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Category: Parlo

Giugno 15 2007

Io e il Web 2.0

A proposito di Web2.0ltre, metto agli atti la traccia del breve intervento con cui ho aperto la prima giornata di lavori. Cito in modo abbastanza esplicito World of Ends, Joi Ito e diversi spunti ormai digeriti collettivamente che ho già raccolto in modo esteso nel libro.

Buongiorno a tutti.

Sono molto grato a Reed Business non soltanto per avermi chiamato a presiedere questa conferenza, ma soprattutto perché ci dà l’’opportunità di fare per la prima volta in Italia un punto della situazione riguardo all’’evoluzione di Internet, con particolare attenzione alle dinamiche business di nuova generazione.

Io, e spero di non rovinarvi la festa prima ancora che sia cominciata, sono uno scettico del Web 2.0. Del termine Web 2.0. (Al contrario il nome che definisce queste due giornate mi suona benissimo: Web 2.0ltre.) Sono scettico perché, ormai è chiaro a tutti, non c’è proprio nulla di nuovo. È sempre il nostro caro, vecchio Web di sempre. Quello che è cambiato è il nostro modo di percepire il ruolo della Rete.

Ci abbiamo messo oltre un decennio per capire che una rete come Internet produce valore soltanto se lasciamo che il valore si crei spontaneamente ai margini. E che continuare accentrare contenuti, interessi e investimenti in centri fittizi non avrebbe funzionato. Ci abbiamo messo diversi anni a renderci conto che la televisione è la televisione e che Internet è Internet.

Ma la novità più rilevante, che fa da sfondo a questo nostro incontro, è che le persone si sono riappropriate dei nodi della Rete. Lo stanno facendo grazie ai blog, ai podcast, ai wiki, ai social network, ma poco importano gli strumenti: un numero esplosivo di persone ha iniziato a utilizzare gli strumenti più maturi di Internet per esprimere punti di vista, per condividere competenze, per alimentare una nuova opinione pubblica, per trovare nuove mediazioni tra le diverse visioni del mondo.

Oggi tutti possono comunicare con tutti, contemporaneamente. Possono conversare, come amiamo dire in termini un po’ geek. Non c’’è limite strutturale, non c’è filtro all’entrata. Ognuno ha la possibilità di mettersi in gioco, di acquisire una voce pubblica, di dare palestre tecnologiche ai propri talenti. E poco importerebbe forse delle opportunità e dei talenti del singolo, se non fosse che a livello aggregato abbiamo finalmente raggiunto le prime soglie critiche. Internet sta raggiungendo in buona parte del mondo il numero di giri che gli consentono di andare a regime, di produrre valore, di alimentare nuove forme di relazione tra le persone, tra le idee, tra i contenuti.

La sfida passa anche, soprattutto, per incontri come questo. Perché siete, siamo tutti chiamati a inventare le nuove piattaforme operative della società. La nostra società ha grossi problemi di scala: le nostre istituzioni politiche, i nostri mercati, i nostri sistemi di convivenza sono stati inventati quando tutto era enormemente più piccolo e più semplice. Viviamo in un mondo globale e veloce, che i modelli consolidati stanno banalizzando e impoverendo.

Io ho l’’illusione che i social software stiano stimolando le persone a mettersi in gioco e a collaborare in modo nuovo. Penso che se mai esisterà una società digitale, questa nascerà anche dalle idee e dalle applicazioni che usciranno dalle vostre società.

Mi sembra bello, e utile, che possiamo dedicarci due giorni per parlarne insieme.

Vi ringrazio, vi auguro di passare due giorni stimolanti e diamo subito inizio ai lavori.

Gli stessi concetti, su per giù, ho raccontato ai ragazzi di DolMedia che tanto gentilmente mi hanno intervistato in una pausa della conferenza.

Maggio 7 2007

Appuntamento confermato, dunque, mercoledì sera (9 maggio) alle 18 alla Libreria Hoepli di Milano, zona Duomo (mappa). Ci troviamo a fare quattro chiacchiere sul libro con Luca Sofri e Tommaso Labranca (bontà loro). Per rispondere alle domande più frequenti raccolte finora: sì, l’entrata è libera e tutti sono benvenuti (e ci mancherebbe altro!); e boh, non ho idea se sia previsto un rinfresco, ma metterò una buona parola in proposito. Chi vuole può scaricare e stampare l’invito, ma è soltanto un promemoria, nessuno controllerà all’ingresso.

Ci sarai?

Aprile 27 2007

Il sole si è alzato che il treno su cui sto viaggiando si avvicinava a Treviso, profondo Veneto. Oggi sarò a Savona, dall’altro lato di Italia, ospite del campus universitario locale. Incontrerò i partecipanti al Master in Programmazione e Produzione Radiofonica e Televisiva, ai quali credo che confermerò la cattiva notizia portata loro qualche giorno fa da Fabio Fazio (la professione che vogliono fare loro probabilmente è congestionata e senza sbocchi a breve scadenza), ma ne aggiungerò una buona (Internet è la miglior palestra oggi disponibile per mettere alla prova il proprio talento).

Alle 18 l’incontro diventa pubblico: insieme a Marco Formento, giornalista de Il Secolo XIX e una delle anime dello ZenaCamp, parleremo di parte abitata della Rete e BarCamp. Entrambi gli incontri si devono alla passione e alla determinazione di Roberta Milano, che sarò felice di conoscere finalmente di persona.

Domani, sulla via del ritorno, faccio sosta per qualche ora a Genova per mangiare la focaccia. Oh, certo, e per salutare tutti allo ZenaCamp.

Febbraio 15 2007

La settimana scorsa ho fatto l’insegnante per una manciata di ore. Di tutto, l’effetto più stupefacente – e non necessariamente nell’accezione positiva – è stato ripiombare in quel mondo avulso dalla realtà che è la scuola. Il tempo scandito da campanelle, una pausa ogni due ore cascasse il mondo, le note sul registro, i rapporti tesi tra compagno e compagno, tra compagno e professore, tra professore e professore, tra professore e preside. Tralascio ogni ragionamento su quanto smunta ed emaciata ho trovato la scuola pubblica italiana, quindici anni dopo. E anche sulla mia incapacità di stare in un’aula senza sentirmi inguaribilmente studente.

Perché non è di questo che volevo parlare. Il fatto è che parlavo a questi ragazzi di blog, di wiki e di social network. E ci ho messo quattro giorni ad appassionarli (comunque poco) all’idea. La teoria non gli è andata giù nemmeno a fare il saltimbanco sulla cattedra o ricorrendo alle peggiori animazioni di PowerPoint. La pratica un po’ di più, che era sempre meglio di un’interrogazione di filosofia, ma insomma nemmeno troppo, e i giovani si sa hanno cose di molto più importanti a cui pensare.

Poi li guardavo nelle pause, oppure quando qualcuno finiva la sua esercitazione prima degli altri. Il blog diventava un’estensione naturale al sms: chiacchiere in codice nei commenti. Questi ragazzi hanno la conversazione nel sangue, ma quando gliela mostri non la riconoscono (ancora). Sfrucugliano nella ricerca per immagini di Google dentro un web tutto visuale, ma poi restano freddi davanti a Flickr. E appena non li guardi corrono nei reconditi meno opportuni di YouTube, che se poi glielo presenti come social software perde ogni fascino.

La morale di tutto questo è che in quattro giorni non ho trovato affatto una morale. Solo un gruppo di ragazzini pieni di opportunità, ma molto distratti e assai annoiati – pur con le debite, confortanti eccezioni. Hanno strumenti che noi ci sognavamo. Ai miei tempi (ecco, l’ho detto) pregavamo il tecnico perché ci prestasse la videocamera e poi ci montavamo i video col videoregistratore, pur di comunicare. Loro oggi hanno il mondo alle loro dita, ma spesso sembrano accontentarsi di fargli il solletico.

Ottobre 3 2006

Il BzaarCamp è stato una bella esperienza, stimolante e piacevole. Sono in debito di diversi grazie con chi ha avuto tutte quelle piccole accortezze gratuite (a cominciare dalla focaccia, dai badge stampati con cura, dalle magliette inaspettate e via dicendo) che fanno la differenza e predispongono il clima alla condivisione delle idee. Come sempre è stata una gioia rivedere persone che, in situazioni e in modi diversi, in questi anni mi sono particolarmente care. E come sempre non sono riuscito ad ascoltare tutto quello che avrei voluto.

Il barcamp funziona così, per chi non ne sapesse ancora nulla: tutti partecipano, nessuno viene soltanto ad ascoltare, l’organizzazione (a partire dal generoso Bru) è un costante divenire. E pure io, che in un primo tempo contavo su un sabato di relax e aggiornamento in compagnia, mi sono dovuto improvvisare in un paio d’ore un tema di cui parlare. Già che c’ero, ho messo a fuoco un paio di spunti ancora non del tutto digeriti legati alla mia acerba esperienza di padre e all’altrettanto recente velleità di raccontare in pubblico le emozioni di una famiglia che si sta allargando.

L’ho concepita come una conversazione: sapevo che tra gli iscritti c’erano diversi genitori, alcuni dei quali hanno a loro volta condiviso la propria esperienza, e mi interessava confrontare i punti di vista. Perfino fare autocritica, se fosse stato necessario. Lo facciamo davvero per loro, nel loro interesse, o alla fine è soltanto una manifestazione di egoismo? Diamo loro opportunità di sviluppare precocemente una familiarità con le reti sociali oppure svendiamo una privacy che non possono ancora difendere? Rilanciamo le nostre emozioni in segno di gratitudine con chi le ha raccontate prima di noi (e in tal modo spesso ci ha aiutato nel cammino verso la maternità e la paternità), oppure intasiamo Internet di dettagli fin troppo intimi? Il tutto a partire da qualche schermata, che faceva il punto sulla mia esperienza per contestualizzare: le allego anche qui, ammesso che da sole dicano qualcosa.

La conversazione c’è stata, ed è stata molto interessante. Tutto sommato favorevole alla condivisione dell’esperienza dei neogenitori, ma con la consapevolezza che è soprattutto un esercizio di razionalizzazione personale, una trascrizione della memoria in tempo reale perché certi dettagli non vadano dimenticati. Nel video girato da Marlenek con la webcam c’è traccia tutto sommato comprensibile dei diversi pareri, per chi avesse voglia di approfondire (inizia al 22° minuto, prima c’è la notevolissima cavalcata in otto squillini di Antonio Sofi): mi piacerebbe isolarli e trascriverli appena avanza un po’ di tempo. Segnalo anche il contributo di Federico Fasce, che nel rielaborare a freddo il suo intervento sul capitale sociale prova a dare un nuovo impulso al nostro discorso.

– Le mie slide: Quando sei nato non puoi più nasconderti (Pdf 1,8 MB)
– Link, materiali, riferimenti a partire dal wiki ufficiale
– Conversazioni post-BzaarCamp via Technorati
– Foto, foto e ancora foto su Flickr

Giugno 6 2006

Giovedì pomeriggio alle 14.30 sono a Milano al Palazzo Affari dei Giureconsulti per l’Everything But Advertising Forum. Partecipo alla tavola rotonda Network, o del nuovo umanesimo digitale. Ospite Mafe De Baggis, assente quasi giustificato Giuseppe Granieri, presenti Carlo Annese (responsabile di QuasiRete de La Gazzetta dello Sport), Luca De Biase (caporedattore di Nova24-Il Sole 24 Ore), Marco Grossi (responsabile sviluppo web di Condé.Net), Marco Mazzei (responsabile Ricerca e Sviluppo di Mondadori Digital Publishing) e Paolo Valdemarin (co-fondatore di Evectors Software) e chiunque abbia qualcosa da aggiungere.

L’utilizzo di Internet come ambiente di incontro, confronto e condivisione di saperi è nato con la rete stessa: dagli anni ‘70 a oggi l’evoluzione degli strumenti di comunicazione mediata dal computer ha permesso a sempre più persone di affiancare alle esperienze sociali “fisiche” una fitta rete di rapporti online, una conversazione senza inizio e senza fine che spazia su qualunque argomento e permette di lavorare insieme, divertirsi, innamorarsi. Dalle BBS alle community, fino all’esplosione del “grassroots journalism” con i blog, all’integrazione con la telefonia e con il video: vivere online vuol dire vivere a una velocità diversa, con un’intesità maggiore e in un rapporto paritario con gli altri media e con i produttori di beni e servizi. Chi o cosa influenza le scelte – di acquisto e non solo – di chi vive intensamente la rete? Ed è ancora possibile pensare di farlo?

Aprile 3 2006

A Gubbio ho imparato (molto), mi sono divertito (di più), mi sono emozionato (diverse volte), ho conosciuto persone belle e coraggiose (tante), e ho ritrovato fiducia nelle potenzialità dei più giovani (speriamo che duri). Dei blog didattici avevo una conoscenza bidimensionale: l’ho completata con uno spaccato a tre dimensioni che abbraccia specificità, complessità e difficoltà molto più varie di quanto immaginassi. Su tutto ho apprezzato la concretezza e la capacità di non parlarsi addosso, qualità preziose in chi tratta di blog. Atti e slide del convegno credo testimonieranno presto il gran lavoro di sperimentazione e studio, ormai perfino accademico, che sta dietro a queste pratiche. Devo invece il titolo di questo post a un passaggio della relazione di Raffaele Mazzella (Indire); mi pare renda bene l’attitudine di chi dal pulpito è sceso da tempo.

Io lo considero l’inizio di un approfondimento, un tema su cui tornare presto. Ringrazio di cuore Maria Teresa Bianchi, che del seminario di primavera in Umbria è il motore, e con lei tutte le sue colleghe (ma fatemi citare almeno Carla Astolfi, che di questo blog è amica da tempo): la trepidazione di dare un volto a un header non era soltanto loro.

Ai liceali che hanno avuto la pazienza di ascoltare il mio intervento mattutino, venerdì scorso, ho chiesto un favore: di voler bene a questi docenti coraggiosi, che spesso a proprie spese sperimentano qualcosa di nuovo e che fanno i salti mortali per conciliare tutto ciò con i programmi ufficiali. Non era un modo di ingraziarsi i presenti: era un ringraziamento a chi – una ventina d’anni prima di questi professori, ma in modo molto simile a loro – ha contribuito a rendermi persona più curiosa e in grado di esprimersi con gli strumenti che quell’epoca metteva a disposizione. Pochi, forse di secondo piano, ma decisivi per la mia storia.

Come d’abitudine, condivido le slide dei miei due interventi:
Diventare cittadini della società digitale (Pdf, 750 KB circa)
Guida turistica alla parte abitata di Internet (Pdf, 1,80 MB circa)

Ho citato in più occasioni gli otto punti su cui lavoro da un po’ di tempo: chi dovesse cercare qualche dettaglio in più, può consultarli in formato Pdf e tra gli appunti in forma di wiki.

Febbraio 10 2006

Alla fine a Genova ho raccontato ben poco di quanto mi ero appuntato sull’essere autore in cortocircuito tra la carta e il Web. Al contrario mi sono ritrovato a parlare molto più del previsto di politica e Rete, in improvvisata sostituzione di ospiti ben più titolati.

Avrei voluto raccontare meglio, per esempio, di quanto a mio parere la personalità e lo stile di una persona trascendano il mezzo su cui ci si esprime e poco importa a quel punto il libro, la rivista o il Web. Ha ragione Antonio: qualunque contrapposizione ci sia oggi, se davvero esiste, è destinata a finire a tarallucci e vino. Per esempio, mi sarebbe piaciuto citare un pomeriggio, qualche settimana fa, in cui, viaggiando per lavoro tra una galleria e l’altra nel profondo Friuli con la radio accesa, dal flusso indistinto di chiacchiere via etere mi si è fissata l’attenzione su una voce. Ero affascinato da quel modo appassionato e divertito di raccontare, e pur non avendola mai conosciuta di persona ho pensato che quella voce si accompagnava perfettamente all’idea che mi ero fatto di Placida Signora (alter ego con cui Mitì Vigliero partecipa alle conversazioni in Rete). Era Placida Signora, ho scoperto poi. Combinazione ancor più buffa, non solo a Genova ho finalmente incontrato Mitì, ma proprio a lei toccava il compito di moderare il nostro incontro sulle scritture. Peccato mi abbia fatto parlare di me, cosa che da sempre mi riesce malissimo, perché questo aneddoto (che lei già conosce) lo avrei ricordato volentieri.

Invece ho trovato modo di dire la mia su un altro tema che mi sta a cuore in questo periodo. Si parlava di politica, ma il discorso si può estendere a molti altri campi. Credo che quanti tra noi sono arrivati in anticipo nel cogliere certe opportunità (nel nostro caso mezzi di espressione e di interazione in Rete, primi barlumi della società digitale) hanno il dovere non solo di diffonderle, ma anche e soprattutto di essere pazienti con chi è ancora in cammino. Dovremmo cambiare marcia: abbiamo la responsabilità di essere costruttivi, prima che cedere al facile impulso di criticare o farci beffa degli insuccessi altrui. È fin troppo facile dire che la politica capisce molto poco di Internet, come sparare sulla croce rossa: il nostro compito dovrebbe essere quello di non cedere a conclusioni definitive e provare invece ad assumere il ruolo di ponte. Dobbiamo interagire, capire il loro punto di vista per poi proporre il nostro, suggerire alternative: le contrapposizioni a uso e consumo delle pagine di colore dei giornali non ci porteranno lontano. Questo, peraltro, vale per tutti quei casi in cui la ricerca del primato (di accessi, di rilancio di una notizia, di guadagno) finisce per mettere i piedi sulla testa della blogosfera intesa come organismo collettivo – l’unico peraltro che ci possa portare a qualcosa di nuovo. Vale come autocritia, prima che come critica.

Per il resto, Genova è stata una bella occasione di rivedere tante persone a cui voglio bene e di cui ho stima. L’aggregatore umano si è arricchito di conferme e nuove scoperte, da approfondire un po’ per volta. Tra tutti, Andrea Beggi ha rivelato tutta la generosità e sensibilità di cui lo ritenevo capace, mentre Paolo Attivissimo ha aggiunto al rigore che già gli riconoscevo attraverso il suo blog anche dosi abbondanti di ironia e disponibilità.

Nota mangereccia: se già provavo simpatia istintiva per le iniziative cultural-blog-gastronomiche di Antonio Tombolini, la sua presentazione appassionata (etica, mi verrebbe da dire) e il gustoso banchetto che ha offerto domenica a InEdita mi hanno definitivamente conquistato. La sua Blog Farm è un bell’esempio di iniziativa coraggiosa, che fa affari in Rete puntando su numeri contenuti, sulla trasparenza e sulla comunicazione reciproca tra produttore e consumatore. Tra l’altro Tombolini ci ha anticipato la conferma che l’orto si farà, mentre io ho subito approfittato dell’offerta promozionale Pesto al Blogger (anche perché sono in debito con Stefania di un piatto di trofie al pesto degno della città che ci ospitava).

Fine delle note personali. Chi vuole mettere insieme i pezzi dei quattro giorni di Genova trova pane per i suoi denti nel blog collettivo gestito da Marina Bellini (che ringrazio per la disponibilità), negli archivi di Technorati e, naturalmente su Flickr, dove svettano le centinaia di scatti dell’instancabile Samuele Silva.

Dicembre 17 2005

Il seminario all’Università di Firenze è stato interessante: quanto meno io mi sono divertito parecchio e ho la sensazione che anche gli studenti presenti abbiano reagito bene all’esplorazione della parte abitata della Rete. Per l’occasione ho ripreso e adattato alcune slide che avevo già presentato a Milano qualche tempo fa, con l’aggiunta di un’appendice nuova nuova basata su alcune idee che ritengo fondamentale conoscere, almeno se si frequenta un corso sociologico sulla comunicazione e sui nuovi media. Come di consueto, li metto a disposizione.

La parte abitata della Rete e otto idee con cui potrebbe essere utile familiarizzare (slide in Pdf, 1,8 MB)

Appunti in forma di testo sulle otto idee (Pdf, 35 KB)

Ottobre 21 2005

Al seminario di questo pomeriggio a Smau e-Academy (l’ex Webb.it, ora declinato in chiave più aziendale) erano registrate 84 persone, buona parte delle quali effettivamente presenti. Mi è sembrato un pubblico molto eterogeneo, prevalentemente giovane, piuttosto partecipe.

Come promesso, metto online la presentazione che faceva da traccia (Entrare nella parte abitata della Rete, Pdf 1,80 MB circa). Il filmato (mov, 37 MB) sull’evoluzione della pagina relativa agli attentati di Londra in Wikipedia, che ho mostrato per spiegare le dinamiche di una pagina gestita da un wiki, l’ho preso a prestito da Antonio Sofi, che a sua volta l’aveva mostrato qualche settimana fa ai Webdays di Torino parlando – in quel caso – di giornalismo d’emergenza.

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