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Tag: hockey su pista

Luglio 22 2020

Antonio, sei stato l’arbitro di generazioni di hockeisti pordenonesi. Noi, mandati allo sbaraglio contro avversari sempre più forti di noi, le regole di base ancora ben confuse. Tu già le rinforzavi con severità: nel mio ricordo, incutevi un timore e un rispetto fuori scala, i tuoi fischi ancora mi risuonano nelle orecchie.

Molti anni dopo ti ho ritrovato arbitro alle prime partite di mio figlio. Lì ho scoperto la simpatia e la benevolenza che invece animavano quello sguardo. Fischiavi ancora a muso duro di fronte a un fallo, ma poi a noi facevi l’occhiolino divertito.

È stato un onore condividere il tavolo con te in tante partite. Difficilmente ti sfuggiva qualcosa. Dopo decine di referti di gara, ancora riuscivi a cogliermi in fallo. Un errore, una dimenticanza, un’imprecisione. E quel dettaglio, che ai più sembra secondario o trascurabile, per te erano sufficienti a farci ristampare tutto da capo. Non era burocrazia, era – e continuerà a essere, anche senza di te – l’amore per le cose fatte bene fino in fondo, nel rispetto di tutti.

Nel variopinto e spesso disgraziato mondo dell’hockey pordenonese sei stato una presenza oltremodo generosa, operosa, assidua. Una roccia. Il tuo ruolo non ti consentiva di entrare nelle faccende organizzative locali, eppure sapevi essere di supporto senza mai intaccare l’indipendenza e la credibilità. Eri la quintessenza dello sport: in prima linea quando c’era da dare una mano, defilato quando c’era da prendersene il merito.

Le palline continueranno a rotolare al PalaMarrone, anche grazie a te. Ma sarà così strano, senza averti più nei paraggi. Grazie di tutto, Antonio, non lo dimenticheremo.

Aprile 7 2003

Mi scrive Livio, qualche giorno fa:

«complimenti, ma… l’hockey? almeno una citazione, una fotina, un messaggio subliminale, un cuscinetto a sfera»

Ha ragione. Nei miei brevi e presuntuosi appunti autobiografici digitali ho trascurato del tutto un momento importante della sua e della mia infanzia. Non ho affatto dimenticato quel periodo, lo tranquillizzo. Semplicemente non ho trovato importante parlarne. Il motivo per cui mi sbagliavo mi è stato chiaro solo quando ho visto il reperto che il buon Livio si è premurato di spedirmi a stretto giro di e-mail.

Hockey su pista, tanti anni fa

Io, per la cronaca, sono il primo da sinistra. Livio il secondo. Rivedere questa foto – anzi vederla, perché di quell’età non ho mai posseduto nessuna immagine – è stata un’emozione inaspettatamente intensa. Ho rivissuto le stesse sensazioni di quel giorno: l’imbarazzo delle prime partite ufficiali sul campo di casa, il prurito che davano quelle maglie consumate di lana, troppo grandi per noi bambini, lo sguardo degli allenatori appoggiati a braccia incrociate al cancello, le facce dei parenti che ci osservavano dalle tribune di fronte a noi.

Credo fosse il 1983, forse il 1984. Al Palazzetto di Hockey e Pattinaggio di Pordenone. Noi eravamo il primo, timido tentativo di settore giovanile organizzato dalla locale squadra di hockey su pista, l’Hockey Zoppas, a quel tempo una delle maggiori formazioni della serie A1. Io ero irrimediabilmente scarso, né sono mai diventato un bravo sportivo in seguito. Ma quello era ancora un gioco, quasi sempre divertente. E si pattinava un sacco.

Perdevamo anche un sacco. Ed è stato quello il momento in cui ho cominciato a scrivere. Devo molto del lavoro che faccio oggi a una brava persona che un giorno mi disse “Perché non scrivi due righe sulle partite, che le mandiamo ai giornali locali?”. Raccontare gli aspetti positivi di sconfitte talvolta imbarazzanti – ricordo un 36 a 1 rimediato su qualche pista del Veneto – è diventato lo sport in cui riuscivo meglio. Di fronte a tanta faccia tosta, forse trovando qualcosa di poetico nel modo barbaro con cui portavamo i colori cittadini per il Triveneto, i quotidiani della zona non osavano censurarci e, un po’ per volta, io guadagnavo spazio sulle colonne del Gazzettino, del Messaggero e del Piccolo. Poi il resto è venuto da sé.

Altri tempi. Magari un giorno ne riparlo.

Intanto, grazie a Livio (che ai pattini ora preferisce la chitarra).