, hosting web, eventualmente integrabile a pagamento dai cittadini interessati ad avere migliori prestazioni.