La politica che vorrei (qui, ora)

Due segnalazioni che incrociano in modo interessante le parole chiave internet, politica e Italia. Riguardano più o meno direttamente due amici, lo dico per inciso, ma sono iniziative che avrei apprezzato anche senza conoscere nessuno dietro le quinte.

Il primo è La Toscana che voglio, un social-coso collegato alla campagna di Enrico Rossi per le locali elezioni regionali (da studiare attentamente entrambi i siti, dietro c’è Antonio Sofi). L’idea è semplice e declina i meccanismi classici dei social-cosi: si può condividere un pensiero sul futuro della Toscana e votare quelli degli altri, facendo emergere le idee più interessanti. Accanto a ciò, ogni giorno c’è un delizioso montaggio redazionale di opinioni raccolte tra personaggi pubblici e gente comune (compito a casa per l’aspirante analista politico: prendere un programma televisivo come Secondo Voi, prendere queste interviste e tracciare le differenze). Dietro a una facciata allegra, quasi giocosa, La Toscana che vorrei prova a raccontare in modo differente un progetto politico, mettendosi al servizio delle idee degli altri, piuttosto che ripetendo a pappagallo le proprie. Tesse una rete spontanea, che aggrega energie e attenzione; fa sentire le persone accolte, ascoltate; assorbe idee e cultura del territorio; supera collettivamente le banalizzazioni dei luoghi comuni, filtrando insieme umanità e guizzi di luce. Inoltre, motivo per cui sono spinto a segnalarlo, a me ha strappato almeno tre sorrisi in cinque minuti di visita. Qual è l’ultima volta che una campagna elettorale vi ha fatto sorridere?

La seconda segnalazione è per The European roundup, una nuova rubrica che Antonella Napolitano tiene tre volte alla settimana sul blog del Personal Democracy Forum. Idea pulita pulita di quelle che dici “e che ci voleva”, ma intanto non lo faceva nessuno: tenere traccia delle idee, delle esperienze, dei dibattiti su internet e politica in tutta Europa. Una delle conclusioni emerse a Barcellona, nel corso della prima edizione del Pdf Europe, è che nel Vecchio Continente ci sono tanti contesti nazionali ma non ancora uno spazio di dialogo continentale. Non ci percepiamo ancora come una realtà politica dentro alla quale il destino di un Paese è legato a quello degli altri. Quello che serve è costruire ponti e sono anche e soprattutto piccole iniziative come quella di Antonella, sentieri tracciati in un bosco che ci pare inaccessibile, ad aiutarci a mettere un po’ per volta il naso a casa degli altri. In due numeri della rubrica (peccato che il blog del Pdf non consideri l’utilità delle categorie e non produca un indice ad hoc, btw), ho già scoperto due luoghi interessanti: laDemocrazia e l’arricchito spazio per le notizie di attualità in 11 lingue del Parlamento europeo.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail

8 pensieri su “La politica che vorrei (qui, ora)”

  1. E su Obama, novello Kennedy ed emerito (?) Premio Nobel per la Pace, è già calato il silenzio dopo il recente ‘intervento umanitario’ in Afghanistan?
    Mi sa che la memoria collettiva è molto labile ultimamente… soprattutto tra i blogger ‘liberal’.

  2. Nulla: solo un semplice pro-memoria per tutti quei blogger tanto facili a grandi ed effimeri entusiasmi e ad altrettanto repentine amnesie… politiche a distanza di un anno dai cosiddetti eventi ‘epocali’.
    O forse tutto quanto c’entra anche con il ‘senso’ di politica e di responsabilità civica (ovvero ‘coerenza’) che io vorrei…

  3. Se non c’entra nulla allora siamo fuori tema, direi. Comunque mi sembra un cul de sac: se se ne parla, se ne parla troppo e ci si dovrebbe occupare invece di altro, magari più vicino a noi; se non se ne parla e ci si occupa d’altro, peraltro più vicino a noi, allora ci si macchia di amesie e omissioni. Non so, a me la rete piace soprattutto per il fatto che se qualcuno non dice le cose che vorrei sentir dire le posso scrivere io. Lamentarsi di quel che non si legge è un paradosso che non sposta di un millimetro i destini del mondo.

    Se poi dobbiamo parlare di Obama, posso dire che io questo gusto nel buttar giù le persone dai piedistalli non lo provo né lo apprezzo molto. Personalmente continuo a essere entusiasta del modo e dei contenuti che hanno portato Obama alla Casa Bianca e resto in osservazione per capire se è come si metterà in moto il circolo vizioso che molti si aspettavano. Sono abbastanza realista da pensare che non basti una manciata di mesi e che, a prescindere, la politica a quei livelli richieda più pelo sullo stomaco di quanto io riesca a concepire e ad apprezzare. Sull’Afghanistan non ho problemi a dire che sono perlesso, ma anche che per mia colpevole e ciononostante indifferibile distrazione non ho ancora abbastanza elementi per farmene un’idea sensata e prendere posizione.

  4. Anch’io non amo ‘buttar giù’ dai piedistalli gli ‘eroi’ del momento, nè amo creare ‘piedistalli virtuali’ sulla Rete o, peggio ancora, nella realtà…
    Poi ogni blog-pensiero è legittimo, anche quello omissivo e virtuale di molti blogger.
    Hic et hunc 🙂

  5. @sergio
    Non voglio disturbare e scusa l’OT ma vorrei avvisarti che “luciano61” è un bel troll.
    Te ne accorgerai strada facendo, in alternativa fai una ricerca e vedrai.
    a.y.s. Bibi

  6. Buonasera Sergio e grazie per citarci nel tuo post.
    Presto apriremo uno spazio interessante sul portale, riguardante le elezioni regionali in twitter. si parla troppo infatti di Facebook e troppo poco di twitter, specie nel campo politico. Spero ti piaccia il risultato finale.
    Un saluto e grazie ancora!
    Lucio

  7. Pingback: Anonimo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *