Io, il 14 luglio

Io non penso dovremmo protestare col silenzio. Al contrario, credo dovremmo parlare molto di più, spiegare molto di più, documentarci molto di più, facendoci forti dei fatti e guadagnando credibilità grazie alla laicità intellettuale dei nostri ragionamenti e alla rigorosa rinuncia all’emotività. Saranno i fatti a renderci liberi, non l’indulgere in proteste improvvisate, spesso isteriche e talvolta del tutto inconsapevoli. Nel caso delle leggi che in questo periodo lambiscono internet, in particolare, io credo che l’argomento “giù le mani dalla libertà d’espressione” abbia fatto un po’ il suo corso, tanto che spesso finisce per fare il gioco di chi un bavaglio alla rete magari vorrebbe metterlo davvero. Siamo autoreferenziali, reagiamo con argomenti che convincono chi è già dalla nostra parte e confondono o peggio irritano chi già ci vede con distanza e sospetto.

La maggior parte delle leggi per cui ci stiamo indignando in questi mesi sono destinate a non produrre effetti a causa dei limiti tecnici e giuridici dei testi proposti, ma questo non lo dice mai nessuno. Chi le scrive il più delle volte non sa di che cosa parla né ha idea di come raggiungere l’obiettivo. La casualità, l’improvvisazione, l’ignoranza su temi così strategici per il paese sono il vero scandalo. Su questo dobbiamo e possiamo lavorare molto di più. Abbiamo margini enormi di lavoro, se riusciamo a essere più forti, più coesi, più precisi e più saldi di nervi. Dovremmo essere così forti da imporre noi l’agenda legislativa in questo settore, piuttosto che subirla.

Un esempio? Credo che in rete esistano ampie convergenze sul fatto che la legge Pisanu faccia più danni di quanti ne abbia fin qui evitati e che in questi quattro anni abbia rappresentato un enorme freno alla diffusione della connettività in Italia. Bene, la legge Pisanu prevedeva una scadenza, che già due governi – peraltro di ispirazione politica opposta – hanno prorogato. A fine anno si porrà nuovamente il problema di che cosa farne e io scommetterei sul fatto che all’attuale governo non dispiacerà prorogarla per altri 12 mesi. Bene: abbiamo sei mesi per convincere l’opinione pubblica che la legge Pisanu va accantonata o per lo meno drasticamente ripensata. Prendiamo in mano noi l’iniziativa, organizziamoci, raccogliamo dati, alimentiamo un passaparola sano e vitale, guadagnamoci la fiducia di chi oggi non capisce e non capendo fa il gioco degli ignoranti e dei demagoghi.

Fin qui per dire il mio disagio, in termini generali. Il punto è ora che cosa fare il 14 luglio, giorno in cui molti blogger si uniranno ai giornalisti in una giornata di sciopero e protesta contro il decreto intercettazioni e il regime restrittivo sulle rettifiche esteso indiscriminatamente anche ai siti web. Sul testo Alfano valgono, per parte mia, le puntuali perplessità che Elvira Berlingieri ha espresso su Apogeonline: nei riferimenti a internet è talmente sconclusionato da non poter verosimilmente giungere ad alcun effetto reale. E tanto basterebbe, per conto mio. Dietro al tentativo generoso di Alessandro Gilioli e Guido Scorza vedo però in queste ore – lo dico usando le parole di Giuseppe Granieri – «il germe della società civile che in qualche modo può esserci e deve provare ad esserci». Allora se questo può essere un inizio, non mancherà la mia spinta.

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10 pensieri su “Io, il 14 luglio”

  1. Intanto grazie, comunque, di averne parlato e del pur dubbioso incoraggiamento.

    Per parte mia, spero che non si tratti di una protesta isterica (sull’improvvisazione non mi pronuncio, saranno gli altri a giudicare. Certo i giorni non sono molti).

    Nel merito della modalità di protesta, invece, sono dell’idea che il “rumoroso silenzio” di un giorno possa avere un impatto mediatico più forte del consueto parlare, ma naturalmente posso sbagliarmi. I segnali sono incoraggianti, dalla homepage Repubblica.it al Gr1 Rai, poi vedremo. Non mi aspetto chissà che, ma mi basterebbe che l’effetto fosse un decibel più rumoroso dell’accettazione del decreto Alfano nella consuetudine del postare quotidiano.

    Nel merito della legge – sconclusionata, certo – come sai ci sono diverse interpretazioni, più o meno “imbavaglianti”, e chi vivrà vedrà. Mi pare evidente tuttavia che non se ne sentiva proprio il bisogno, e che c’è una sottile linea rossa con le proposte D’Alia e Carlucci. Far sentire la propria voce in merito può aver “fatto il suo corso”, ma è sempre meglio che subire passivamente. Almeno è il segno che dei pezzi di società civile non inebetiti dal torpore e dalla rassegnazione esistono e “fanno casino”. Qualcosa resterà.

    Quanto all'”imporre noi l’agenda legislativa in questo settore, piuttosto che subirla”, sono d’accordo: è l’obiettivo.

    Se posso finire con un link, che vuole aderire alla giornata del “silenzio rumoroso” trova tutte info su http://dirittoallarete.ning.com/

    Senza isterie, e con il minimo possibile di improvvisazione!
    ciao e grazie ancora
    ag

  2. Mi rendo conto del possibile equivoco, Alessandro, e me ne scuso subito: non è la tua/vostra protesta a essere isterica e improvvisata. Non lo penso e semmai della vostra iniziativa apprezzo i toni misurati e costruttivi. Il riferimento è invece a un certo modo di protestare che sta diventando prevalente in rete, sui blog e sui social network, in virtù del quale si sposa una causa senza nemmeno aver capito di che cosa si sta parlando e spesso in modo del tutto acritico. Non me la prendo con chi suggerisce e organizza le proteste, ma con chi aderisce acriticamente. La protesta ormai incontrollata riguardo al famigerato emendamento D’Alia è, dal mio punto di vista, emblematica, nonché imbarazzante e controproducente. Colpa loro, colpa nostra, colpa di tutti un po’, ma sento il bisogno di uscire da questo sistema quasi automatico di azioni-reazioni.

    Condivido il giudizio sui segnali incoraggianti e anche sul sottile filo rosso che unisce tanti episodi di questi mesi (tant’è che l’osservatorio che abbiamo inaugurato su Apogeonline proprio “filo rosso” si chiama). Non mi fodero gli occhi di prosciutto sulla pericolosità potenziale di testi come quello di Alfano, ma insisto sul margine enorme di manovra se riusciremo a spostare il gioco dal loro tavolo al nostro, dunque non inseguendo le loro provocazioni ma spostando la discussione su piani costruttivi e su un consenso acquisito con la forza dei fatti e della nostra esperienza.

    Grazie per il tuo impegno, Alessandro.

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