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Tag: degenerazioni del marketing

Dicembre 4 2003

Mi chiedevo giusto giusto come si potesse descrivere questa campagna su stampa e affissioni:
Uno dei soggetti della campagna pubblicitaria Rin
La risposta, con grande eleganza, su TvSette di questa settimana: «Il target giovanile della radio giustifica il tono trasgressivo e giocoso scelto dall’agenzia Ideogramma, improntato a scelte lessicali vicine al linguaggio adolescenziale. Al potenziale utente viene rivolto un invito, costruito intorno alla definizione di Rin come la “scelta migliore”.»

Dicembre 3 2003

Svegliato per l’ennesima mattina dalla vocina stridula della particella di sodio alla radio – e penso per fortuna che a me quella pubblicità non dispiace, altrimenti a quest’ora avrei già sradicato lo stereo – ho annegato il caffé con una ricerca catartica: la particella di sodio ha (aveva) un blog, un sito e un funclub su Yahoo!. Inoltre ha inciso sul linguaggio (non si contano le espressioni “mi sento solo come una particella di sodio” nei testi online) quanto basta per dare vita a una campagna per zittire la particella di sodio. Quanto a me, credo che per qualche giorno cambierò frequenza per il risveglio.

Settembre 22 2003

Rassegnato all’idea che i miei proventi non dessero la minima speranza di ottenere a fine anno un interesse più che misero, tre anni fa feci quest’accordo con la mia banca: tenetevi i vostri 10 euro di contentino natalizio, ma in cambio non fatemi pagare neanche una lira per i movimenti. Abbiamo giusto quello che fa per lei, mi dissero alla Cariplo (oggi Banca Intesa). Mi proposero questo conto corrente a interesse praticamente nullo, ma privo di spese (escluso il canone dell’home banking, la quota per la carta di credito, l’imposta di bollo e la spedizione degli estratti conto). Sa, mi raccontò contrito l’impiegato, la congiuntura economica non ci permette di concedere tassi troppo favorevoli.

Eh capisco, feci io.

Oggi la mia banca ci tiene a farmi sapere per iscritto e senza troppi complimenti che questo tipo conto corrente è nato alla metà degli anni Novanta e in uno scenario completamente diverso. Oh bene, penso: finalmente mi possono dare anche un tasso d’interesse che non cominci con zero virgola zero. Sbagliato. Perché sa, caro cliente, la congiuntura economica e l’introduzione della moneta unica hanno provocato un aumento del costo del denaro del 6,5%.

Non vi è andata neanche male, dico tra me e me: io le zucchine le pago anche il 30% in più.

Caro cliente, faccia poco lo spiritoso e si scordi le sue spese zero – mi richiama all’ordine la banca. Anzi no, le spese zero se le può anche tenere, aggiunge, ma in cambio ora d’ora in poi ci pagherà un fisso trimestrale. E ringrazi che ci teniamo sul groppone un pezzente come lei. Poi vede, caro lei, se per una giacenza media inferiore ai 500 euro ci dovrà 30 euro ogni tre mesi, le basterà dimostrare di saper scendere a patti con la congiuntura economica e lasciare in deposito più di 500, 2.000 o 8.000 euro e il canone calerà fino a 10 euro. Per mantenere le sue attuali condizioni, conclude trionfante la lettera, le basterà avere nel suo conto non meno di 15.000 euro.

(Io qui non dico più nulla: penso all’ultimo estratto conto e scoppio a ridere)

Ora, io di fronte a una lettera del genere mi arrabbio e neanche poco. Prima di tutto perché penso che se non hanno avuto alcuno scrupolo a disturbarmi sul cellulare per propormi l’acquisto dei loro meravigliosi fondi d’investimento, forse potevano trovare un modo meno freddo di comunicare anche questa novità. In secondo luogo perché pone un ultimatum molto poco cortese: la nuova gestione prenderà possesso del suo conto corrente dal primo ottobre, caro cliente; lei ha tempo 15 giorni per prendere le sue cose e levarsi di torno, se non l’aggrada. Ma si sbrighi, perché in piccolo e dopo averla distratta con altre minuzie le comunichiamo pure che le spese di chiusura conto passeranno da 0 a 41,31 euro in una botta sola.

Certo, in realtà la lettera dice «… bla bla bla… siamo costretti a rivedere le condizioni del suo conto… bla bla bla…», però io non riesco proprio a immaginarmi questi signori minacciati pistola in pugno a variare tassi e canoni nottetempo. E nemmeno a tenere in ufficio le lettere dal 9 settembre (data ufficiale della comunicazione) all’altro ieri (quando mi è stata effettivamente recapitata) per il dispiacere di separarsene, riducendo in questo modo della metà l’intervallo di tempo in cui il loro adorato cliente può fare quattro confronti con altri prodotti bancari.

Mi arrabbio anche perché detesto che qualcuno cerchi di fregarmi fingendo pure di farmi un piacere: di fronte a un aumento potenziale delle spese di 120 euro all’anno, trovo quanto meno di cattivo gusto proporre come arricchimento dell’offerta l’accesso gratuito ai servizi di home banking e alla carta di credito (valore commerciale complessivo 33,49 euro).

Mi arrabbio, infine, perché mi sfugge proprio quali spese abbia dovuto sopportare finora la mia banca per mantenere il mio conto corrente, considerato che sono io a pagare i 20 euro scarsi di tasse annuali, le spedizioni delle comunicazioni e il forfait di 1,03 euro per l’estratto conto della carta di credito; sono sempre io a inoltrare i bonifici bancari e a consultare ogni genere di dato via Internet, limitando l’apporto umano; sono io ad aver impegnato il prezioso tempo dei dipendenti della banca per non più di dieci minuti complessivi in tre anni e mezzo; e sono sempre io ad aver fatto transitare finora una cinquantina di mensilità di stipendio presso il loro istituto, che qualche contributo indiretto ai loro investimenti in grado di ripagare il disturbo avranno pur dato.

Evidentemente non ne so abbastanza di come funzionano le banche. Vorrà dire che nei prossimi 8 giorni mi farò una cultura comparando tutto ciò che offre il mercato.

(Caro cliente, lei è un illuso: le altre banche hanno già da tempo adeguato i loro conti zero spese alla congiuntura economica – si diverte a sbeffeggiarmi la lettera, arrogante fino all’ultimo. E poi di che si lamenta? Sul contratto che ha firmato c’era scritto chiaramente che avremmo potuto essere antipatici fino a questo punto.)

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