È la sera dell’11 settembre 2001, il mondo ci è appena crollato addosso. Ho da poco lasciato la redazione della rivista per cui lavoro, a Milano. Sono in auto, impantanato nell’ingorgo dei Bastioni di Porta Venezia. Dai finestrini ci si guarda di sbieco facendo finta di nulla, attoniti, gli occhi velati. Dalla radio arrivano notizie ancora confuse, intervallate da riempitivi di musica di circostanza. A un certo punto attacca lei, con voce malinconica eppure amorevole.
Don’t cry
Know the tears’ll do no good
So dry your eyes
Asciugati gli occhi, canta: le lacrime non ti saranno di alcun aiuto. La vita è dolce, nonostante la desolazione. C’è molto altro. Sii grato.
Per un momento, dentro tutto quello smarrimento, tornava a esserci un orizzonte. Fui molto grato a chi la scelse, quella sera. E da allora è rimasta lì, per tutte le volte in cui la vita si fa complicata e inseguo speranza e un po’ di coraggio.