Insieme all’anno solare per me si è chiusa anche l’esperienza professionale più importante degli ultimi anni. Dopo sei anni tondi lascio infatti la gestione editoriale della webzine di Apogeonline, il sito di Apogeo. Non c’è bisogno di annunci o di addii particolari, perché nel mondo della rete e dell’editoria le persone e i progetti vanno e vengono, si evolvono, a volte si ritrovano, ma le relazioni comunque restano. E con le persone di Apogeo restano relazioni intense e reciproche su diversi fronti. Ci tenevo però a lasciarne qui, sul mio quaderno d’appunti di avventure personali e lavorative, una traccia.

Per ragioni che sarebbe complesso ricostruire qui, Apogeonline diventerà altro: un luogo di aggregazione e riflessione più tecnico, più vicino alla produzione editoriale storica della casa editrice. Maturerà un nuovo percorso un po’ per volta, con nuovi entusiasmi e nuove esplorazioni. Occhio che Apogeonline non chiude affatto, né rinnega il percorso fatto fin qui, né tanto meno cancella i suoi archivi – come sto leggendo in alcune affrettate e ingenerose ricostruzioni in rete. Le novità ve le racconteranno loro un po’ per volta e non è affatto escluso che, di tanto in tanto, compaia anch’io o qualche collaboratore storico in una qualche veste. Del resto non è la prima volta che cambia, la webzine. Io stesso ho contribuito a imprimerle una svolta piuttosto marcata da notiziario di attualità tecnologica a luogo di approfondimento e di confronto sulle culture digitali. Oggi legittime esigenze aziendali e di messa a fuoco delle varie anime della casa editrice spingono a una nuova evoluzione. I cambiamenti, soprattutto in congiunture non facili, vanno salutati con aperture di credito e giudicati sui fatti, nel tempo.

A me piace invece l’idea di tirare un piccolo bilancio di questi sei anni. Un po’ per il mio modo di intendere il mandato editoriale e lo stare in rete, non ho mai concesso molto alla riflessione autoreferenziale e alle celebrazioni. Sei anni, in un segmento come quello delle culture digitali, sono un’epoca. Per sei anni ci siamo presi il lusso – o meglio: un editore ci ha concesso il lusso, questo non dimentichiamolo proprio ora – di sperimentare. Approfondimenti lunghi e impegnativi in un web che invece ancora oggi viene proposto prevalentemente come il luogo della velocità e del mordi e fuggi. Un taglio di attualità che non ha mai inseguito gli hype del momento o la gadgettizzazione della tecnologia, ma ha provato a suggerire un’agenda indipendente. Fiducia incondizionata nelle passioni dei propri autori, nella convinzione che siano soprattutto la curiosità e l’entusiasmo di chi scrive a dare una marcia in più ai contenuti. Scelte controcorrente, come quella di diffondere i contenuti tramite feed integrali per permettere alle idee di viaggiare libere per la rete, in barba ai conti della serva editoriali che ancora credono di poter misurare il successo sulla base dei lettori che si riescono a trattenere sul sito. E ancora incursioni originali alle intersezioni tra informazione, divulgazione, aggregazione, crossmedialità, arte, marketing (e su tutti cito la rassegna stampa tecnologica in podcast Quinta di Copertina, la carrellata di talenti fumettari nostrani di Apogeonline Bit Comics, il “filo rosso” sulla normativa web, il bizzarro ma coraggioso esperimento pubblicitario di Metafora).

In sei anni abbiamo pubblicato oltre un migliaio di pezzi unici, nati dalla cura artigianale del centinaio abbondante di autori che ho avuto l’onore di coordinare in questi anni. A loro, così come a tutto il gruppo di lavoro di Apogeonline, va la mia stima e il mio ringraziamento. Ma non posso chiudere senza un ringraziamento particolare a tre persone. A Marco Ghezzi, che oggi è altrove, e a cui si deve il mio convolgimento nella webzine nel 2006: la fiducia e il supporto che ho avuto da lui allora e nei successivi quattro anni e mezzo sono un bagaglio prezioso e di cui vado molto fiero. A Fabio Brivio, editor di informatica, oggi cuore grande e generoso della casa editrice: più di chiunque altro negli ultimi tempi mi ha insegnato a tener duro e a lottare per ciò in cui si crede. E a Federica Dardi, che ha conquistato la mia meraviglia e ammirazione incondizionata per essere riuscita a tradurre in report e numeri e tendenze e indici comprensibili il senso del nostro anarchico e inconsueto esperimento editoriale.

Va’ che è stato bello. Grazie a tutti.

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Ringrazio per gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti personali Massimo Mantellini, Giovanni Boccia Artieri, @40kITA, @dariobanfi, Giuseppe Granieri, Massimiliano TrovatoLuca Alagna, Gioxx