Ieri a Milano è stato presentato un nuovo social network per imprenditori. Si chiama myind e nasce nell’ambito della territoriale pordenonese di Confindustria. Si tratta di un social network creato da Confindustria per gestire in modo orizzontale ed emergente la comunicazione tra gli associati di Confindustria, ma a me pare che, se riuscirà nella sfida decisiva di superare la massa critica, sia destinato ad affrancarsi dai suoi confini originari per diventare semplicemente un ambiente di scambio di informazioni e di idee per gente d’impresa. Per amor di trasparenza aggiungo che l’ho visto nascere da vicino nel corso dell’ultimo anno, ne ho discusso a lungo con chi l’ha concepito, l’anno scorso ho partecipato come relatore a un ciclo di incontri propedeutico al suo lancio, ma non ho alcun ruolo né nella sua progettazione né nella sua gestione. Ne parlo qui perché a mio parere contiene alcuni spunti originali per chi si occupa di applicazioni costruite su reti sociali. Ne segnalo due che a me paiono particolarmente azzeccati e ben riusciti.
Il primo è la gestione dell’identità. In questo caso non entrano in rete semplicemente persone, ma modi di fare impresa e sistemi di valori imprenditoriali. Il valore aggiunto di un ambiente di questo tipo è, seguendo il più classico dei processi di rete, far avvicinare nodi affini che ancora non sanno di avere qualcosa in comune oppure di essere complementari per lo sviluppo dei propri affari. L’anagrafica dell’azienda e la fotografia dell’imprenditore in questo caso aiutano fino a un certo punto, mentre le tassonomie richiedono una dedizione e una precisione non del tutto scontata per i tempi e le esigenze della categoria a cui questo specifico servizio è destinato. Myind risolve questa procedura distillando peculiarità aziendali attraverso un percorso mirato che traduce le competenze e le propensioni di un’organizzazione in un segnaposto colorato. La fabbrichetta stilizzata, uguale per tutti nella forma, assume in questo modo combinazioni di colori personalizzate, fornendo un’impressione a colpo d’occhio delle caratteristiche dell’imprenditore e della sua azienda. L’identità diventa un mosaico, una frequenza visiva che trova le sue risonanze attraverso meccanismi istintivi molto prima che razionali. La cartina geografica mi racconta di chi mi sta vicino, ma ancor di più mi permette di riconoscere a colpo d’occhio chi mi assomiglia, chi assomiglia alla mia concezione d’impresa, chi parla la mia stessa lingua, chi opera in un settore affine. Come tutte le soluzioni efficaci e brillanti, c’è dietro la digestione di un processo molto complesso, che spero prima o poi gli sviluppatori trovino il modo di raccontarci nel dettaglio, perché potrebbe dare un contributo interessante al mondo dei social software.
L’altro spunto che io ho trovato interessante è la gestione degli spazi di espressione a disposizione degli iscritti al social network. I microblog individuali alimentano un magazine diffuso che mette in circolo con velocità le informazioni utili ai vari gruppi sociali. È un meccanismo molto classico, che assorbe in modo comunque originale le pratiche dei più noti sistemi di pubblicazione diffusa e collaborativa, dal wiki al blog, passando per i tumblr. Ma l’innovazione che a me ha colpito di più è un dettaglio minore. Ogni “notizia” è formata da un titolo e dal corpo del testo. Il titolo è lungo massimo 140 caratteri (vi ricorda qualcosa?). Se non viene riempito il campo del titolo, non si sblocca la form di composizione per il corpo della notizia. Il titolo, in sostanza, diventa un tweet e veicola il messaggio (dentro il network, ma idealmente anche oltre, essendo già perfettamente compatibile con Twitter), mentre il testo aggiuntivo è un allegato che circostanzia e approfondisce. Concepire il titolo come tweet autosufficiente e la notizia come allegato ribalta i pesi tradizionalmente attribuiti dalla comunicazione d’impresa a questi elementi, stimola la sintesi, mette in gioco la creatività, aiuta a dare forza alla notizia, moltiplica le possibilità che l’informazione circoli e trovi gli interlocutori a cui è destinata. In ambito aziendale, soprattutto a livello italiano, mi pare una sfida creativa non scontata e molto stimolante.
Patrizia
Mar 20, 2012 -
Con tutto il rispetto mi pare l’ennesima dimostrazione di come confindustria butta i suoi soldi.
L’idea di fondo non è male. È corretto favorire la messa a sistema di informazioni, competenze, know how e consentire agli imprenditori di interagire nel migliore dei modi. Di fare rete, sistema ecc.
Ma di piattaforme eccellenti, già avviate, soprattutto popolate, finalizzate al business ce ne sono già. Una su tutte linkedin. Perchè non investire la cifra sensa senso che sarà servita a sviluppare quella nuova piattaforma per costituire una task force di persone competenti di logiche social e di business per evangelizzare il mondo delle imprese,accompagnarle sui social network esistenti, creare gruppi iniziative significative on e off line ecc..
Continuiamo ad investire in infrastrutture quando c’è un bisogno disperato di fare cultura.
Peccato.
Patrizia
Mar 20, 2012 -
Con tutto il rispetto mi pare l’ennesima dimostrazione di come confindustria butta i suoi soldi.
L’idea di fondo non è male. È corretto favorire la messa a sistema di informazioni, competenze, know how e consentire agli imprenditori di interagire nel migliore dei modi. Di fare rete, sistema ecc.
Ma di piattaforme eccellenti, già avviate, soprattutto popolate, finalizzate al business ce ne sono già. Una su tutte linkedin. Perchè non investire la cifra sensa senso che sarà servita a sviluppare quella nuova piattaforma per costituire una task force di persone competenti di logiche social e di business per evangelizzare il mondo delle imprese,accompagnarle sui social network esistenti, creare gruppi iniziative significative on e off line ecc..
Continuiamo ad investire in infrastrutture quando c’è un bisogno disperato di fare cultura.
Peccato.
Gianni
Mar 20, 2012 -
Caro Sergio, come spesso accade a chi ha colori simili dell’anima, ci si incontra e si sta bene insieme. Affermi di non essere parte attiva del progetto ma in realtà i tuoi stimoli, diretti e indiretti, le tue conoscenze e soprattutto la tua capacità di visione hanno contribuito in maniera profonda alla nostra crescita. Sei della partita e nel gruppo mod-o ci abiti quindi siamo solo all’inizio di questa avventura… la rete è molto accogliente! G
Gianni
Mar 21, 2012 -
Rispondo a @patrizia: il progetto nasce per favorire un modello di business che ha sdoganato confindustria dalle solite vetrine e da modalità di relazione con gli associati imbacchettate e distanti dalla realtà quotidiana della vita d’impresa.
Myind.it ha un’anima culturale e democratica di livello, per la sua vocazione ai contenuti che le imprese possono portare come valore alla Rete. Tecnicamente è un sistema aggregante che non esclude affatto linkedin, facebook, twitter ecc. Infatti ci sono tutti i social, compresi nel prezzo, per non escludere chi già c’è e per spingere chi ancora non è presente. E poi il magazine con le sue rubriche gestite dalle territoriali solo in questa fase iniziale per diventare in futuro espressione dei veri portatori di valore, le imprese. A disposizione per un viaggio all’interno di myind per gli eventuali tuoi suggerimenti.
patrizia
Mar 21, 2012 -
@Gianni, non ho alcun dubbio sulle buone intenzioni di fondo ne sulla qualità del prodotto. Dovrei iscrivermi e navigarlo un po’ per giudicarlo, ci mancherebbe altro che lo faccia a priori.
La mia obiezione si riferiva al fatto di continuare a costruire dal tetto. Myind sono sicura sia un “terzo luogo ” straordinario. Una case history che resterà nella storia ecc.. ma se quelle persone che devono popolarlo, animarlo, usarlo ecc sono “imbacchettate e distanti” dalle logiche di socializzazione e digitalizzazione del modo di fare impresa, fare sistema e nel rapportarsi in generale al mercato è come, permettimi, buttare le perle ai porci. Cosa diamine se ne fanno di un posto così???? anyway, al contrario di ciò che potrebbe sembrare faccio il tifo per voi anche perchè il successo di quest’impresa spalancherebbe le porte alla migrazione delle imprese italiane verso l’economia del terzo millennio. Alleluja.